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 2026  marzo 22 Domenica calendario

Malawi, incubo piogge «Migliaia senza casa»

Sono 9mila e 600 le famiglie colpite dalle alluvioni devastanti di questi giorni in Malawi: ha piovuto incessantemente per due settimane, poi tre giorni fa la terra non ha più retto. «Il fiume è esondato, l’acqua ha portato via con sé tutto e centinaia di famiglie non hanno più la casa». I soccorritori locali, loro stessi vittime delle piogge, si muovono in strette canoe di legno per portare in salvo gli ultimi sfollati. A parlare, da un villaggio del distretto più massacrato, quello di Chikwawa, è Mercy Chabote, insegnante di scuola elementare che vive e lavora in Malawi con la Comunità di Sant’Egidio. Al telefono racconta di come, dopo giorni di piogge, il fiume nella East bank è esondato. «Sono 1.560 le famiglie evacuate e tre i morti, solo in quest’area», tredici le persone decedute nell’intera zona dell’Est del Paese, di cui si abbia notizia finora. Mercy invia foto e video in tempo reale: l’acqua mischiata alla terra, al fango, al terreno che crea voragini, raggiunge ogni cosa.
«Nelle campagne del villaggio di Domasi si coltiva il mais, che ne sarà adesso del raccolto?», si chiede Mercy. Lei stessa tre giorni fa, quando tutto è precipitato, ha messo in salvo i ragazzi della sua «scuola della pace» e li ha portati con sé. «I genitori stanno venendo a riprenderseli – dice –. I ragazzi sono al sicuro, si trovano nei dieci campi di emergenza allestiti dalle autorità locali delle zone colpite». A metà della conversazione Mercy è costretta ad interrompersi: la chiamano, hanno bisogno di lei. Ogni membro della comunità aiuta come può. D’altra parte tutta l’Africa australe, dal Mozambico al Madagascar al Sudafrica è colpita in queste settimane da un clima impazzito che non lascia scampo. «Marzo è un mese tragico in quest’area ma i cambiamenti climatici ci sono e si sentono», ci spiega Paola Germano, anche lei con la Comunità di Sant’Egidio.
Si trova a Blantyre, nel sud del Paese. «Quest’anno non abbiamo avuto forti cicloni come nel 2022, ma le alluvioni sono devastanti. Qui in città non ci sono danni ma nelle township sotto la montagna, sì». Le case lì sono fragili, fatte spesso di fango e legno, terra e lamiera e vengono via con facilità. «A preoccupare ora è l’agricoltura e ci si aspetta carestie nei prossimi mesi», dice Paola. Le strade principali dei tre distretti più colpiti (oltre a Chikwawa anche Lilongue e Zomba, dove le famiglie sfollate sono più di 300 e i dispersi una trentina) sono chiuse e inaccessibili. Gli aiuti internazionali non arrivano; Sant’Egidio si è subito attivata per intervenire ma le comunità locali sono avvezze all’emergenza e hanno iniziato ad aiutarsi anche da sé; il dicastero per la gestione delle emergenze ha portato i primi aiuti. L’appello è stato lanciato: Wilson Moleni, Commissario del Disaster Management del Malawi, fa appello alle Organizzazioni non governative, al settore privato, ai partner per lo sviluppo. «Abbiamo bisogno di un sostegno immediato per far fronte ai bisogni e per ricollocare le persone», scrive. Ancora una volta l’Africa affronta più o meno da sola un’emergenza ampiamente prevedibile, poiché strettamente legata al climate change, di cui molto si parla nei consessi internazionali ma che non si affronta mai davvero.