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 2026  marzo 25 Mercoledì calendario

Giuseppe Tornatore: «Rimpiango i film mai girati»

Giuseppe Tornatore si racconta a tutto campo al Bif&st di Bari, e alla fine, rovistando nel baule dei ricordi, la conversazione moderata da Paolo Mereghetti scivola sui «rimpianti per i film mai girati»: «Il bilancio è positivo, non ho ferite, anche per i miei film zoppicanti. Il dispiacere è sui film che non sono riuscito a girare, scritti, ma che non ho fatto. E sono tanti. Per diciassette anni ho cercato di fare l’assedio nazista di Leningrado ma fu ritenuto troppo costoso, poi c’è Il sognatore indiscreto, considerato complicato nella comprensione, io resto dell’idea che quel film fosse per essere direttamente visto e non letto».
Inevitabilmente, l’attenzione cade su Nuovo Cinema Paradiso, con tanti gustosi retroscena inediti. Il film che nel 1990 diede l’Oscar a Giuseppe Tornatore, all’epoca 34enne, è stato proiettato per la prima volta con la musica dal vivo di Morricone, sotto la supervisione artistica di Fabio Venturi che di Ennio è stato l’ingegnere del suono.
Quel film è un calvario: non piace, viene tagliato, non piace ancora. In Italia esce tre volte, e va male. Infine il trionfo, prima a Cannes, con il Gran premio della giuria, e poi l’Oscar a Hollywood. La rocambolesca avventura di Nuovo Cinema Paradiso.
In origine il produttore era Goffredo Lombardo, che aveva finanziato il suo debutto, Il camorrista: «Ma quando lesse la sceneggiatura, decise di non farlo più. Lo trovava gretto e volgare, forse perché Philippe Noiret dice “minchia” davanti al bambino, queste cose siciliane... Io pensai che si fosse impaurito per i costi delle tante comparse nel cinema affollato. Dovetti ricominciare da zero. Prima o poi di questa cosa scriverò le memorie...».
Intanto era subentrato Franco Cristaldi come produttore. Si voleva portare il film a Venezia, ma non fu possibile, allora si ripiegò sul Festival EuropaCinema di Bari, che era il «papà» dell’attuale Bif&st. «Il film non era finito e Tullio Kezich, che non lo amò, parlò di un work in progress. Al pubblico piacque. E la giuria, presieduta da Lea Massari, mi diede il premio ma soltanto per la prima parte del film. Le scrissi una lettera fumantina: lei accetterebbe un riconoscimento per il secondo tempo di un suo film? Non mi rispose. Ero arrabbiato, a ritirare il premio mandai il piccolo protagonista, Salvatore Cascio».
A quel punto Cristaldi decise di andare fuori gara al Festival di Berlino. Il direttore, Moritz de Adeln, in un’intervista disse di avere ammesso due film italiani, quello di Tornatore e Compagni di scuola di Carlo Verdone, soltanto «per diplomazia, in realtà non gli erano affatto piaciuti, la cinematografia italiana, diceva lui, era diventata di serie B». Tornatore stigmatizzò sui giornali la sua scorrettezza: «Dovevi dirlo a fine festival, non prima». Il film fu ritirato anche se restò nel programma ufficiale.
A quel punto si fecero vivi i selezionatori di Cannes. «Con quei chiari di luna, lo mandammo nella versione breve, dove avevo tagliato in modo chirurgico 25 minuti». In Francia lo vollero e vinse un premio importante. Ora si trattava di decidere quale candidare in vista degli Oscar. Franco Cristaldi, malgrado il conflitto di interesse per essere a capo dei produttori italiani, scrisse una lettera invitando a non votare per il film più bello ma per quello che avesse più possibilità di vittoria. Nuovo Cinema Paradiso era l’unico ad avere un distributore italiano, senza contare che ai membri degli Oscar piacciono i film sul cinema, «8 e ½», «Effetto notte»... Il resto della storia è noto.
Gli viene chiesto se avrebbe potuto realizzare in maniera diversa i film fatti. E lui: «In America hanno girato il remake di Stanno tutti bene, con Robert De Niro. Non ebbe successo. Mi avevano chiesto di partecipare alla sceneggiatura, ma come giustamente diceva Alberto Moravia una volta che dai i diritti devi lasciare libertà. Diedi però un consiglio, c’erano troppi figli in quella storia, fatene cinque, come le dita di una mano. Non nascondo che la mia fosse una citazione cinefila da Rocco e i suoi fratelli di Visconti. Mi diedero retta, il film funzionò di più».
C’è tempo per un aneddoto su Teo Teocoli: per L’uomo delle stelle, che andò al Lido di Venezia, fu lui, non Sergio Castellitto, la prima scelta. «Dietro i suoi sketch televisivi intuivo della stoffa, uno spessore. Ricordo il suo stupore, lo smarrimento: ma perché questo mi ha chiamato? Il produttore Cecchi Gori fu irremovibile. Teocoli non fa botteghino».