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 2026  marzo 23 Lunedì calendario

Chiude due ore prima, McDonald’s lo licenzia e gli chiede 70mila euro di danni. Ma il giudice dà ragione al lavoratore

Il manager chiude McDonald’s di Mori Stazione a Rovereto con due ore di anticipo, abbassando le serrande alle 22 invece che a mezzanotte. La risposta della società che gestisce il punto vendita? Il suo licenziamento per giusta causa.
A un anno e mezzo dall’estromissione dal posto di lavoro, il trentottenne è stato reintegrato dal giudice del lavoro di Rovereto Michele Cuccaro. E non solo: il tribunale ha ordinato alla società anche di pagare al suo dipendente un’indennità di 32.000 euro che corrisponde a dodici mensilità di stipendio oltre al versamento dei contributi previdenziali. La società convenuta è stata condannata anche a pagare altri tremila euro per lite temeraria come stabilisce l’articolo 96 del codice di procedura civile. Questa norma prevede un risarcimento a carico della parte che agisce o resiste in giudizio con malafede o colpa grave. Si tratta di una condanna che si verifica assai raramente nei giudizi civili.
Nell’ambito del processo, la datrice di lavoro aveva chiesto 70.000 euro al suo dipendente a titolo di risarcimento dei danni subiti a causa della riduzione degli incassi di quella sera e della lesione d’immagine. «Va osservato – scrive il dottor Cuccaro nella sentenza depositata in tribunale pochi giorni fa – come la richiesta di risarcimento della società per la chiusura di due ore di un locale e per indimostrate e fantasiose lesioni all’immagine appare talmente iperbolica da giustificare una condanna per responsabilità aggravata». C’è stata «una palese mala fede che ha caratterizzato la proposizione della domanda riconvenzionale».
La vicenda ha origine dalla chiusura anticipata del McDonald’s disposta dal manager allora trentaseienne, assunto nella catena di fast food il 2 dicembre 2013. È il 9 settembre 2024 e proprio in quel giorno era iniziato l’anno scolastico. Il punto vendita era stracolmo di clienti anche perché molte famiglie si erano recate nel fast food per festeggiare il primo giorno di scuola dei bambini. L’allora responsabile del McDonald’s ha subito capito la malaparata e ha così inviato un messaggio alle 19.19 sul gruppo whatsapp con la presenza anche del direttore e vice direttore. In quella missiva, aveva segnalato la presenza di un numero di dipendenti inferiore rispetto al piano gestionale in uso da anni nei ristoranti della catena, nata in California nel 1940. La risposta dei responsabili è arrivata solo alle 23.01 quando il locale era già stato chiuso alle 22. Era rimasto aperto fino a mezzanotte solo il servizio Drive, dedicato a chi consuma il pasto in auto.
I vertici della società, però, non hanno sentito ragione e il 24 settembre di due anni fa hanno disposto il licenziamento del manager di origine dominicane. Il manager si è rivolto agli avvocati Nicola Canestrini e Federico Massara che il primo agosto 2025 hanno presentato il ricorso davanti al tribunale del lavoro.
«La condotta tenuta dal ricorrente nella sera del 9 settembre 2024 – esordisce la sentenza del giudice del lavoro di Rovereto – non è minimamente idonea a giustificare un licenziamento per giusta causa». Anche perché era emerso come il «McDonald’s di Rovereto presentasse una significativa carenza di personale esperto, ripetutamente segnalata dai vari manager tanto alla direzione quanto alla proprietà».
Ora il trentottenne sta attendendo le disposizioni aziendali per tornare ad occupare il suo posto di lavoro e ha già chiesto la corresponsione delle dodici mensilità come disposto dal giudice nella sentenza depositata pochi giorni fa.