Corriere della Sera, 24 marzo 2026
Meloni in video: un’occasione persa. Ma non teme conseguenze
L’unico appello riuscito è stato quello per l’affluenza. Che c’è stata eccome, oltre le stesse aspettative di chi ha voluto il referendum. Tanto che quello che doveva essere un passaggio stretto è diventato una sconfitta pesantissima, nei numeri e nel significato: «Tempo da lupi, ma non ci abbatteremo», suggella la giornata uno sconsolato Ignazio La Russa.
Non era affatto scontato che Giorgia Meloni si spendesse così tanto per il referendum, quasi senza scudo di protezione. E senza lasciare agli alleati grande spazio: Matteo Salvini neanche lo voleva, non era la sua battaglia, l’anima giustizialista della Lega che gli potrebbe sfilare il generale Vannacci è stata, per tutta la campagna elettorale, un’ombra pesante per lui. Dove ha vinto con facilità il Sì è quel Veneto ancora legato a Luca Zaia, che ha posizioni molto più moderate del vicepremier.
Antonio Tajani ha lottato perché la riforma passasse, ha mobilitato il partito, ma è stato anche molto occupato sugli Esteri e le forze in campo non erano evidentemente così pronte alla pugna. Una cosa erano le parole d’ordine di Berlusconi – affidate stavolta ai figli Marina e Pier Silvio – altra quelle di una forza moderata che nel corpo a corpo non sprigiona troppe energie, come si è visto dal deludente risultato di Sicilia e Calabria.
Così, a caldo, la linea è: tenere i nervi saldi e ribadire che non ci saranno contraccolpi, che il voto degli italiani è sacro. Come a riprendere un ruolo istituzionale dopo scontri durissimi e i tanti inciampi, vedi i casi Delmastro (che comunque secondo Giovanni Donzelli «ha avuto un comportamento corretto») e Bartolozzi, nel clima plumbeo delle crisi internazionali.
E dunque Meloni per prima, poco dopo l’apertura delle urne, ha diffuso un video sui social: «La sovranità appartiene al popolo e gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza. Il governo ha fatto quello che aveva promesso, portare avanti una riforma della giustizia che era scritta nel nostro programma elettorale. L’abbiamo sostenuta fino in fondo e poi abbiamo rimesso la scelta ai cittadini e i cittadini hanno deciso. E noi come sempre rispettiamo la loro decisione». Poi, arriva il «rammarico per un’occasione persa di modernizzare l’Italia», che secondo il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari in realtà cela un rischio: «Noi vediamo che l’azione del governo spesso viene rallentata sul fronte di immigrazione e sicurezza da decisioni della magistratura che potrebbero essere rafforzate in futuro, questa è una delle principali preoccupazioni». Soprattutto su «sicurezza e immigrazione».
Più pacato Tajani: «Noi abbiamo fatto tutto il possibile per far comprendere l’importanza» della riforma, ma «gli italiani sono stati di diverso avviso e ne prendiamo atto con il massimo rispetto», anche se «il tema resta sul tavolo, non ci rinunceremo». Più o meno quello che conferma Salvini: «Quando i cittadini si esprimono hanno sempre ragione. Rimaniamo convinti che sia necessario migliorare il sistema della giustizia. Anche per questo, il governo deve andare avanti». E guardare oltre, come dice Maurizio Lupi: «Ora serve una legge elettorale per dare governabilità, a maggior ragione dopo questo risultato».