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 2026  marzo 24 Martedì calendario

Zaynab Dosso parla del suo presente atletico

La donna più veloce del mondo è italiana, si chiama Zaynab Dosso, ha un fidanzato, due gatti e tanti sogni sotto i ricci. A Torun ha vinto i 60 metri in 7” netti, ma è già scesa sotto la barriera (6”99). Tra le cinque medaglie del Mondiale indoor, Za è in volto da copertina di un’Italia senza limiti.
Ha capito cosa fa fatto, campionessa?
«Ripensando al percorso per arrivare fino a qui ho realizzato quanta strada ho fatto. Sentire l’Inno mi ha emozionata tanto: l’ho cantato a occhi chiusi sennò si apriva il rubinetto…».
Il clic nella testa assistendo ai cinque ori olimpici di Tokyo è spiegabile?
«È stato un momento rivelatorio: se ce l’ha fatta Jacobs, perché io no? È il pensiero che, credo, abbiamo avuto un po’ tutti in squadra. Oh ragazzi, diamoci una svegliata, abbiamo cominciato a dirci: quell’oro è stata la dimostrazione che i sacrifici e il lavoro pagano. Da lì in poi mi sono messa di più in gioco. È partito un effetto domino. Prima l’obiettivo era fare il minimo per i Mondiali, poi è diventato vincerli, i Mondiali».
Una rivoluzione mentale.
«Comunque gli alti e bassi non sono mancati. Ho dovuto capire cosa fare per mettere in moto il mio potenziale. Sapevo di voler dimostrare quanto valgo, ma come? Mi sono spostata da Rubiera a Roma da Giorgio Frinolli, che è il coach più bravo del mondo: il mio oro è dedicato anche a lui. I bronzi iridati indoor e europeo a Roma mi hanno fatto capire che ero sulla strada giusta, poi ai Giochi di Parigi è andata male, sono entrata in crisi: fare un viaggio in Costa d’Avorio, dove sono nata, mi ha permesso di ritrovarmi come persona. Mi arrovellavo troppo, ho iniziato a fare pilates anche per fermare i pensieri. E sono arrivati gli ori di Apeldoorn e Torun».
Oltre al pilates, cosa le è servito?
«Leggere, leggere tanto. I libri di Osho, per esempio: in particolare i testi sulla religione e sul vivere. Ho capito che reprimevo le mie emozioni, per condizionamento famigliare e culturale. Oggi, invece, mi voglio libera».
Tanti ori al femminile tra Milano Cortina e Torun. Il senso di libertà delle atlete italiane sta dilagando?
«Le donne sono sempre state forti, ma prima erano messe in un angolino da energie maschili forti. Che stiano emergendo adesso non è un caso. Ora si nota la nostra grandezza: ci permettiamo di esprimerci, di prenderci quello che vogliamo. È un urlo: ci siamo anche noi!».
La sua azione di corsa è cambiata, è più efficace.
«Quest’inverno mi sono fatta un paiolo così con tanto lavoro aerobico: oggi riesco a fare venti volte i cento mantenendo il livello alto. Sono felice di essere riuscita a trasferire nei tre turni di Torun i cambiamenti. Frinolli studia dati e video, io cerco di analizzare il meno possibile: il mio lavoro è correre. A Torun in partenza mi scivolava il piede da un blocco, ho dovuto cambiarlo. È stata una dimostrazione a me stessa: so superare anche gli imprevisti».
Il gesto della corsa, oggi, le restituisce sensazioni diverse?
«Sì. Già dopo due-tre mesi avevo la percezione di essere più padrona del mio gesto. Prima ero più in balia di una corsa di forza, per dimostrare non so cosa. Adesso ogni movimento è consapevole, fosse anche un piccolo spostamento del braccio».
Dosso e Battocletti, due ori mondiali: che rapporto c’è?
«Nadia è una grande capitana. Ha vinto la sua gara e il giorno dopo è tornata al palazzetto per sostenere Sveva Gerevini nell’eptathlon. Ci spingiamo a vicenda, non solo io e Nadia: nel gruppo azzurro è tutto un osservarci senza invidia per cercare di motivarci l’uno con l’altro. Ma l’ispirazione arriva anche da fuori: da Sinner che fa cose incredibili a Brignone e Goggia».
Lei è d’ispirazione per Kelly Doualla.
«Kelly è aria fresca, con lei si possono fare grandi cose anche in chiave staffetta. A Torun è entrata nella giungla: ho pensato avesse bisogno di un’amica».
Un oro mondiale nei 60 metri cambia la vita?
«Me lo auguro ma non è la popolarità che sto cercando, il mio scopo è fare al meglio il mio sport. Se arriva, ben venga. Torno dalla Polonia da campionessa del mondo e mi rimetto a fare la mia vita: il trasloco insieme al fidanzato martellista portoghese, i gatti da accudire. La mia maggiore serenità coincide anche con il suo arrivo nella mia vita. Mi chiama farfalla, ma lo fa per incrementare il mio stress!».
Come reagirà al confronto con il mondo allargato all’aperto della Diamond League e di Los Angeles 2028?
«Già testarmi sui 200, oltre che sui 100, dimostra che le mie ambizioni sono cresciute. Come reagirò? Sono curiosa di scoprirlo anch’io».