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 2026  marzo 23 Lunedì calendario

Leonardis prende La Stampa ma saranno altri a metterci i soldi

Lui ci mette la faccia e le relazioni, ma i soldi li mettono soprattutto gli altri. Alberto Leonardis, l’imprenditore nato all’Aquila nel 1965 divenuto proprietario di sei giornali locali con lo smantellamento del gruppo Gedi ad opera di John Elkann, possiede solo il 3% di Sae, la società che ha firmato il contratto preliminare per l’acquisto della Stampa. Resta però da definire un aspetto chiave: chi metterà i soldi? Perché la Sae, con i bilanci tinti di rosso e debiti in crescita, non ha le risorse per un investimento stimato intorno ai 20 milioni di euro per l’acquisto della testata torinese. Al prezzo bisogna aggiungere gli investimenti per garantire la continuità aziendale di un giornale in perdita con 178 giornalisti.
Secondo le visure camerali al 30 giugno 2025 Sae Spa ha 21 azionisti, con interessi che vanno dalle costruzioni alla finanza, dall’informatica al baratto pubblicitario con prodotti di consumo. Leonardis, che si definisce “un aggregatore di capitali”, detiene il 3% attraverso Almi, Srl con appena 10mila euro di capitale posseduta insieme alla moglie, Maria Mihaela Malinci. Alla partenza nel 2020, quando Leonardis ha comprato da Elkann Il Tirreno e le testate emiliane (Gazzetta di Reggio, Gazzetta di Modena, La Nuova Ferrara), il 90% apparteneva a quattro soci guidati dal costruttore livornese Maurizio Berrighi e dal distributore di giornali di Grosseto M & S Srl. Ma con le successive ricapitalizzazioni la platea si è evoluta.
Il passaggio decisivo è nel 2022, quando Leonardis ha comprato da Elkann La Nuova Sardegna e ha trasferito la sede di Sae da Piombino a Sassari. Sae ha figliato una nuova Spa controllata al 51%, Sae Sardegna, nella quale Leonardis ha attirato due potenti locali, Antonello Cabras, ex Psi ed ex Pd, già presidente della Regione, e Maurizio De Pascale, imprenditore delle costruzioni e presidente della Camera di commercio di Cagliari, proprietaria dell’aeroporto. La Fondazione di Sardegna, della quale Cabras è il dominus anche senza più cariche, ha acquisito il 22% di Sae Sardegna per 1,037 milioni. Una quota analoga l’ha presa De Pascale. Cabras e De Pascale hanno forti interessi in Sardegna, in particolare nel controverso piano di concentrazione degli aeroporti in una holding regionale con soci privati come F2i e BlackRock.
Tra bilanci in rosso e piani di espansione in aziende di comunicazione, alla ricerca di margini più alti dell’editoria, nel 2024 Sae Spa ha lanciato cinque aumenti di capitale per 14,5 milioni, attirando nuovi soci. Fondazione Sardegna ha messo 5 milioni, la somma è nel bilancio 2024 dell’ente per un costo di 5,83 milioni, compresi gli “oneri accessori”. L’ente ha iniettato già 7 milioni nel gruppo Sae, ma questo non sembra un problema per quella che è la principale fondazione azionista di Cdp, cassaforte del Mef, con l’1,757% e il secondo azionista con il 10,2% di Bper, la banca modenese di cui Cabras è vicepresidente, finanziatrice del gruppo Sae insieme a Mps, Banco Bpm, Bcc di Castagneto Carducci.
La Fondazione Sardegna è così diventata il terzo azionista di Sae con il 14,36%, dietro a Berrighi e a M & S scesi al 17%, oltre al 22% di Sae Sardegna. Sono entrate in Sae anche altre fondazioni bancarie: la modenese Carimonte Holding ha versato 2 milioni, Fondazione Pescarabruzzo 500mila euro. In Sae Lombardia, che nel 2025 ha comprato da Gedi La Provincia Pavese, è entrata la Fondazione del Monte di Lombardia con 250.500 euro su un capitale di un milione. I conti di Sae sono in rosso dalla nascita: -73.818 euro nel 2020, le perdite sono aumentate fino a -362.359 euro nel 2024, su un valore della produzione di 29 milioni, con due milioni di contributi dallo Stato.
I debiti finanziari netti sono aumentati da 2,89 a 7,27 milioni, il patrimonio netto è salito da 3,39 a 15,9 milioni grazie agli aumenti di capitale. Sae Sardegna nel 2024 ha dichiarato una perdita di un milione, con 835mila di contributi dello Stato. Nel bilancio consolidato 2024 il gruppo Sae ha un valore della produzione di 83,9 milioni e una perdita netta di -1,35 milioni, la perdita di competenza del gruppo è di -969mila euro. Il gruppo dichiara debiti finanziari netti per 22,3 milioni. Leonardis ha affermato, anche negli incontri con il cdr della Stampa, che con gli acquisti delle agenzie di comunicazione, pubblicità ed eventi Different, Next14 e Uniting avvenuti negli ultimi due anni ha affiancato all’editoria un’attività più redditizia per sostenere il bilancio. Secondo fonti del gruppo nel 2025 i ricavi aggregati nell’editoria sono 47,5 milioni, nella comunicazione integrata 130 milioni, con un “Ebitda previsionale” sui 15 milioni, di cui 2 milioni nell’editoria. A livello consolidato i ricavi sarebbero sui 140 milioni, ma non ci sono indicazioni sul risultato netto.
Leonardis sta cercando nuovi soci per sostenere i conti del Tirreno, conferito alla nuova società Sae Toscana. Per comprare La Stampa Leonardis intende creare una nuova controllata, Sae Piemonte, nella quale entrerebbero soci di minoranza del Nord-Ovest con un aumento di capitale. “No comment” sulla disponibilità della Federtennis presieduta dal cagliaritano Angelo Binaghi. Anche Sae Spa però dovrebbe fare un aumento di capitale: Fondazione di Sardegna e le altre fondazioni azioniste potrebbero sostenere ancora Leonardis. Il quale per la “Busiarda” immagina uno sviluppo dei ricavi con eventi a pagamento per aziende (modello già collaudato da Sae) e un notiziario online per gli italiani negli Stati Uniti. Sottovoce si parla anche di tagli all’occupazione, con prepensionamenti dei giornalisti che potrebbero portare a 30 uscite entro il 2027 e altre 30 nel 2028-2029.