Corriere della Sera, 25 marzo 2026
Loggia Ungheria, Amara patteggia 2 anni
Con le proprie dichiarazioni ai pm milanesi sull’asserita «Loggia Ungheria» ha sconquassato dal 2020 gli uffici giudiziari di mezza Italia, ora con 2 anni di pena si avvia a patteggiarne la valenza calunniosa nei confronti di 66 parti civili.
L’accordo formalizzato a sorpresa tra l’ex avvocato esterno Eni Piero Amara e la Procura di Brescia si fonda su due debolezze e due convenienze incrociate. Amara, dopo aver finito di scontare 3 anni e 8 mesi patteggiati nel 2019 per altre vicende a Roma e Messina, e aver di recente collezionato una serie di assoluzioni come imputato o di condanne di persone da lui accusate, disinnesca la pendenza più rischiosa e capitalizza una pena mite e scontabile in misura alternativa al carcere. E i pm portano a casa un risultato senza fare un processo non scontato, rimbalzato per competenza tra Perugia (2021), Milano (2023) e Brescia (2024), e destinato lungo i tre gradi di giudizio a estinguersi per prescrizione visto che a oltre 6 anni dai fatti ancora neanche è alla richiesta di rinvio a giudizio.
Il risultato è che Amara, difeso da Salvino Mondello e Francesco Montali, e il procuratore bresciano Francesco Prete con il pm Donato Greco, hanno depositato al gip Stefano Franchioni l’istanza in cui Amara con l’accordo dei pm chiede l’applicazione della pena di 2 anni per calunnia nei 5 verbali tra il 6 dicembre 2019 e l’11 gennaio 2020 ai pm milanesi Laura Pedio e Paolo Storari: calunnia di 66 personalità (un premier, ministri, imprenditori, comandanti di GdF e Cc, vertici di Consulta e Cassazione e Csm, alti magistrati e persino un segretario di Stato vaticano) indicate «disponibili a contribuire allo scopo dell’associazione segreta “Ungheria”» vietata dalla legge Anselmi. Se il gip ratificherà congruo l’accordo, ai 66 resterà solo la via delle cause civili.
Era il 28 aprile 2021 quando al Csm l’allora consigliere Nino Di Matteo informò d’aver ricevuto anonimi i verbali di Amara, arrivati pure a Repubblica e Il Fatto. Nel tempo emergeranno almeno due fuoriuscite. Una prima del 17 febbraio 2020, quando il coindagato Vincenzo Armanna aveva sventolato ai pm la pagina pdf di un verbale di Amara, venendo poi condannato a 2 anni e 6 mesi per aver calunniato come fonte un funzionario del Viminale. E una nell’aprile 2020, quando il pm Storari (a suo dire per sbloccare l’attendismo dei suoi capi nel distinguere tra verità e calunnie di Amara, e poi assolto nel penale ma sanzionato nel disciplinare) aveva consegnato in Word i verbali al consigliere Csm e ex pm di Mani pulite Piercamillo Davigo, che a sua volta li aveva mostrati o riassunti a vari membri Csm, incorrendo perciò in seguito, come la sua segretaria Marcella Contraffatto in altro rivolo, nella condanna a 15 mesi per rivelazione di segreto.
Quanto a «Loggia Ungheria», a Perugia nel 2023 la gip Angela Avila, nell’archiviare su richiesta del pm Raffaele Cantone l’accusa di associazione segreta per Amara, Armanna e altre 7 persone, osservò che «nelle iniziative descritte da Amara, riscontrate o no, emerge non un’azione organizzata da un gruppo specifico di persone associatesi segretamente per interferire come contropotere sulle istituzioni pubbliche», ma «una rete di relazioni ad altissimo livello di Amara, con persone operanti nelle istituzioni pubbliche un’attività di pressione o influenza per interessi individuali nell’ottica di uno scambio di reciproci favori».