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 2026  marzo 24 Martedì calendario

Brasile, una deputata transgender guiderà la Commissione per i diritti delle donne

A soli 32 anni, Erika Hilton continua a riscrivere la storia politica del Brasile. Dopo essere stata la prima donna transgender eletta consigliera comunale a San Paolo nel 2020 e, due anni dopo, la prima a entrare nella Camera dei deputati, ha raggiunto un nuovo traguardo: la guida della Commissione per la difesa dei diritti delle donne. Una nomina che ha acceso un forte dibattito nel Paese che è allo stesso tempo paradiso e inferno per la comunità Lgbtq+: è tra i più avanzati al mondo sulla carta, ma con i livelli di violenza più alti al mondo.
La protesta della destra
Mentre attivisti e movimenti per i diritti civili hanno celebrato la nomina come un passo avanti nella rappresentanza delle minoranze, gruppi e politici di estrema destra hanno attaccato senza sosta la deputata del Partito Socialismo e Libertà (Psol) sostenendo che non avesse alcuna legittimità per questa carica. “Vogliamo essere rappresentate da vere donne che comprendano la nostra natura e le nostre sfide biologiche”, ha dichiarato Clarissa Tércio, del conservatore Partito progressista.
“Io, essendo una persona bianca, avendo vissuto tutto ciò che ho vissuto come persona bianca, ora a 32 anni, decido di truccarmi, di vestirmi come una persona nera. E qui mi chiedo: e adesso? Sono diventata nera?”, ha detto la deputata di destra Fabiana Bolsonaro mentre si dipingeva di marrone braccia e viso durante un discorso all’Assemblea legislativa di San Paolo. L’attacco contro Erika Hilton è stato interrotto dalla deputata Monica Seixas (Psol), che ha accusato la collega di transfobia, razzismo e blackface (pratica razzista e offensiva che riduce un gruppo etnico a uno stereotipo e perpetua discriminazioni storiche, ndr). Contro Fabiana Bolsonaro – che con l’ex presidente brasiliano non ha legami familiari, ma di cui ha deciso di adottare il cognome nel 2022 come “nome politico” – Seixas e altri 18 parlamentari hanno presentato denuncia per violazione dei principi costituzionali, rafforzamento dello stigma contro le persone transgender e per discriminazione razziale.
Hilton si difende
“Sì, sono la presidente della Commissione per le donne. E il fatto che questo dia più fastidio dell’ondata di violenza contro le donne che ci affligge dice molto sul nostro Paese”, ha scritto Erika Hilton sul suo profilo Instagram seguito da 4,3 milioni di persone. Anche se in Brasile, secondo l’ente Onu per l’uguaglianza di genere, sono stati fatti molti passi avanti in materia di diritti, c’è ancora molto da fare contro la violenza di genere. Nel 2025 il Brasile ha raggiunto un nuovo record di 1.470 femminicidi, il dato più alto registrato negli ultimi dieci anni. Secondo i dati del Ministero della Giustizia, la cifra rappresenta una media di quattro donne uccise al giorno.
Le violenze contro le transgender
Mentre il Brasile si conferma al primo posto tra i Paesi con il più alto numero di omicidi di transgender, con 80 casi registrati nel 2025. Secondo l’ultimo dossier del National Association of Transvestites and Transgender People (Antra), la maggior parte delle vittime sono giovani donne transgender, con la maggiore incidenza nella fascia d’età 18-35 anni e tra le donne afrodiscendenti.
È alla luce di questi dati che, sottolineano i movimenti per i diritti civili e gli attivisti, la nomina di Erika Hilton è fondamentale. “Questa presidenza non è solo un nome, è il simbolo di una democrazia in espansione. La mia gestione si rivolgerà a tutte le donne: madri single, donne lavoratrici, donne afrodiscendenti, donne indigene e coloro che lottano per la sopravvivenza e la dignità in ogni angolo di questo Paese”, ha assicurato Hilton.
La storia di Erika Hilton
In un’intervista al Time, Hilton ha raccontato di essere cresciuta con donne molto forti in un quartiere operaio della periferia di San Paolo. A 14 anni, però, la sua famiglia ha abbracciato il fondamentalismo religioso e l’ha cacciata dalla casa in cui fino ad allora era sempre stata libera di esprimersi ed essere se stessa. Erika si è ritrovata per strada, sola, e per sei anni si è mantenuta prostituendosi. “Credo che dopo l’esperienza della violenza, dell’abbandono, della vita in strada”, ha raccontato, “la mia voce sia diventata ancora più forte, perché sentivo di dovermi affermare ancora di più”. Tra le sue priorità la supervisione della rete di rifugi per donne vittime di abusi, la lotta contro la violenza politica nei confronti delle donne e la promozione di politiche sanitarie globali per le donne brasiliane.