repubblica.it, 25 marzo 2026
Quanto vale l’eredità di Gino Paoli
Una grande famiglia a tenerne insieme tante altre, comprese quelle artistiche e quelle allargate di oltre settant’anni di carriera: dagli amici della scuola genovese dei cantautori, nel quartiere della Foce che fu dei Tenco, Lauzi e De André, ai rapper cresciuti nella stessa città con altri linguaggi ma stesse ispirazioni. Lascia (anche) tutto questo, non solo le sue canzoni, Gino Paoli. Legami familiari, amicizie, incontri. Un’eredità inaspettata di un artista che ha spesso tenuto a raccontarsi e farsi raccontare come solitario e inaccessibile ai più, e alla sua morte pare prendere quasi più valore del (ricco) patrimonio economico che si troveranno a gestire gli eredi.
La famiglia più stretta di Paoli è quella che ha vegliato gli ultimi giorni dell’artista, prima alla clinica privata dove il cantautore è stato assistito fino alla scorsa settimana, poi nella casa vista mare del quartiere Azzurro, nel levante genovese. “Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”, fanno sapere nel chiedere la massima riservatezza la moglie Paola Penzo e i suoi ultimi tre figli. Nicolò, 46 anni, Tommaso, 34, e Francesco, 26, che da anni gestiscono i social e le note del cantautore.
Saranno soprattutto loro, di fatto, a ereditare i proventi del catalogo musicale del padre. Un tesoretto di pezzi cult che continua a generare diritti d’autore, un flusso stabile di royalties che fino all’ultimo è stato per Paoli la rendita principale e ancora per decenni continuerà a farlo per i familiari.
Pur non esistendo nessuna ricostruzione ufficiale del patrimonio di Paoli, né valori noti dei suoi diritti d’autore, i numeri più indicativi potrebbero essere quelli di una delle ultime ricerche Siae sugli artisti capaci di generare più ricchezza dai propri diritti d’autore. La stima, per Paoli, era di quasi 450 mila euro l’anno. Un dato sicuramente ingrossato dalla varietà dei lavori creativi che ha caratterizzato tutta la carriera del cantautore, che oltre alle canzoni che ha scritto e interpretato ha composto anche brani per altri colleghi, colonne sonore e progetti musicali alternativi, ma più che significativo.
Un’eredità destinata non solo agli ultimi figli e la moglie Paola Penzo, autrice peraltro di più di un brano cantato da Paoli nell’ultima fase di carriera. La famiglia si è infatti allargata negli anni, è cresciuta tra amori, giravolte e sbalzi di carriera, e a dover gestire il patrimonio del cantautore saranno anche figli e nipoti degli altri matrimoni di casa.
Nei 91 anni di vita di Gino Paoli c’è stato del resto anche un primo matrimonio, quello con Anna Fabbri, che gli ha regalato il primogenito Giovanni, nato nel 1964 e morto lo scorso anno, a sua volta padre della nipote Olivia. C’è stata la storia d’amore da copertina con l’allora giovanissima Stefania Sandrelli, da cui è nata Amanda e sono arrivati i nipoti Rocco e Francisco, frutto del matrimonio dell’attrice con l’attore peruviano Blas Roca-Rey. Generazioni che si intrecciano da anni nel nome di Paoli, insomma, e oggi rappresentano e insieme si divideranno parte della sua eredità.
Quella musicale, del resto, anni di successi e brani cult a parte, ha trovato nuove strade nelle nuove scuole della canzone, a Genova soprattutto. La città che ha dato i natali ai cantautori che cambiarono la musica italiana negli anni Sessanta e Settanta, i Tenco, i Lauzi, i Reverberi, i De Andrè, compagni di gioventù di Paoli, è in fondo la stessa che in questi anni ha cresciuto tanti nuovi talenti del rap e della trap. Da Bresh a Tedua, da Izi fino all’ultima scoperta, Sayf, sbocciato sul palco dell’ultimo Festival di Sanremo. Il prossimo mese al Palazzo Ducale di Genova avrebbero dovuto condividere lo stesso panel, nella rassegna dedicata a vecchi e nuovi cantautori della città. Un incontro tra generazioni che rimarrà, almeno quello, per sempre in musica.