il Giornale, 24 marzo 2026
Arrestato l’anarco-insurrezionalista Sciacca
Preso. Giuseppe Sciacca, 47 anni, è lui il «tecnico», l’esperto «Unabomber» della galassia anarchica. È sempre lui, secondo indagini segretissime, a fabbricare l’ordigno letale per i compagni Sandrone e Saretta, saltati in aria giusto pochi minuti dopo la sua partenza da Roma giovedì notte.
Latitante dal 13 marzo, quando viene emessa un’ordinanza di custodia cautelare per una condanna a cinque anni e 4 mesi, la Digos di Catania lo arresta a casa dei familiari. Sciacca va e viene da Lessinia, Verona, dove viveva assieme alla compagna, a Torino passando per Spagna e Francia e infine per la capitale dove fa perdere le proprie tracce dal maggio del 2024. Gli antagonisti di mezza Europa si affidavano alla sua competenza in materia di plastico e tritolo. Artificiere espertissimo, avrebbe confezionato ordigni in grado di esplodere in serie una volta disinnescato il primo. Come avvenuto un anno fa alla concessionaria romana di Tesla dove finiscono in cenere 17 auto nuove di pacca. Oppure al parcheggio del Gico della Guardia di Finanza in via Talli, sempre a Roma, a dicembre. O al Mc Donald’s di via dei Prati Fiscali. È un caso che gli attentati (ri)cominciano quando Sciacca finisce di scontare una pena?
Giovedì sera l’epilogo della sua carriera di bombarolo. Secondo l’ipotesi più accreditata anche Sciacca gravita attorno ai vecchi servizi sociali di via degli Angeli 161, al Quadraro. Un covo vero e proprio tenuto sotto controllo dalla Digos. L’azione è programmata a ridosso del referendum, l’obiettivo non è distante dal Parco degli Acquedotti. Sciacca viene chiamato in aiuto dei compagni anarcoidi decisi a piazzare una bomba. Giovedì Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone lasciano lo stabile occupato. Qualcuno li accompagna al casale del Sellaretto. Probabilmente è proprio Sciacca a portarli lì assieme a tutto il materiale necessario per preparare l’azione «dimostrativa». Pentola a pressione, fertilizzante per l’innesco, plastico e chiodi. Come quella piazzata al Tribunale di Ostia nel 2005 e rivendicata dal nucleo rivoluzionario «Horst Fantazzini», costola della Fai. Stessa storia per quella lasciata alla caserma dei carabinieri di San Giovanni nel 2017, rivendicata dalla «cellula Santiago Maldonado/Fai-Fri» e che solo per miracolo non fa una strage. Bombe ideate per colpire in due o tre tempi. Il primo scoppio per far accorrere polizia e carabinieri, gli altri per ucciderli. Sciacca è l’esperto, uno dei pochi in tutt’Italia, ammettono i compagni con la A cerchiata, in grado di maneggiare l’esplosivo. Non c’è tutorial che tenga: quando c’è da fare un ordigno si chiama Sciacca. Un personaggio pericoloso. Coinvolto negli scontri di Torino, fino al 2019 è sorvegliato speciale, sospettato di aver inviato un plico esplosivo, marzo 2016, a una ditta di Roma. Le analogie con i pacchi bomba inviati dagli anarco insurrezionalisti, come quello alla sindaca Chiara Appendino nel 2019, sono chiare ma su Sciacca non ci sono prove nonostante la sua presenza in città due giorni prima dell’attentato. Sciacca è fra i manifestanti contro lo sgombero del centro sociale L’Asilo. Manifestazione tutt’altro che pacifica. Peppe fa parte dei 120 black block fermati (e denunciati) in via Aosta con un arsenale da usare negli scontri di piazza.
A novembre viene arrestato per fabbricazione, detenzione e porto in luogo pubblico di ordigno. Sciacca e altri sei anarchici sono ritenuti responsabili di 21 attentati in diverse città italiane. Riarrestato nel 2023 per resistenza e oltraggio, esce otto mesi dopo per fine pena.