Corriere della Sera, 25 marzo 2026
Il braccio di ferro (inedito e durissimo) Meloni-Santanchè
«Che fai, mi cacci?». «Che fai, mi sfidi?». Dopo una giornata di convulse trattative e riunioni, addii dolorosi e pranzi carbonari tra i vertici di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni legge la nota sfornata dal ministero del Turismo alle 19.55, e quasi trasecola: «Domani il ministro Santanchè sarà regolarmente in ufficio: tutti gli appuntamenti sono confermati».
La «Santa» resiste e rilancia, nonostante le pressioni di governo e partito che la vogliono fuori dalla porta. Non ha paura di mostrare il petto davanti «alla bella morte» (politica). Per la premier però è un affronto che frena l’operazione «rilancio» dopo la sconfitta al referendum. «Da oggi non copro più nessuno: chi sbaglia paga».
Alle 20.04 infatti esce la nota di Palazzo Chigi che auspica le dimissioni di Santanchè, sulla scia della «medesima sensibilità istituzionale» dimostrata da Giusi Bartolozzi, capo di Gabinetto del ministero della Giustizia e Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia, saltati entrambi come un tappo di lambrusco.
È quasi un inedito: un presidente del Consiglio costretto a sfiduciare pubblicamente un ministro che non si vuole muovere. Il precedente che viene subito in mente è quello di Filippo Mancuso, titolare della Giustizia, costretto ad andare a casa dopo una mozione di sfiducia votata dalla sua maggioranza (era il 1995, governo Dini). Una soluzione finale clamorosa che adesso Fratelli d’Italia accarezza, visto che le opposizioni hanno già annunciato battaglia in Parlamento. È uno scenario che circola, per quanto straordinario.
L’addio a Bartolozzi era già stato deciso dopo l’uscita della dirigente del ministero contro la magistratura «di cui liberarsi perché è un plotone d’esecuzione». Delmastro, appena scoppiato il caso della Bisteccheria sulla stampa, aveva subito dato la disponibilità a fare un passo indietro, ma questa resistenza di Santanchè non era stata ben calcolata da Meloni.
Nel giorno in cui la premier decide di «cambiare fase», di «rilanciare l’azione di governo», di «stringere i bulloni» della macchina di governo, la ministra del Turismo si mette di traverso: non lascia. È il passaggio più delicato. Ecco perché viene invocato come mediatore Ignazio La Russa, seconda carica dello Stato e amico della ministra. Gli emissari di Meloni spiegano al presidente del Senato l’importanza di queste dimissioni: si tratta di non fornire più alibi alle opposizioni, di rispondere alla bocciatura delle urne su un senso di impunità che sembra albergare nel governo. In Via della Scrofa sfilano Giovanni Donzelli, Arianna Meloni, Francesco Lollobrigida. Riunioni su riunioni con la premier e Giovanbattista Fazzolari.
La Russa prova a mediare, ma Santanchè, appellandosi alla Costituzione, manda a dire a Meloni: «Non mi dimetto, anzi. Sono pronta a presentarmi al prossimo Consiglio dei ministri». Si consuma così un rapporto personale e politico tra la premier e la titolare del Turismo. Il primo pranzo a casa di Marine Le Pen a Parigi, l’ingresso nei salotti di Milano: Santanchè, in versione Pitonessa, rinfaccia all’amica Giorgia un percorso vissuto insieme. Ricorda le percentuali da prefisso telefonico degli inizi e i risultati di oggi. Il personale diventa politico dentro Fratelli d’Italia e nel governo. È la prima volta che accade.
Ma la premier è intenzionata a non concedere attenuanti generiche a nessuno: ora vuole «cambiare fase». Dentro Fratelli d’Italia, il gruppo storico di Atreju, dice cose velenose contro la ministra: «Ha lasciato uno storico come Delma, deve fare altrettanto Daniela». Ovvero: la referente della Lombardia, l’amica di La Russa, che viene tirato in ballo per tutta la giornata. Tuttavia Meloni non ne vuole più sapere: la sconfitta del referendum le ha fatto cambiare punto di vista. Vuole puntellare il governo e fare pulizia dentro il suo partito per non lasciare alibi a chi l’attacca. Non può perdere il braccio di ferro. Il tira e molla dura fino a tarda notte. Oggi la premier è attesa qui in Algeria per parlare con il presidente Abdelmadjiad Tebboune di forniture di gas dopo la crisi nel Golfo. Ma Santanchè, almeno dentro Fratelli d’Italia, ormai è percepita come un peso. Nel partito di Meloni gira già l’identikit di chi potrebbe sostituirla: un esponente del Sud di Fratelli d’Italia, territorio in cui il No ha stravinto e dove si vuole provare a recuperare terreno. Fino a tarda notte si cerca di evitare il peggio. La premier atterrerà ad Algeri alle 12. C’è da capire se arriverà liberata o meno di un «peso». Una fase nuova è all’orizzonte: il governo già guarda alle prossime elezioni da indire a marzo del 2027, staccate dalle Comunali nelle grandi città. Ma prima c’è una Santa di mezzo.