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 2026  marzo 23 Lunedì calendario

Gli italiani e il sesso

Piacere, desiderio, sesso, libido. Sono parole che non fanno più arrossire nel 2026. Eppure c’era un tempo – non molto lontano – in cui questi termini erano trattati come il servizio buono della nonna, quello di porcellana per intenderci: esisteva ma guai ad usarlo davvero. Si teneva lì, dietro un vetro, da guardare poco. Da commentare ancora meno. Un grande classico tutto all’italiana: far finta di non sapere ciò che sanno tutti. E che tutti fanno. Nel frattempo, però, ci siamo sempre raccontati benissimo. Popolo di seduttori, grandi amanti, maestri dell’eros. Una reputazione costruita più a colpi di cinema, romanzi e frasi cult – da quel “’O famo strano” di Carlo Verdone in “Viaggi di nozze” – che su dati reali. Poi, dopo venticinque anni, il Censis è tornato a fotografare la vita sessuale degli italiani. E il risultato è meno scandaloso di quanto si pensi, ma molto più interessante. Non emerge un Paese improvvisamente disinibito, né tantomeno trasgressivo. La verità è molto più semplice: non abbiamo scoperto il piacere adesso. Abbiamo smesso di far finta che non esista. Nel 2000, quando uscì la prima indagine – una sorta di versione italiana del Rapporto Kinsey – il sesso era ancora qualcosa che si faceva molto e si raccontava poco. Oggi, invece, si racconta (quasi) quanto si fa. E soprattutto, senza troppe sovrastrutture. Non è più il segreto di Pulcinella: è il gruppo WhatsApp. «L’aspetto social fa da padrone nelle relazioni moderne», spiega il sessuologo clinico Fabrizio Quattrini, presidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica e docente all’Università dell’Aquila e Unicusano di Roma.
DIGITALE
«Ma sarebbe molto importante in quest’epoca dove tutto viaggia sul digital avere un’educazione al porno, un’educazione al social e a tutto quello che appartiene all’alfabetizzazione della sessualità». Perché il rischio, aggiunge, «è che manchino gli strumenti per distinguere tra esperienza e rappresentazione». Il 32,5% degli italiani, infatti, tra i 18 e i 60 anni dice – secondo l’indagine Censis – di aver conosciuto almeno un partner sessuale sui social. Che sia Instagram, Facebook o una app di incontri, la scintilla oggi passa spesso da uno schermo. Un like, un match, una risposta veloce in chat: il corteggiamento si è fatto digitale. E con le nuove tecnologie cambia anche il modo di vivere l’intimità. Il cosiddetto sexting – lo scambio di messaggi, immagini e video hot – è ormai pratica diffusa, soprattutto tra i più giovani: lo fa il 43,4% dei 18-34enni. Il 31,2% invia immagini esplicite, il 28,3% sperimenta forme di autoerotismo a distanza, il 15,9% si fotografa o si riprende durante i rapporti. Se un tempo si lasciava un ricordo, oggi si lascia una traccia più tech.
E poi c’è un’altra cosa che cambia: il modo in cui teniamo insieme – o separiamo – sesso e sentimento. Prima c’erano Amore e Psiche, i protagonisti della storia raccontata da Apuleio nelle Metamorfosi: inseparabili, complicati, sempre lì a rincorrersi tra prove e drammi. Il modello era quello. L’eros dentro l’amore, possibilmente per sempre. Oggi quel legame si allenta. Il 58,8% degli italiani pensa che sesso e amore possano anche viaggiare separati. Tra le donne il cambiamento è netto: dal 35,7% del 2000 al 56,4% di oggi. Gli uomini restano su percentuali alte (61,2%), ma qui la novità è soprattutto femminile. Non è cinismo, è una sessualità più individualizzata, meno ingabbiata nei modelli tradizionali, ma non per questo più superficiale. È togliere al sesso il peso di dover sempre significare qualcosa di più. E poi c’è un dato che sorprende. «Mi colpisce l’età del primo rapporto sessuale. Secondo il rapporto Censis resta abbastanza alta, a differenza di quanto spesso si immagina», aggiunge il sessuologo Quattrini. I numeri lo confermano: l’età media della “prima volta” si attesta intorno ai 19 anni. Tra gli uomini, chi inizia prima dei 18 anni scende dal 46,7% al 29,4%. Tra le donne aumenta chi inizia prima dei 18 dal 29,3% al 35,8%.
COPPIA STABILE
Eppure – perché c’è sempre un però – mentre si parla di relazioni liquide, swipe e incontri occasionali, la realtà è molto meno Netflix di così. L’80,4% degli italiani ha rapporti solo con il partner stabile. E soprattutto: le coppie fanno più sesso dei single. Sì, esatto. La realtà dei cuori solitari è più vicina a Bridget Jones sul divano che mangia gelato in vaschetta – e piange le sue pene d’amore – che a Carrie Bradshaw in Sex and the City. E i numeri lo raccontano bene: chi è in una relazione stabile, il 34,2% ha rapporti due o tre volte a settimana e il 31% una volta a settimana; tra i single le quote scendono all’8% e all’8,2%. E anche sulla soddisfazione non c’è partita: si dichiara soddisfatto della propria vita sessuale il 68,9% di chi ha una relazione stabile, contro il 29,8% dei single.
Ma il vero segreto di Pulcinella cade definitivamente qui: il porno lo guardano tutti. Il 59,3% degli italiani, per essere precisi. Più gli uomini (76,6%), ma anche le donne (41,5%). E quasi il 39% pensa che possa migliorare la propria sessualità.
Ma il punto non è più solo quello che si guarda. È come cambia l’immaginario. «Donne che tradiscono, donne che guardano porno, donne molto più attive anche nel promuovere la propria sessualità: il fatto che questi dati vengano confermati è molto importante», osserva il sessuologo Fabrizio Quattrini. Perché oggi il desiderio non passa più soltanto dai video.
ROMANZI
Si legge, si consuma in serie, si normalizza. «I romanzi “spicy” – quelli con i famosi peperoncini in copertina che indicano il livello di scene esplicite – sono diventati bestseller. E le maggiori fruitrici sono proprio le donne». Le piattaforme streaming fanno il resto: basta pensare a Bridgerton, la serie Netflix ambientata nell’epoca Regency, dove ufficialmente il sesso era un tabù e ufficiosamente è ovunque. E forse è proprio questo il punto. Non è che gli italiani facciano cose così diverse da prima. Il sesso è sempre quello. È cambiato tutto il resto: il modo in cui lo guardiamo, lo leggiamo e lo raccontiamo.