Corriere della Sera, 25 marzo 2026
Gli amori di Gino Paoli
L’amore è sempre stato una cosa seria per Gino Paoli. I sentimenti – forti, vissuti visceralmente —, hanno rappresentato per il cantautore la trama con cui ha cucito la sua vita, trapuntata di storie d’amore che sono durate anche molto dopo essersi concluse. Senza fine.
Tra tutte, resta fissa nell’immaginario quella che, nel tempo, si è trasformata prima in un sodalizio artistico e poi in una irripetibile amicizia, quella con Ornella Vanoni. Le «mani grandi, mani senza fine» che a un certo punto della vita del cantautore avevano in mano tutto, come ha scritto lui stesso in uno dei suoi brani più celebri («Senza fine», appunto), appartenevano proprio a quella giovane collega che in pochi attimi lo aveva stregato.
Se il destino esiste, fa una certa impressione notare che i due erano nati a un solo giorno di distanza, nello stesso mese e nello stesso anno. E nello stesso periodo si stavano affacciando a un mondo ancora poco conosciuto, quello dello spettacolo, di cui però entrambi sarebbero diventati icone.
Tra loro nacque una storia di passione, «in tutti i sensi, anche quello del dolore», aveva spiegato Vanoni ad Aldo Cazzullo nella sua ultima intervista televisiva. Complici e inquieti, si erano legati visceralmente, dando vita anche a un sodalizio artistico che era proseguito nel tempo.
Eppure, Vanoni per Paoli non era la sola. Non in quegli anni di stravolgimenti e passioni.
Nel 1961 il cantautore aveva sposato la sua prima moglie, Anna Fabbri. Una donna che presto aveva capito che non avrebbe trovato nel marito quella devozione e, soprattutto, fedeltà che ci si aspetterebbe se ci si sposa. Nonostante questo, era rimasta al suo fianco, perfino quando un altro amore, altrettanto prepotente, si era affacciato nella vita del cantautore, quello con Stefania Sandrelli.
Lui in quel periodo si esibiva nel locale dove tutti, all’epoca, volevano cantare, la Bussola. Lei, quindicenne, era sua fan. Dopo un lento, guancia a guancia, la promessa di non lasciarsi mai.
Non furono parole vane: si erano trovati per non lasciarsi più, nonostante fosse la scelta meno cauta, nonostante il giudizio della gente, nonostante in Italia, allora, non esistesse nemmeno il divorzio. In questo contesto, nel 1964, a pochi mesi di distanza, erano nati i primi due figli di Gino Paoli: Giovanni, avuto con la moglie, e Amanda, che portava il cognome della mamma, Sandrelli.
Parlando di lui, l’attrice aveva spiegato: «Era un adorabile bugiardo... che avesse una moglie lo seppi da mia zia. A cui risposi: ma io mica me lo devo sposare».
Infatti non successe, ma era proseguito invece quel triangolo che turbava una società ancora fortemente conservatrice, scatenando polemiche che normalmente avrebbero spaventato chi è in cerca di affermazione. Non loro.
Nonostante tutto questo, infatti, il legame tra i due, pur tra alti e bassi, era andato avanti per anni, in un intreccio di relazioni simultanee che aveva contribuito a costruire l’immagine di Paoli come quella di un artista che rifiuta le regole tradizionali, scegliendo invece una strada personale e spesso controversa per intendere l’amore e la famiglia.
Una vita sentimentale articolata, che aveva trovato la sua pace negli anni Settanta, quando Paoli aveva incontrato e poi sposato (nel 1991) Paola Penzo, madre di altri suoi tre figli, che gli è stata accanto fino alla fine. Parlando di lei, il cantante aveva detto: «Ora ho solo una donna, mia moglie Paola che ha “ammazzato” tutte le altre: stiamo insieme da 50 anni, il mio grande amore è lei... Se non ci fosse lei, non ci sarei già più».
Ma è da quel periodo lontano e turbolento che Paoli aveva tratto la maggiore ispirazione artistica, pubblicando molte delle sue canzoni più celebri, quelle che avevano per protagonista proprio l’amore.
Un amore vissuto fino in fondo, anche quando scandaloso, al di là delle regole. Un amore come quello abbracciato sempre da Paoli. Capace di proseguire, al di là di ogni ostacolo. Senza fine.