repubblica.it, 23 marzo 2026
Damasco, stop agli alcolici. Proteste contro le autorità
Le restrizioni sulla vendita di alcolici imposte dal nuovo governo hanno suscitato proteste e apprensione in Siria, facendo temere una svolta conservatrice sulle libertà individuali. Nei giorni scorsi il governatorato di Damasco ha annunciato limitazioni al commercio di alcool in tre quartieri della capitale prevalentemente abitati da cristiani e un divieto di consumo di alcolici in bar, ristoranti e locali notturni, dando agli esercenti tre mesi di tempo per adeguarsi alle nuove norme.
L’iniziativa ha scatenato indignazione sui social media e una manifestazione di protesta di centinaia di persone a Bab Touma, uno dei quartieri cristiani di Damasco. “Le libertà personali sono una linea rossa”, era scritto su molti cartelli agitati dai dimostranti. “Siamo qui per proteggere un’ideale”, ha dichiarato a un’agenzia di stampa inglese Issa Qazah, uno scultore 45enne, nei pressi della Città Vecchia della capitale.
Forze di sicurezza in armi hanno presidiato la zona, circondando i manifestanti, ma la protesta si è svolta senza incidenti. Dalla caduta del regime totalitario di Bashar al-Assad nel dicembre 2024, le nuove autorità islamiste hanno imposto misure che hanno destato ansia per l’apparente ascesa del conservatorismo religioso. L’anno scorso le autorità hanno reso obbligatorio l’uso di costumi da bagno integrali sulle spiagge pubbliche e la provincia costiera di Latakia ha vietato alle dipendenti pubbliche di truccarsi sul lavoro.
Riguardo al divieto di alcolici, il governatorato di Damasco l’ha giustificato citando lamentele dei residenti e il desiderio “di eliminare le pratiche contrarie alla morale pubblica”. In seguito, tuttavia, il governo ha specificato che la decisione non si applica agli alberghi maggiormente frequentati da stranieri e che sta valutando una possibile esenzione per i ristoranti “che servono una clientela turistica”.
Il presidente siriano ad interim Ahmed al Shara, che ha preso il potere dopo una fulminea rivoluzione mettendo fine a mezzo secolo di dittatura di Assad padre e Assad figlio, si è impegnato a proteggere le minoranze, rispettare il pluralismo e unire il Paese, inviando segnali distensivi anche nei confronti di Israele. Per questo è stato ricevuto con tutti gli onori da Donald Trump alla Casa Bianca. Ma i timori della minoranza cristiana si sono acuiti dopo l’attentato suicida dello scorso giugno in una chiesa di Damasco, che ha causato 25 morti, e ora con le limitazioni alla vendita di alcolici.
La religione islamica, maggioritaria in Siria, proibisce il consumo di alcol, ma la dinastia totalitaria degli Assad, pur sopprimendo ogni libertà politica, predicava un’ideologia secolarista, permettendo alla popolazione di bere bevande alcoliche, alle donne di vestire come volevano, a tutti di frequentare locali notturni.
Ex-seguace di movimenti islamisti radicali, al Shara viene invece da una formazione profondamente religiosa. Dopo le proteste, sabato sera un comunicato del governo si è scusato con la minoranza cristiana “per ogni fraintendimento”, affermando che le nuove misure “non interferiscono con le libertà personali dei cittadini” e minimizzandole come regolamentazioni che, con varie differenze, esistono in ogni Paese. Ma il provvedimento accresce i dubbi su dove stia andando la Siria.