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 2026  marzo 24 Martedì calendario

Record per Mattia Marchesetti: gol in tutte le categorie

Al 20’ del secondo tempo di Trescore cremasco-Oratorio Sabbioni, derby lombardo di Seconda categoria, quel pensiero folle gli è saettato in testa mentre sistemava il pallone sul dischetto: «Tra me e me ho proprio scandito quelle parole, “adesso gli faccio il cucchiaio...”. Certo, sono le stesse pronunciate da Francesco Totti in Italia-Olanda, Europei del 2000. Ma lui era un campione stratosferico. Io no. Dunque ho rimosso l’idea: niente cucchiaio, se sbaglio i compagni mi falciano».
Mattia Marchesetti ha così calciato quel rigore andando sul sicuro: «Botta secca all’angolino sinistro», tiro imparabile. Un gol che ha portato l’ala destra del Trescore nella storia del calcio italiano. Infatti adesso fa parte del dream team di quattro calciatori – gli altri sono Marcello Diomedi, Denis Godeas e Antonio Martorella – che hanno segnato in tutte le dieci categorie del nostro pallone, dalla Serie A alla Terza, passando per Eccellenza e Promozione. «Loro però ci sono riusciti quando veleggiavano sui 45 anni, io con i miei 42 sono il più giovane», assicura Mattia, originario di Crema, maestro di sostegno alla primaria, sposato con Elisabet, infermiera, e papà di Giulia, 16 anni, e Riccardo, 12enne centrocampista della Cremonese. «Che emozione, vederlo in campo. Noi Marchesetti siamo nati con il pallone: è stato in D anche mio padre, Domenico, operaio in pensione e il mio primo “mister” quando ero tra gli “under 12”».
Quella segnata domenica costituisce una rete «spartiacque» nella vita del giocatore: «L’ho fortemente voluta, inseguita da quando, dopo un gol che misi a segno con il Crema in Seconda categoria, sognai di poter entrare nell’albo dei primati. Un istante prima di calciare, con la famiglia nella tribunetta, mi è passata davanti l’intera carriera, i sacrifici, lo studio la sera dopo gli allenamenti. Sì, è stata l’ultima partita, ora smetto. Forse sarò in campo un’altra volta per salutare la squadra. Poi, stop».
Si commuove nel raccontare l’ultima stagione «in cui, partecipando al ritiro quest’estate e allenandomi due volte a settimana, ho giocato 14 partite. Quando l’arbitro ha fischiato il rigore, i miei compagni, tutti molto più giovani, mi hanno detto: “tocca a te”, sapevano quanto ci tenessi. Persino gli avversari del Sabbioni mi hanno abbracciato».
La carriera di Mattia sta in un «album» che comprende 24 squadre. «Ho fatto tutta la trafila nelle giovanili della Cremonese» e poi casacche mica male come Chievo, Samp, Triestina, Vicenza. Snocciola le presenze: «25 in A, 100 in B, 120 in C1». Prosegue ricordando «quando ho smesso di entrare nei grandi stadi per giocare nei campi del Pizzighettone, dell’Olginatese e della Rivoltana».
Ogni gol segnato – a proposito: in totale sono più di 100 – è scolpito nella memoria: «L’unico in A? Fu in Chievo-Parma nel 2005, assist di Zanchetta dalla metà campo, io faccio un taglio alle spalle dei difensori, la palla rimbalza davanti a Frey, insacco di destro: un sogno...». La rete più importante? «Quella nel 2004 con la Cremonese durante la finale di ritorno contro il Südtirol, valsa la promozione in C1».
Quanto al futuro, Mattia è prossimo alla laurea in Scienze Motorie, «potrei insegnare a scuola. Ho già il patentino “Uefa B”, attendo di sostenere l’esame per quello “A”. Certo, mi vedo su una panchina: mi piace allenare e insegnare il calcio, come ho fatto sino all’anno scorso, soprattutto con i bambini. Sono delle spugne, assorbono tutto: spiego loro che devono semplicemente divertirsi, non li rimprovero mai e nemmeno dico che hanno sbagliato, semmai mostro cosa fare per migliorarsi. Poi se vedo che fanno un’azione proprio come gliel’ho spiegata ne sono felice». Infine, un sogno nel cassetto «molto ravvicinato: mio figlio Riccardo è del 2013, non ha mai visto l’Italia ai Mondiali. Spero che questo sia l’anno buono».