Avvenire, 22 marzo 2026
«Falso attentato per “salvare” il premier ungherese»
Un finto attentato per cambiare le sorti delle elezioni ungheresi e favorire l’ormai sempre più improbabile vittoria di Viktor Orbán.
Sarebbe questa – è necessario usare il condizionale − la proposta avanzata nel dicembre scorso dal Svr, il principale servizio segreto estero russo, per contrastare il crollo del consenso pubblico del premier di Budapest, che non ha mai fatto mistero delle sue ottime relazioni con Vladimir Putin ed è invece in rotta con Volodymyr Zelensky. Il partito Tisza guidato dall’ex alleato di Orbán, Péter Magyar, è dato nettamente in vantaggio dai sondaggi in vista del voto del prossimo 12 aprile. Per cambiare il corso della campagna elettorale ungherese, funzionari dell’intelligence russa avrebbero quindi suggerito l’adozione di una strategia denominata “Gamechanger”.
In un rapporto interno del Svr, ottenuto e autenticato da un servizio segreto europeo non specificato che lo ha diffuso, gli agenti del Cremlino descrivono il modo da loro escogitato per «modificare radicalmente l’intero paradigma della campagna elettorale», ossia «l’organizzazione di un attentato alla vita di Viktor Orbán».
«Un simile incidente sposterà la percezione della campagna dal regno razionale delle questioni socioeconomiche (uno dei motivi del calo di consensi per il premier ungherese, ndr) a quello emotivo, dove i temi-chiave diventeranno la sicurezza dello Stato e la stabilità del sistema politico», si legge nel documento. Il portavoce di Orbán, Zoltán Kovács, non ha risposto alle richieste di commento sulle presunte interferenze russe nel voto ungherese.