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 2026  marzo 24 Martedì calendario

Repubblica passa di mano. Gedi venduta ai greci di Antenna

Il passaggio di proprietà è compiuto. Dopo mesi di trattative, con la cessione del 100 per cento del capitale di Gedi al gruppo greco Antenna, controllato dalla famiglia Kyriakou, cambia assetto uno dei principali gruppi editoriali italiani, che comprende anche il quotidiano La Repubblica. Il passaggio è già pienamente operativo. A comunicarlo ai dipendenti è stato il presidente Paolo Ceretti con una nota. «Il cambio di proprietà segue un processo di lunga negoziazione», ha scritto Ceretti, ringraziando per «l’impegno di questi mesi».
Il perimetro dell’operazione comprende, oltre a Repubblica, anche l’HuffPost Italia, National Geographic Italia, Limes, Radio Deejay, Capital e m2o e la concessionaria pubblicitaria Manzoni, cuore della raccolta del gruppo.
Il valore dell’operazione non è stato ufficializzato, ma indiscrezioni di mercato lo collocano attorno ai 110 milioni di euro. In parallelo, è previsto il riassetto della governance: il consiglio di amministrazione si è dimesso e sarà sostituito da un nuovo board indicato dalla proprietà. Alla guida operativa del gruppo è destinata Mirja Cartia d’Asero, già ceo e general manager de Il Sole 24 Ore, mentre Mario Orfeo resterà direttore di Repubblica e Linus alla guida delle attività radiofoniche.
Separato resta il capitolo La Stampa, destinata a uscire dal perimetro Gedi nei prossimi mesi per entrare nel gruppo Sae di Alberto Leonardis, secondo quanto già previsto dagli accordi. Fuori dal perimetro della cessione al gruppo di Theodore Kyriakou restano per ora alcune attività, tra cui la società Stardust attiva nel branded content, che sarà poi ceduta a terzi.
L’operazione segna anche un passaggio simbolico: l’uscita della famiglia Agnelli-Elkann dall’editoria italiana, mentre resta in quella britannica con una quota del 43,4% nel capitale dell’editoriale del settimanale L’Economist. Era il 2019 quando Exor rilevò Gedi con l’obiettivo di costruire un grande polo dell’informazione, integrando quotidiani, radio e attività digitali sotto un’unica regia. Sei anni dopo, in un contesto reso più difficile dalla crisi strutturale del settore, quel progetto si chiude definitivamente.
La trattativa con Antenna, avviata formalmente a fine 2025 dopo mesi di contatti, si è protratta oltre le prime scadenze previste, tra proroghe e negoziazioni su perimetro e condizioni, fino alla definizione dell’accordo nelle scorse settimane. Antenna è uno dei principali gruppi media greci, con attività che spaziano dalla televisione alla produzione di contenuti, fino agli eventi e all’intrattenimento. La strategia indicata punta a rafforzare il posizionamento internazionale di Gedi, accelerando sul digitale e valorizzando in particolare il comparto radiofonico, con l’obiettivo di costruire un hub mediterraneo e ampliare la presenza dai podcast allo streaming.
Il dossier era stato seguito anche sul piano istituzionale: nelle fasi più avanzate del negoziato non sono mancati richiami alla tutela del pluralismo e dell’occupazione. Ieri è intervenuta anche la Fnsi. In una nota, la segretaria generale Alessandra Costante senza mezzi termini ha parlato di «macerie» lasciate dalla gestione Elkann, chiedendo chiarimenti su pluralismo e diritti dei giornalisti. Più dura la posizione del comitato di redazione di Repubblica, che ha parlato di «mancanza di rispetto verso il giornale e la sua storia», denunciando l’assenza di garanzie su occupazione e perimetro del gruppo. Verso sera, infine, lo stesso John Elkann è intervenuto rivendicando la scelta. «L’editoria è una professione che può essere esercitata in modo indipendente solo se si hanno i conti in regola», ha sostenuto, dicendosi convinto che le vendite al gruppo Sae e ad Antenna «garantiranno un futuro di sviluppo e libertà ai giornalisti delle due testate».
Per Gedi il passaggio è dunque compiuto: il banco di prova ora è quello industriale.