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 2026  marzo 24 Martedì calendario

828 italiani arruolati nell’Idf hanno combattuto anche a Gaza

Sono 928 gli italiani che tra il 7 ottobre 2023 e marzo 2025 hanno prestato servizio nelle forze armate di Israele i cui crimini contro la popolazione di Gaza hanno portato all’accusa di genocidio contro Israele. Di questi soldati, che hanno servito nel mezzo del genocidio, 828 hanno doppia nazionalità italiana e israeliana, cento hanno anche altre nazionalità.
A rivelare queste statistiche per la prima volta sono stati i giornalisti d’inchiesta inglesi John McEvoy e Alex Morris del media indipendente britannico Declassified Uk, grazie a una richiesta di accesso agli atti ai sensi del Freedom of Information Act (Foia) presentata dall’avvocato israeliano Elad Man dell’ong Hatzlacha. Si tratta di dati ufficiali, dunque. Ovviamente l’Idf si è guardato bene dal fornire informazioni che permettano di identificare i militari: “Le statistiche ci sono state fornite perché non creano problemi ai singoli soldati”, conferma al Fatto l’avvocato Man.
Il giorno dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dichiarò che circa mille italiani operavano nell’Idf. Poi, però, la notizia è finita rimossa, tanto che, quando nel settembre del 2025 le deputate dei Cinque Stelle Stefania Ascari e Daniela Morfino presentarono un’interrogazione parlamentare al ministero degli Esteri e dell’Interno, per chiedere se fossero “a conoscenza della presenza di cittadini italiani, anche con doppia cittadinanza, inquadrati nell’esercito e impiegati nelle operazioni militari a Gaza”, il governo rispose: “Israele non fornisce informazioni sui propri militari impegnati nelle operazioni militari condotte a Gaza, indipendentemente dal possesso o meno di una seconda nazionalità”. Ma il governo Meloni rassicurò: “Resta comunque fermo l’impegno politico-diplomatico italiano a richiamare in ogni sede il rispetto del diritto internazionale umanitario”.
Quanto sia fermo l’impegno del governo al rispetto del diritto internazionale, si è visto: come documentato dal Fatto, l’Italia ha continuato a fornire armi ed equipaggiamento militare a Israele anche nel mezzo del genocidio, basi e aeroporti italiani hanno contribuito a garantire un ponte aereo per Israele, i soldati Idf vengono in Italia da oltre un anno per fare decompressione psicologica dalle atrocità sul campo, protetti dalla Digos e, come denunciato da Amnesty e dai parlamentari di Avs, l’aereo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è volato indisturbato sull’Italia, nonostante il mandato di arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità.
C’è qualcuno che, però, è stato chiamato a pagare: la relatrice speciale delle Nazioni Unite, Francesca Albanese, colpevole di aver denunciato il genocidio e di aver individuato le vaste complicità internazionali, Italia inclusa. I criminali di guerra, da Netanyahu ai soldati Idf, liberi come l’aria e impuniti, mentre chi ha il coraggio di denunciare le loro atrocità finisce perseguitato.