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 2026  marzo 25 Mercoledì calendario

Campo largo, corsa per le primarie

Il giorno dopo il referendum, nel centrosinistra prevale una lettura politica del risultato: la vittoria del No viene vissuta come un argine al governo di Giorgia Meloni e come un possibile punto di ripartenza verso le Politiche del 2027. Si ricomincia da programmi condivisi e da un’idea di coalizione, ma il percorso si complica sul tema più sensibile, quello delle primarie.
«Definiamo i percorsi e i dettagli. Adesso dobbiamo lavorare al programma e poi ci saranno le primarie». Il presidente del M5S Giuseppe Conte sul Corriere della Sera ha confermato la sua disponibilità alle primarie che, dice, «va vagliata con la mia comunità». Ma prima ci vuole «un programma condiviso e discusso democraticamente anche con i cittadini e poi andremo a vedere chi si candida per interpretarlo. Non vogliamo mica fare un premierato interno al campo progressista».
Sulle primarie Elly Schlein raccoglie l’invito e dice sì. «Sono assolutamente disponibile a correre» per decidere «chi guiderà la coalizione progressista», ha dichiarato la segretaria del Pd. Il voto al referendum, ha aggiunto, dimostra «che esiste già una maggioranza diversa da quella in carica e noi vogliamo costruire una proposta all’altezza delle aspettative», partendo da «salute, lavoro, casa e scuola». Stesso pensiero di Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd. «Il campo progressista esiste già. Il Pd ha le primarie nel suo Dna».
Più al centro, disponibile alle primarie si è detto anche Ernesto Maria Ruffini, leader del movimento Più Uno, a patto che «siano davvero aperte e con regole condivise da tutti i partecipanti».
Ma per la sindaca di Genova Silvia Salis, «le primarie sono uno strumento sbagliato». «Non ho cambiato idea – spiega – e il fatto che ci avviciniamo alle elezioni non cambierà la mia posizione». Secondo Salis le primarie obbligherebbero «a contrapporre due o più soggetti politici che sono parte della stessa alleanza. È un messaggio di divisione che non sostengo». La sindaca pensa invece che si deve partire da una «discussione interna e trovare un leader in grado di guidare tutto il campo progressista».
Pur riconoscendo come «legittimo il dibattito sulle primarie», Nicola Fratoianni non ritiene che siano una priorità. «Francamente non credo che l’onda generazionale che ha travolto la controriforma Nordio oggi abbia come prima esigenza quella di sapere come il centrosinistra sceglie il suo leader», ha precisato il segretario di Sinistra italiana e leader Avs.