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 2026  marzo 24 Martedì calendario

Numeri sugli italiani e il sesso

Le donne che indossano abiti troppo succinti e assumono droghe o alcol sono a rischio stupro. È quanto sostiene il 47 per cento degli italiani (su un campione di mille persone tra i 18 e i 60 anni, ndr). La cultura patriarcale e degli stereotipi è dura a morire anche nel 2026 e dopo decenni di battaglie per l’emancipazione e la parità di genere. C’è una scoperta che colpisce all’interno della percentuale che resta ancorata a un certo modo di intendere il rispetto per le donne e per le loro scelte. È il dato del 39,2% riferito alla fetta di popolazione tra i 18 e i 34 anni, i più giovani. Poi c’è il 46,8% dei 35-44enni, il 52,6% dei 45-60enni. Di queste percentuali il 47,1% sono maschi e il 46,9% donne.
Non basta: solo il 66,1% degli italiani ritiene sempre possibile comprendere quando una donna non desidera un rapporto sessuale. E lo capisce sempre solo il 60,6% degli uomini, dunque 6 su 10 (e il 71,7% delle donne). In particolare, il 60% dei 18-34enni, il 69,5% dei 35-44enni e il 68,8% dei 45-60enni.

Le percentuali emergono dal rapporto “Il piacere degli italiani. Come cambiano i costumi sessuali” realizzato dal Censis e presentato a Roma da Giorgio De Rita, segretario generale Censis, e Sara Lena, ricercatrice Censis.
La prima volta delle donne arriva sempre prima
Nel rapporto del Censis c’è un viaggio all’interno di 25 anni di abitudini sessuali tra gli italiani. Nel 2000, ad esempio, aveva avuto il primo rapporto sessuale prima dei 18 anni il 46,7% dei maschi, nel 2025 il dato è sceso al 29,4%. Al contrario tra le femmine la quota è salita, passando dal 29,3% al 35,8%.
Nel 2000 le donne che avevano avuto un solo partner erano il 59,6%, nel 2025 sono passate al 27,6%. Tra i maschi, nel 2000, aveva avuto un solo partner il 24,9%, oggi questa quota scende al 15,2%.
Boom dei rapporti a tre
Un altro segnale di cambiamento riguarda le esperienze di pratiche più estreme. Nel 2000 ad aver dichiarato di aver sperimentato rapporti a tre o più persone era lo 0,7% delle donne, nel 2025 sale al 6,8%. Per gli uomini, la quota è salita dal 3,2% del 2000 al 20,1% del 2025.
L’inattesa forza della stabilità
L’80,4% degli italiani ha rapporti sessuali esclusivamente con la persona con cui ha una relazione stabile di coppia, il 12% solo con le persone che frequenta occasionalmente e il 6,2% con le persone con cui ha una relazione sessuale stabile e con altri partner occasionali. Il 67% degli italiani (il 63% tra gli uomini e il 71,2% tra le donne) ritiene che nei rapporti di coppia che durano nel tempo non necessariamente prevale la noia, poiché è possibile prevenire tale rischio. Il 68,9% delle persone con relazione stabile è soddisfatto della propria vita sessuale, e il dato incide al 29,8% tra i single.
Durata, frequenza e credenze sul sesso
Il 44% degli intervistati ha dichiarato che un rapporto sessuale dura tra i 16 e i 30 minuti, la percentuale scende a 35,5% per chi dichiara che dura tra i 6 e i 15 minuti. La percentuale degli attivi, cioè che hanno un rapporto sessuale tra le 2 e le 3 volte a settimana è del 29,9%, il dato più alto. Per il 61,3% tra i 18 e i 60 anni si fa sesso per dare e ricevere piacere, resiste uno zoccolo duro che invece pensa che il sesso sia utile solo alla procreazione.
Il sesso online
Il 32,5% degli italiani, con età tra 18 e 60 anni, dichiara di avere conosciuto partner sessuali tramite i social media. C’è un’alta pratica del sexting (ovvero l’invio, la ricezione o l’inoltro di messaggi, foto, video o contenuti audio sessualmente espliciti o intimi): lo fa il 43,4% dei 18-34enni, il 33,6% dei 35-44enni, il 19,2% dei 45-60enni.
Il 59,3% degli italiani guarda porno da solo e in particolare lo fa il 76,6% degli uomini e il 41,5% delle donne. Il dato più alto è il 66,2%, riferito alla fascia d’età dei 18-34enni. In coppia invece guarda il porno il 26% degli italiani 18-60enni.
Quasi il 40 per cento degli italiani è convinto che guardando i porno si imparano cose nuove, che migliorano la propria sessualità.

Nessuna identità di genere esclusiva tra i giovani
Il rapporto ha preso in esame anche il genere in cui ci si riconosce e l’orientamento sessuale. Il 16,3% degli intervistati non si riconosce in una identità di genere netta ed esclusiva, solo maschile o solo femminile. A pensarlo è anche il 21,9% dei 18-34enni, il 18,6% dei 35-44enni e l’11,1% dei 45-60enni. Tra coloro che hanno conoscenza di cosa siano i movimenti LGBTQIA+, il 58,3% ritiene che siano importanti perché combattendo le discriminazioni migliorano la società. Per il 75,7% degli italiani (e l’81% dei giovani) in Italia ci sono ancora troppe discriminazioni nei confronti delle persone non cisgender o non eterosessuali.