Avvenire, 24 marzo 2026
La corsa infinita di Elvanie Nimbona
Gli altipiani del Kenya, l’Etiopia, poi ancora Uganda, Eritrea ed infine Burundi. Da decenni atlete e atleti di queste nazioni africane gareggiano, vincono e battono record in tutto il mondo nelle gare di resistenza in atletica leggera. Dalla maratona in giù, fino al mezzofondo o nelle corse campestri, dalla povertà di Paesi e capanne tra polverose strade, con nella testa e nel cuore l’istinto di sopravvivenza, quella fame di allenarsi per vincere che significa darsi una possibilità di riscatto di vita, per sé e per la propria famiglia. Nulla è facile, storie di vite dure alle spalle, in tanti ci provano, in pochissimi ci riescono. C’è chi con la genetica e madre natura è più fortunato grazie a muscoli e polmoni da campioni e così, grazie anche a qualche manager o allenatore, riesce ad arrivare magari in Europa, un sogno. È capitato all’oggi 28enne (nata nel 1998) Elvanie Nimbona; si era capito presto che ce la poteva fare, diciannovenne nel 2017 in Uganda nella categoria Under 20 fu 16ª ai Mondiali di corsa campestre, così come nel 2019 sempre con i colori del Burundi fu 55ª tra le assolute. In estate dello stesso anno firmò la presenza ai Mondiali in pista a Doha, senza però completare la gara. Anno magico il 2019, nel girovagare per le gare d’Europa, grazie al suo manager si presentò al via della Reggia, mezza maratona che termina nella meravigliosa Reggia di Caserta. Da lì parte tutto, inizia a frequentarsi con questo suo manager, scocca una scintilla d’amore e oggi Luigi Romano è anche suo marito e grazie anche a questo oggi Elvanie Nimbona è ufficialmente cittadina italiana. «Sono arrivata in Italia nel 2018, stavo al Tuscany Camp di Giuseppe Giambrone vicino a Siena, ho gareggiato un po’ in giro per l’Europa con discreti risultati – fa sapere Elvanie Nimbona –. Con Luigi, oggi mio attuale marito e manager, abbiamo iniziato a frequentarci nel 2019. Con il visto scaduto e con il Covid nel 2021 sono dovuta tornare in Kenya per allenarmi, poi ad ottobre 2022 grazie ad un invito da parte della Maratona di Venezia sono riuscita a tornare in Italia e da lì in poi è iniziata la mia seconda vita, quella italiana». Le favole quando sono belle vanno avanti facile, tutto riesce bene: «A Venezia andò bene, mi classificai quarta con il mio primato personale di 2h30’25’’. A fine di quell’anno ho interrotto temporaneamente la mia carriera agonistica per la nascita di Gianna Flora, la nostra bambina, nel 2023. Nel 2024 ci siamo sposati e oggi nostra figlia ha due anni e mezzo, è cresciuta tra abbracci e podi delle città dove ho gareggiato. Sono stata fortunata, ho ripreso velocemente la forma e nel febbraio 2025 alla mezza maratona di Napoli ho migliorato di oltre un minuto e mezzo il mio record personale finendo in 1h09’00’’. Viviamo a Pomigliano D’Arco, Napoli è per me una città unica, è come correre in casa, tra le strade che conosco, la gente, i colori e le emozioni che porto nel cuore». Con il matrimonio è iniziato l’iter ufficiale per avere la cittadinanza italiana: «È stato tutto molto rapido e il 16 dicembre scorso ho fatto giuramento, da quel giorno sono fiera di essere italiana e per la federazione mondiale dal 6 marzo posso vestire la maglia azzurra. La maglia del Burundi l’avevo indossata oltre tre anni prima e questo non ha influito sull’esito della mia domanda». Il futuro è tutto da scrivere, ma bisogna guadagnarselo comunque, nulla è regalato, Elvanie in Italia è appena dietro a “sua maestà” Nadia Battocletti, oro mondiale sabato scorso nei 3.000 indoor e la dimostrazione è avvenuta a Selinunte in febbraio, ai campionati italiani di cross. Alle spalle della vincitrice Battocletti, in seconda posizione, proprio Elvanie con i colori della sua società Caivano Runners. Seconda individuale, ma campionessa italiana di società. «Con mio marito non siamo mai andati insieme in Burundi, la bambina è troppo piccola ancora. Nel 2024 per il matrimonio sono venuti in Italia i miei genitori, sono stati qui due mesi. Ho anche due sorelle e tre fratelli, sono più giovani di me che sono la più anziana. Qualcuno di loro corre e si allena, hanno buone potenzialità anche se in Burundi è difficile emergere».
È anche Luigi Romano, manager ma soprattutto marito, a prender parola nell’intervista: «Elvanie nel 2021, a soli 22 anni quando ci siamo conosciuti era già tanto matura, seppur giovanissima ancora. In quelle settimane di scelta di vita ha pensato al suo futuro, a costruire una famiglia, ho diciotto anni più di lei ma questa differenza non s’avverte. Non è stato facile mai, per prendere la nazionalità ha dovuto imparare bene l’italiano e oggi sta facendo le scuole serali per avere il diploma di ragioneria perché lei in Burundi ha fatto solo la scuola primaria. Nel 2017 poi venne da sola qui in Italia. Ora fa la mamma e la vita da professionista grazie alla Caivano Runners che è una grande società che le ha permesso sempre in febbraio di essere terza assoluta individuale e seconda classificata come società in Coppa Europa in Portogallo, in pratica un campionato europeo per club di corsa campestre».
Elvanie, la campionessa tutta famiglia e successi: «La keniana Beatrice Chebet, doppia campionessa del mondo e olimpica a Parigi 2024 è per me un esempio di come si può conciliare per una donna l’essere una grande atleta e al contempo avere una famiglia, anche lei ora nel 2026 si è fermata per la sua maternità. Non è facile andando anche a scuola la sera, ma ho voglia di vincere e non vedo l’ora prima o poi di poter vestire la maglia azzurra; l’occasione potrebbero essere in settembre i mondiali di mezza maratona a Copenaghen».