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 2026  marzo 25 Mercoledì calendario

L’Iran apre Hormuz (per chi paga). Il piano di Trump

Sale il prezzo della benzina, scende il consenso per Donald Trump, costano sempre di più le sortite dell’aviazione israeliana: il carburante per i jet è raddoppiato a 200 dollari al barile, il volo andata e ritorno per l’Iran può arrivare a bruciare 30-40 mila dollari per ogni caccia. I raid di Tsahal non si sono per questo fermati come sono continuati i lanci di missili da parte dei Pasdaran e dell’Hezbollah libanese: la guerra per questi contendenti va avanti come se il presidente americano non avesse annunciato di voler tentare la via delle trattative. È sempre stato così, tragicamente: più i tempi stringono, più la tregua si potrebbe avvicinare, più gli eserciti intensificano quelli che potrebbero essere gli ultimi colpi.
Trump è convinto che la mediazione possa avere una possibilità. «Stiamo parlando con le persone giuste», dice. «In Iran abbiamo eliminato tutti i leader, c’è un nuovo gruppo, però non mi fido di nessuno». L’interlocutore dei suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, pure suo genero, dovrebbe essere Mohammad Bagher Ghalibaf, il presidente del parlamento, anche se il regime oscilla tra smentite e vaghissime conferme sul dialogo. La Casa Bianca avrebbe inviato il piano in 15 punti a Teheran tramite il Pakistan, che sta facendo da mediatore: l’intesa verrebbe discussa durante un mese di cessate il fuoco. In testa all’elenco – rivelato dal Canale 12 israeliano – lo smantellamento di tutte le capacità nucleari, seguito dallo stop al sostegno alle milizie come Hezbollah, fino all’apertura senza condizioni dello Stretto di Hormuz. In cambio le sanzioni contro gli ayatollah verrebbero rimosse e gli americani contribuirebbero allo sviluppo di un programma atomico civile.
Il presidente americano lascia trapelare: «L’Iran ci ha fatto un grandissimo regalo sul petrolio e il gas, sono tanti soldi, è legato a Hormuz. Vogliono un accordo». Teheran ha consegnato all’Organizzazione marittima internazionale una lettera in cui annuncia che Hormuz è aperto per le imbarcazioni «non ostili». E infatti alcune petroliere – fa notare Bloomberg – hanno ricominciato a transitare nello Stretto, pagando però un pedaggio che raggiungerebbe i 2 milioni di dollari: un regalo anche al regime quindi. In ogni caso Trump già proclama: «Abbiamo vinto la guerra». Spiega che alla mediazione prendono parte anche il vicepresidente Jd Vance e Marco Rubio, il segretario di Stato.
Una israeliana è stata uccisa nel nord da un razzo sparato dal gruppo sciita sostenuto dagli ayatollah, sei persone sono state ammazzate in Libano nei bombardamenti (il totale dei morti ha superato i mille), gli allarmi sono suonati in Israele oltre una decina di volte: un proiettile è riuscito a superare i sistemi di difesa ed è esploso tra i palazzi nel nord di Tel Aviv portando la devastazione. I portavoce dell’esercito israeliano annunciano che ieri le missioni si sono concentrate sui siti di produzione militare a Isfahan, colpito anche il sito atomico di Bushehr. Per la prima volta un missile iraniano ha puntato verso il Libano ed è stato intercettato: sarebbe una rappresaglia dopo la decisione del governo a Beirut di espellere l’ambasciatore Mohammad Reza Sheibani. Droni spediti dai Pasdaran hanno bersagliato anche l’Arabia Saudita, il Bahrain, il Kuwait.
Teheran teme ancora che quella di Trump possa essere una mossa per prendere tempo. Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, sembra sperarlo. Il Pentagono – rivela il Wall Street Journal – si sta preparando a dispiegare verso l’Iran 3200 soldati della 82a Divisione aviotrasportata, con l’ordine scritto per la partenza atteso a ore. Sempre il quotidiano americano scrive che i regni del Golfo sarebbero pronti a partecipare alle operazioni militari contro il regime, mentre il New York Times ricostruisce che nelle scorse settimane Mohammed Bin Salman, il leader saudita, ha pressato Trump perché proseguisse negli attacchi. Tutti segnali e informazioni passati ai giornali per lasciar intendere che la guerra potrebbe andare avanti a lungo. A questo calendario si prepara lo stato maggiore israeliano, che calcola almeno altre 2-3 settimane: i generali dichiarano che il fronte con Hezbollah resterà aperto. Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze oltranzista, invoca l’occupazione del Libano fino al fiume Litani.
Il regime islamico si ricompatta dopo la decapitazione dei vertici. Il generale Mohammad Bagher Zolghadr è stato nominato alla guida del consiglio supremo per la Sicurezza Nazionale al posto di Ali Larijani, ucciso in un bombardamento. «La scelta – commenta l’esperto Vali Nasr su X – dimostra che il potere si sta spostando verso i Pasdaran più estremi e ultraconservatori. Zolghadr ha avuto un ruolo nel sopprimere le proteste del 1999 e del 2009, è stato fondamentale per l’elezione di Ahmadinejad alla presidenza».