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 2026  marzo 25 Mercoledì calendario

Delmastro e Bartolozzi lasciano l’incarico. Santanchè no.

L’effetto referendum si abbatte come un uragano sul governo. Giorgia Meloni, il giorno dopo la bocciatura della riforma costituzionale, ha chiesto e ottenuto le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e di Giusi Bartolozzi, magistrata capo di Gabinetto del ministro Carlo Nordio. La premier, furiosa per la débâcle referendaria, però non si è accontentata delle prime due teste cadute: con una nota diffusa da Palazzo Chigi ha ringraziato Delmastro e Bartolozzi per il passo indietro e – testuale – «auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa da Daniela Santanchè».
Uno strappo ai protocolli, la richiesta di dimissioni tramite comunicato stampa, un vero e proprio frontale con la ministra del Turismo al centro di guai giudiziari legati alle sue precedenti attività imprenditoriali. Santanchè, considerata vicina politicamente a Ignazio La Russa, presidente del Senato, non ha risposto pubblicamente, secondo alcuni sarebbe intenzionata a provare a resistere ancora, ma la sua sorte sembra segnata: oltre al pressing della maggioranza, deve fronteggiare le opposizioni che si sono unite alla richiesta di dimissioni «sia pur tardive».
Palazzo Chigi è quindi nella bufera, anche se la giornata si era aperta con Meloni che aveva annunciato che «non ci sarà voto di fiducia perché non c’è crisi politica», mentre il ministro Nordio, ribadendo di non avere intenzione di farsi da parte, si era assunto la responsabilità della sconfitta, «perché ci sono stati errori anche miei». Con il passare delle ore ha preso corpo la strategia della presidente del Consiglio per rialzare la testa dopo la valanga di No: fuori subito Delmastro, al centro delle polemiche per gli affari quanto meno inopportuni con la figlia di Mauro Caroccia, vicino al clan camorristico dei Senese; e Giusi Bartolozzi, che in campagna elettorale aveva invitato a votare Sì «per liberarci dei magistrati» paragonati a «un plotone di esecuzione». «Ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità», ha scritto Delmastro in una nota spiegando il passo indietro.
Sul caso Santanchè prima il Pd, poi Italia viva hanno annunciato che presenteranno una mozione di sfiducia. «Santanchè ha perso la fiducia della premier, deve dimettersi», le parole di Maria Elena Boschi. Per Elly Schlein, segretaria del Pd, «Delmastro e Bartolozzi sono capri espiatori di una sconfitta che è tutta di Meloni, deve assumersi la responsabilità politica della campagna referendaria». Giuseppe Conte, leader dei M5S, ha affermato che «le dimissioni di Delmastro erano assolutamente necessarie e per questo il M5S aveva presentato nei giorni scorsi una mozione di revoca. Il danno arrecato al prestigio della massima istituzione di governo è stato pesantissimo. Si sciolgono come neve al sole le chiacchiere della premier su complotti e “manine”». Caustico come sempre Renzi: «Una leader si dimette, un’influencer fa dimettere i sottosegretari. Come può essere credibile una premier che vorrebbe parlare al mondo se non riesce a farsi ascoltare nemmeno da Santanchè o da La Russa?». Tagliente Pier Luigi Bersani, intervistato a Otto e mezzo su La7: «Meloni non se la cava così perché questo referendum non è acqua fresca, è destinato ad avere influssi sul destino del Paese. Dignità vorrebbe che andasse a casa, io mi sarei dimesso. Se deve essere il centrosinistra a chiedere le dimissioni, no grazie; questi giochini le danno solo respiro. Lasciamola nel suo brodo, che verifichi da sola che livello di dignità ha». Per Giovanni Donzelli, responsabile organizzativo di FdI, invece «le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi ci sarebbero comunque state, anche in caso di vittoria del Sì».