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 2026  marzo 23 Lunedì calendario

New York, un megaprogetto per l’East River

New York, spesso, è stata la protagonista di film catastrofici. Inondazioni, glaciazioni, incendi, attacchi alieni, insomma l’immaginario collettivo è ben nutrito. Ma la Grande Mela non ha nessuna intenzione di vedere la fiction trasformarsi in realtà. Infatti, da alcuni anni l’amministrazione è impegnata in un faraonico intervento ingegneristico all’East River Park, dal costo monstre di 1,85 miliardi dollari. Il mega-progetto rappresenta la fase più complessa dell’East Side Coastal Resiliency, ESCR, ideato proprio per proteggere un’ampia porzione del Lower East Side di Manhattan dagli effetti del cambiamento climatico: l’innalzamento delle acqua oceaniche, quindi il rischio crescente di mareggiate e deflussi provocati da piogge torrenziali sempre più frequenti.
Quanto accaduto nel 2012 con l’uragano Sandy che ha spingto onde alte 3 metri, ha insegnato ai newyorchesi che la prevenzione è l’unico strumento nelle mani dell’uomo, per proteggersi dall’imprevedibile forza della natura. Muri, argini in terra e paratoie scorrevoli sono le vari implementazioni ingegneristiche che l’amministrazione di NY sta realizzando lungo il parco dell’East River, importante e frequentato waterfront urbano che nessuno intende murare, ma proteggere.
Negli anni scorsi la città ha impiegato soldi e progettualità per trasformare le aree industriali lungo le rive in zone di pregio, con immobili, parchi, che tempeste catastrofiche rischiano di cancellare in poco tempo. Nel 2013, il sistema di barriera variabile fu proposto attraverso il concorso Rebuild by Design, ma l’ESCR rappresenta solo una porzione di una visione ben più ampia, la cosiddetta Big U, ovvero circa 15 km di fortificazioni lungo l’East River, che avvolgono la punta meridionale di Manhattan e risalgono la riva dell’Hudson.
Dal punto di vista puramente ingegneristico, l’East Side Coastal Resiliency non è un semplice muro di cinta, ma un complesso sistema idraulico dinamico progettato per operare su due fronti: la barriera fisica contro l’oceano e la gestione delle acque reflue urbane. Il cuore del progetto risiede nell’integrazione di 18 imponenti paratoie a scorrimento in acciaio, strutture che superano i 24 metri di lunghezza e pesano fino a 45 tonnellate, capaci di sigillare ermeticamente gli accessi stradali e pedonali solo in caso di emergenza.
Sotto il manto erboso del parco, ora sollevato di circa 2/3 metri rispetto al livello originario tramite l’apporto di oltre 760.000 metri cubi di terreno ingegnerizzato, si celano paratie in acciaio infisse nel terreno fino a raggiungere lo strato roccioso profondo, trasformando l’intera area ricreativa in un terrapieno corazzato.
La sfida tecnica più insidiosa riguarda il sistema di convogliamento parallelo delle acque: per evitare che il quartiere si allaghi dall’interno a causa delle piogge torrenziali quando le paratie sono chiuse, il progetto ha previsto il potenziamento del sistema fognario con l’installazione di gigantesche valvole di intercettazione e stazioni di pompaggio ad alta capacità, progettate per gestire portate d’acqua critiche durante eventi meteorologici estremi.
Questi dispositivi assicurano che l’acqua piovana venga espulsa verso il fiume anche sotto pressione, garantendo una protezione ermetica calibrata sulle proiezioni climatiche al 2050, quando si prevede che livello del mare salirà di oltre 75 centimetri rispetto ai valori attuali. Il sistema è strutturato per resistere a una mareggiata con un’elevazione massima di 5 metri sopra il livello medio del mare, superando di gran lunga il record di 4,2 metri stabilito dall’uragano Sandy e garantendo la sicurezza di oltre 110.000 residenti in un raggio di 3,8 chilometri di costa.
L’estetica del nuovo East River Park rappresenta un cambio di paradigma: la protezione non è più un muro che separa, ma un’infrastruttura che diventa paesaggio. Il design trasforma il concetto di difesa costiera in quello che gli architetti chiamano un Parkipelago, ovvero un sistema di isole verdi interconnesse e sopraelevate. Invece di una distesa piatta, il parco presenta ora un’andamento ondulato e dinamico.
Il terreno è stato modellato in colline artificiali e terrazzamenti che salgono dolcemente dal livello della strada fino a 3 metri d’altezza. Questa scelta non serve solo a fermare l’acqua, ma crea punti di osservazione privilegiati sull’East River e sullo skyline di Brooklyn, rendendo il panorama molto più arioso rispetto al passato.
Si fa largo uso di pietre naturali recuperate dal vecchio parco e legname certificato, combinati con strutture in acciaio zincato e cemento trattato. I campi da basket e le aree sportive presentano tonalità vivaci di rosso, blu e viola, creando un contrasto netto con il verde della vegetazione e il grigio dell’acciaio delle paratoie, che restano visibili ma integrate nel design come elementi industriali decorativi.
Uno dei cambiamenti visivi più evidenti è la sostituzione dei vecchi sovrappassi stretti e arrugginiti con nuove passerelle pedonali. Al posto della vecchia monocoltura di alberi, sono state piantate oltre 40 specie diverse selezionate per la loro capacità di resistere a forti venti marini e occasionali inondazioni saline. Questo crea una foresta urbana più stratificata e selvaggia, che con il tempo offrirà più ombra e una biodiversità più ricca.
Nonostante le intenzioni lodevoli, il progetto ha incontrato una forte resistenza locale per diversi motivi. Per sollevare il terreno, è stato necessario abbattere quasi 1.000 alberi maturi e radere al suolo il parco esistente.