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 2026  marzo 23 Lunedì calendario

Stretta dell’antiterrorismo: arrestato un altro bombarolo

Un arresto a Catania. Un volantino tradotto in più lingue perché arrivi ovunque deve arrivare. I “compagni” che si firmano con nome e cognome, perché tutti sappiano chi rivendica. E poi la paura per gli appuntamenti in piazza: le iniziative già in programma in solidarietà ad Alfredo Cospito in tutta Italia, in vista delle udienze di maggio sul suo 41 bis. Ma anche il “No Kings” del 28 marzo a Roma, giornata di mobilitazione globale convocata dalla rete americana contro «la torsione autoritaria, l’attacco alla democrazia e al multilateralismo». Una manifestazione pacifica, con sindacati e associazioni e già decine di migliaia di adesioni, ma che – temono gli investigatori – potrebbe essere sfruttata da frange più radicali per alzare la tensione.
È qui che si inserisce la stretta dell’Antiterrorismo, con il «livello di attenzione alto» dopo la morte di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, per prevenire possibili nuove iniziative dentro la galassia anarchica. A Catania, l’altra notte, è stato arrestato Giuseppe Sciacca, esponente di spicco dell’area anarchica insurrezionalista. È destinatario di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale di Torino: deve scontare una condanna definitiva a 4 anni e 5 mesi di reclusione per reati legati alla fabbricazione, detenzione e porto di materiale esplosivo nell’ambito dell’operazione “Scintilla”.
Classe 1979, Sciacca è considerato un militante di lungo corso. I precedenti vanno dal lancio di bottiglie incendiarie contro la stazione dei carabinieri di piazza Dante a Catania nel 2004, agli episodi del 2008 tra Trento e Parma, fino all’inchiesta torinese del 2019. Negli ultimi anni la presenza anche all’estero, tra Spagna e Francia, in contesti legati all’area antagonista e a immobili occupati dove erano stati rinvenuti ordigni.
Un arresto che arriva mentre gli investigatori monitorano una fase considerata delicata. Nelle settimane precedenti, secondo quanto ricostruito, era già stata messa in cantiere una sequenza di iniziative destinata a proseguire fino a maggio, quando è atteso un nuovo passaggio sul regime di 41 bis per Alfredo Cospito. Ed è proprio la figura di Cospito che torna al centro: il detenuto anarchico è considerato un punto di riferimento simbolico e, in queste ore, viene osservato con ancora maggiore attenzione anche all’interno del circuito carcerario.
Poi c’è il documento circolato dopo la morte dei due militanti. Un testo che rilancia: «Più forti della morte». E ancora: «Sara e Sandro sono morti in azione, sono morti combattendo. La guerra sociale non è una recita, uno stile di vita o una sottocultura. È anzitutto una guerra». Fino alla frase che gli investigatori considerano centrale: «La libertà è una qualità che si sperimenta mettendosi a rischio».
Quel documento è stato tradotto in francese, inglese e greco e rilanciato nei circuiti anarchici europei, con l’obiettivo di allargare il messaggio oltre i confini nazionali. Un elemento che pesa nelle valutazioni dell’Antiterrorismo. Così come pesa la firma in calce: tra le sigle e le adesioni compaiono anche i nomi di Natascia Savio e Luigi di Faenza. Per gli investigatori, dietro quest’ultimo ci sarebbe Luigi Palli, figura tutt’altro che marginale, considerato uno dei riferimenti dell’area anarchica italiana e più volte emerso in indagini su azioni incendiarie e sabotaggi. Non due sconosciuti, dunque. E soprattutto non è usuale che nomi di questo livello compaiano in modo così esplicito. Un segnale. Un altro.