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 2026  marzo 24 Martedì calendario

Chi è Dominik Krause, nuovo sindaco di Monaco di Baviera

Nessuno l’ha previsto e nessuno l’ha visto arrivare, ma Dominik Krause, 35 anni, verde, gay, laureato in fisica, è il nuovo sindaco di Monaco di Baviera. BürGAYmeister, era scritto su alcuni dei suoi manifesti elettorali su uno sfondo arcobaleno, e questa vittoria fa a pugni con una certa idea di Monaco che si ha dall’esterno. Meno, con quel che la città è diventata.
Prima di salire sul palco ripetendo «incredibile», «pazzesco», Dominik è andato a toccare il muso del leone alla Residenza: porta bene. Poi sempre in bici, come il sindaco di Parigi Emmanuel Grégoire, si è diretto al quartier generale del Grünen. Ma la sua carriera non è improvvisata: a 35 anni Krause era già il vicesindaco del regnante Bürgermeister Spd Dieter Reiter. Motivato, strategico e con una formidabile comunicazione. Ha studiato, è evidente – come quelli della sua generazione – dal newyorkese Zohran Mamdani. Anche se lui gira con un vestito monocolore, grigio o blu sulla camicia aperta, in stile startupper. L’inquadratura è la stessa, ripreso a mezzo busto mentre cammina per strada, mai aggressivo ma sempre sorridente. Come insegna Zohran.
Se il sindaco uscente diceva «mi conoscete» – ed è difficile trovare una città europea che superi Monaco nelle statistiche su scuola, sanità o sicurezza – Krause (allo slogan, «si può fare meglio») ha invece individuato l’anello debole di tutte le metropoli: le case. Monaco ha i prezzi di Milano, con zone centrali dove si superano i 10 mila euro al metro quadrato, inaccessibili per tanti cittadini. Ha fatto una campagna con tre messaggi: servono 50 mila nuovi alloggi che costruiremo o ricaveremo dagli uffici dismessi; più trasporto pubblico e tram in periferia fino a notte; e una città tollerante, aperta a tutti.
La strategia ha fatto centro. Monaco è da sempre un’enclave progressista nella Baviera conservatrice: la Spd qui governava (tranne una parentesi dal 78-84) dal 1948; subito dopo la guerra, addirittura avevano vinto i comunisti. L’arcivescovo Marx fa parte dell’ala progressista della Chiesa. E se Monaco lega una sua certa fama sinistra al putsch di Hitler, è stata fin dal primo Novecento una città di sinistra e moderna, tanto che Thomas Mann venne qui a passare il tempo nei caffè e fare le prime esperienze omosessuali.
Krause si impegna attivamente per i diritti LGBTQI: «Nel 2023 – ha detto – non dovrebbe più avere importanza quale sia l’orientamento sessuale di una persona. Purtroppo però molte persone queer sono ancora oggetto di discriminazione, anche a Monaco. Finché sarà così, ritengo importante la visibilità». Sul palco domenica ha baciato il compagno Sebastian, medico, l’«amore della mia vita». Si erano conosciuti adolescenti a un corso di ballo.
Non evita lo scontro sulle idee. Due anni fa fece infuriare mezza Monaco quando disse che l’«Oktoberfest è il più grande festival della cannabis a cielo aperto al mondo»: lui era per la legalizzazione. Però è un verde pragmatico, «amabile», l’ha definito l’avversario Reiter. Come nel Baden Württemberg, anche qui hanno vinto i Verdi iperrealisti, che all’improvviso la crisi del petrolio nel Golfo ha fatto apparire meno ideologici, quasi preveggenti, propositivi sul futuro. Darli per finiti, almeno in Germania, si è rivelato prematuro.