repubblica.it, 23 marzo 2026
Le questure di Venezia e Vicenza condannate per le lungaggini sulle richieste d’asilo
Entro 90 giorni il Viminale dovrà porre rimedio “all’inefficienza strutturale” delle questure di Vicenza e Venezia che ha impedito a centinaia di richiedenti asilo di presentare domanda. Lo ha stabilito il Tar del Veneto, affermando che si tratta di una “una disfunzione organizzativa non occasionale, bensì strutturale”, espressione di una specifica scelta dell’amministrazione.
È una sentenza storica che rischia di avere effetti a cascata su tutte le questure d’Italia e causare non pochi problemi al Viminale, quella emessa dai giudici amministrativi in risposta alla class action presentata da sette associazioni, Asgi, Cadus, Casa di Amadou, Emergency, Lungo la Rotta Balcanica, Oxfam Italia, Spazi Circolari. Motivo? Sebbene già in passato diversi tribunali abbiano condannato l’inerzia amministrativa di uffici come quello di Torino, per la prima volta i giudici sottolineano che le lunghe code che si formano dietro le porte degli uffici Immigrazione sono il risultato di una precisa strategia.
Le associazioni che hanno presentato la class action sono le realtà che spesso sui territori tentano di rimediare alle inerzie e inefficienze e dare sostegno a chi avrebbe tutti il diritto di avere assistenza ma si ritrova in strada. Presentare richiesta asilo, hanno ricordato le associazioni ricorrenti, è un diritto inalienabile, regolato da norme e procedure definite e soggetto a tempi precisi. “Non riuscire a farlo perché le questure diventano muro di gomma significa essere privati di diritti fondamentali, dalla salute a un alloggio dignitoso, oltre a sprofondare in una condizione di clandestinità né voluta, né cercata”.
Considerazioni che il Tar ha condiviso. Accogliendo entrambi i ricorsi, i magistrati hanno accertato che i termini di legge per la presentazione delle richieste di asilo sono stati sistematicamente violati e che l’attuale organizzazione degli uffici preposti è “inidonea e insufficiente sia rispetto alle risorse disponibili sia rispetto allo sforzo organizzativo esigibile ai sensi della normativa”. Traduzione, le forze ci sono, ma vengono destinate altrove.
Le prove fornite dalle Questure per dimostrare l’impossibilità di fare di più – si spiega nelle due sentenze – sono state considerate insufficienti e bacchettate sono arrivate anche all’indirizzo del Viminale, accusato di “inerzia” nel fornire dati comparativi che permettessero di “leggere” la situazione a Vicenza e Venezia. Ecco perché per i giudici, la privazione del diritto di presentare richiesta d’asilo non è una semplice inefficienza o un caso, ma il risultato di precise strategie. “L’assetto organizzativo prescelto – affermano – non è calibrato per assicurare, con continuità, il rispetto degli stringenti termini di legge”.
Adesso al Viminale toccherà porre rimedio. Il Tar ha infatti condannato “il Ministero dell’Interno a porre rimedio alla situazione di inefficienza di cui in motivazione mediante l’adozione degli opportuni provvedimenti, entro il termine di 90 giorni dalla comunicazione o dalla notificazione della presente sentenza”.
Da parte loro, le questure entro tre mesi dovranno ripristinare la legalità attraverso una riduzione progressiva dei tempi di attesa, lo smaltimento dell’arretrato e l’introduzione di “una gestione efficiente del procedimento di presentazione delle domande, facilitando l’accesso degli interessati agli uffici e garantendo la tempestiva raccolta delle manifestazioni di volontà di richiedere la protezione internazionale”. Tutto deve avvenire – sottolineano i magistrati – “nei limiti delle risorse strumentali, finanziarie ed umane già assegnate in via ordinaria e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.
Per le associazioni si tratta di sentenze importanti. E adesso la speranza è che “aprano un varco” perché la disfunzione, sottolineano, “non è territoriale, ma di sistema” e come riconosciuto dal Tar “assolutamente voluta”.