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 2026  marzo 25 Mercoledì calendario

Da Doha arriva il 10% del metano. Meloni, missione ad Algeri

Il gas del Qatar presto smetterà di arrivare, ma è valso l’anno scorso il 10,1% del consumo nazionale della materia prima. Ed essa conta per quasi metà della produzione elettrica. Da questo punto di vista, il blocco delle spedizioni di Doha rappresenta uno choc inferiore rispetto a quello affrontato quando la Russia invase l’Ucraina nel 2022. Allora venne meno quasi metà delle forniture di metano, oggi la decurtazione sarebbe quattro volte meno grave.
Se il mercato dell’energia fosse retto solo da leggi meccaniche, nessuno dovrebbe perdere il sonno. In fondo l’Italia ha già superato sia la perdita del gas di Mosca, sia prezzi sette volte più alti degli attuali. Ma ogni crisi geopolitica ha le proprie ramificazioni e il quadro del 2026 è profondamente diverso da quello di quattro anni fa.
Ne è cosciente Giorgia Meloni, che oggi vola ad Algeri dal presidente Abdelmadjid Tebboune. Quattro anni fa, furono proprio Algeria e Qatar a permettere all’Italia di tenere la luce e il riscaldamento accesi. L’Algeria negoziò con l’Eni un aumento delle sue forniture da 12 a 21 miliardi di metri cubi l’anno (quasi un terzo del fabbisogno italiano). QatarEnergy concluse un contratto di spedizioni di gas naturale liquefatto al rigassificatore di Cavarzere (Rovigo), che l’anno scorso è valso 6,4 miliardi di metri cubi.
Meloni ora sa che sostituire quest’ultimo non sarà semplice, ma ne parlerà oggi ad Algeri. Sonatrach, la compagnia di Stato nordafricana, nell’immediato può probabilmente accrescere le forniture all’Italia di circa cinque milioni di metri cubi. Non oltre. Sarebbe un aumento che non rimpiazza neanche un terzo dei volumi mancanti dal Qatar. La presidente del Consiglio tra l’altro nella sua missione algerina giocherà soprattutto in difesa: deve in primo luogo difendere le consegne future che l’Italia ha già nei suoi contratti firmati durante il governo di Mario Draghi nel 2022.
Non è scontato. Poiché Doha spediva il suo prodotto per nave in tutto il mondo, ma soprattutto in Asia, si sta scatenando infatti una competizione globale a tutto il gas in offerta. Le navi gasiere dirette in Europa dagli Stati Uniti o dal Golfo di Guinea cambiano già rotta in pieno Atlantico, non appena ricevono offerte più ricche dall’Asia. La stessa Algeria potrebbe essere tentata di vendere ad altri, in forma liquefatta, parte del prodotto previsto per l’Italia. Meloni dovrà dunque convincere il presidente Tebboune a far sì che Sonatach onori i contratti.
Perché se lo choc del 2022 era europeo, questo è mondiale. Dunque più feroce almeno per questo. Il Qatar non assicurava solo un decimo del metano dell’Italia, ma anche un quinto di tutte le forniture via nave nel pianeta. La lotta fra medie potenze per coprire gli ammanchi è molto più vasta. Ciò tuttavia non impedirà a Edison di reagire al venir meno della materia prima prevista nel rigassificatore collocato al largo nell’Adriatico in provincia di Rovigo.
QatarEnergy sembra aver perso con i bombardamenti dell’Iran il 17% della capacità di fornitura, per un periodo fino a cinque anni. Per questo Edison, controllata da Électricité de France, si sta già muovendo con discrezione per sondare altri fornitori. La lista potenziale è dettata dalla geografia del mercato: Angola, Congo ma soprattutto gli Stati Uniti, dove in queste settimane il prezzo del gas per il mercato domestico è rimasto stabile (quello europeo intanto è rincarato dal doppio a sette volte quello americano).
Niente però è semplice. Appena poco più di un decimo del metano italiano arriva da aree sicure sul piano geopolitico (Olanda e Norvegia). E il metano americano non rientra in questa categoria: al contrario presenta dei rischi, come ha reso chiaro l’altroieri l’ambasciatore degli Stati Uniti a Bruxelles Andrew Puzder. Il diplomatico ha detto che l’Unione europea potrebbe perdere l’accesso a termini «favorevoli» al gas americano – oggi un quarto delle forniture – se non ratifica il fragile e squilibrato accordo commerciale basato sui dazi di Donald Trump: poco importa che la stessa Corte suprema di Washington li abbia già dichiarati illegali.
Su questo sfondo ambienti politici e nell’industria in Italia caldeggiano già, sottotraccia, nuove aperture a Mosca. «I capitalisti ci venderanno la corda con cui li impiccheremmo», diceva del resto già Lenin. Certo l’Italia in questi anni non ha mai risolto la sua dipendenza dal gas, dunque neanche la sua vulnerabilità strategica alle guerre vicine. Nel 2025 il consumo di metano del Paese è persino salito del 2%, per la prima volta da anni. Eppure il recente Decreto Bollette toglie incentivi alla produzione elettrica «pulita» da biomasse, fra le altre misure. E se la crisi continuasse, non resterebbe che rilanciare invece le centrali più inquinanti: quelle a carbone.