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 2026  marzo 23 Lunedì calendario

Netanyahu: "Adesso l’Europa ci aiuti"

«È ora di vedere i leader del resto dei Paesi unirsi a noi». L’invito di Benjamin Netanyahu, soprattutto ai Paesi europei, è chiaro. Visitando l’area residenziale di Arad, nel Negev, colpita sabato da un missile iraniano non intercettato (impatto che ha provocato oltre cento feriti, alcuni in maniera grave) il premier israeliano ha avuto modo di ricordare che aveva già avvisato «più volte che il regime iraniano ha la capacità di raggiungere il cuore dell’Europa. Dopotutto hanno già colpito Paesi europei, come Cipro. Hanno messo tutti nel mirino».
Netanyahu ha anche sottolineato il blocco navale che, soprattutto, impatta sulle rotte dell’energia e del carburante «cercando di minacciare l’intero mondo. Di quali altre prove avete bisogno per capire che questo regime, che minaccia il mondo intero, deve essere fermato?». L’esercito sta indagando sui motivi per cui il sistema antimissilistico non ha intercettato il vettore che ha portato oltre duecento feriti e distruzione nel Negev, anche a Dimona dove, non lontano dalla città, c’è una centrale nucleare. Non è chiaro se abbia fallito il sistema americano Thaad o uno dei sistemi israeliani. Che comunque hanno una percentuale di intercettazione prossima al cento per cento.
Secondo l’esercito, dall’inizio della guerra, è stato intercettato più del 93% dei missili lanciati da Iran e Libano. I militari spiegano che quasi tutti i feriti non si erano riparati nei rifugi. Ieri otto salve di missili sono state lanciate dall’Iran contro Israele, alcune con testate a grappolo, che hanno colpito anche il centro di Tel Aviv e le città vicine, ferendo una quindicina di persone. Invece, un uomo è morto al nord per un razzo lanciato da Hezbollah, anche se l’esercito sta indagando sulla possibilità che sia stato ucciso dalla contraerea.
Nel Libano, Israele continua la sua massiccia azione bellica. Il ministro della difesa Katz, in mattinata, aveva auspicato di operare nel sud del Paese dei cedri come a Gaza, distruggendo le infrastrutture vitali. Mentre la bandiera con la stella di Davide veniva issata in un villaggio sciita nel sud del Libano, l’aviazione distruggeva il ponte Qasmiya sul fiume Litani, per bloccare gli spostamenti di Hezbollah. Il ponte rappresentava un’importante via di collegamento per Tiro e la sua distruzione ora completa l’isolamento del sud, dove i militari israeliani continuano a muoversi.
Ucciso anche un capo delle forze di élite Radwan. Se per il presidente del Libano, Joseph Aoun, la distruzione dei ponti e delle infrastrutture rappresenta una «pericolosa escalation per preparare una invasione di terra e una zona cuscinetto», per il capo di stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, la guerra a Hezbollah è solo all’inizio e porterà all’isolamento del gruppo.
Non si ferma neanche il conflitto a Gaza, dove sembra che Hamas stia rialzando la testa e controlli anche gli aiuti in arrivo. In un raid, Israele ha ucciso quattro palestinesi, tra cui tre agenti di polizia e un militante del gruppo accusati di pianificare un attentato.
Difficile anche la situazione in Cisgiordania. La settimana scorsa una famiglia palestinese in auto è stata uccisa da militari che hanno detto di aver visto la vettura dirigersi contro di loro; l’altro ieri è stato invece ucciso un colono diciottenne. Da qui è nata la vendetta dei coloni che sia nella notte tra sabato e domenica sia ieri sera, hanno preso di mira diversi villaggi palestinesi.