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 2026  marzo 23 Lunedì calendario

Intervista a Umberto Guidoni

«Che meraviglia. Ero entrato volando nella stazione spaziale, emozionato e colpito dall’ampio volume intorno dopo aver vissuto nelle ristrettezze dello shuttle Endeavour. Così emozionato, dicevo, che non mi resi conto subito di essere il primo astronauta europeo a mettere piede nella casa cosmica internazionale». È difficile trattenere l’entusiasmo di Umberto Guidoni, 71 anni, romano, ricordando la sua seconda impresa spaziale avvenuta nell’aprile di 25 anni fa. Eppure, nel marzo di cinque anni prima, 30 anni fa, accompagnava con un altro shuttle, Columbia, il satellite a filo italiano Tethered per generare energia in orbita. Missione altrettanto rilevante, condivisa da un secondo astronauta italiano, Maurizio Cheli, ma parzialmente fallita.
Quando comprese di essere il primo europeo, quali pensieri correvano nella sua mente?
«Capii, intanto, che non era un caso e la scelta aveva diversi motivi. Prima di tutto, nella stiva dello shuttle c’era il modulo Raffaello costruito in Italia, riempito di quattro tonnellate di cibo, strumenti, vestiti, che sarebbe stato svuotato una volta agganciato alla stazione. Di queste operazioni mi dovevo occupare. Inoltre con quella spedizione l’Europa entrava in scena nella grande impresa della casa orbitale che allora era solo agli inizi della costruzione con appena quattro moduli abitabili, dunque era un passaggio importante. Perciò l’emozione cessò rapidamente sostituita dall’orgoglio di rappresentare l’Italia e l’intero continente come astronauta dell’Agenzia spaziale europea».
A sottolineare l’importanza ci fu, infatti, il collegamento con il presidente Ciampi dal Quirinale. Che cosa vi siete detti?
«Il presidente era felice di vedermi e sentirmi tanto che esordì dicendo: “Oggi è il 25 aprile, una festa importante per il nostro Paese, e non avrei mai immaginato in una ricorrenza tanto particolare di parlare con un connazionale addirittura nello spazio”. La sua espressione mi commosse e quando risposi dimenticai di schiacciare il pulsante del microfono sembrando come un pesce nell’acquario. Al centro di controllo di Houston ci fu un attimo di trambusto. Poi compresi il guaio e tutto proseguì. Tra l’altro avevo portato sulla stazione lo stendardo della presidenza della Repubblica che restituii dopo il battesimo cosmico».
Avete affrontato altri argomenti?
«Sì, e dopo aver risposto al saluto del comandante Kent V. Rominger accanto a me, il presidente mi chiese dove mi trovavo in quel momento intorno alla Terra. Essendo in un abitacolo senza oblò, non lo sapevo esattamente; ricostruii comunque il percorso e precisai che eravamo sull’Oceano Pacifico. La sua curiosità tuttavia non si esaurì nel collegamento e continuò nell’incontro al Quirinale, dopo il rientro sulla Terra, dove tutto avvenne in modo informale. Anzi, c’era una scolaresca in visita e il presidente doveva salutarla. La signora Franca, sempre straordinaria, gli suggerì di farsi accompagnare da me, così avrebbe avuto maggiore effetto. Poi, lei prese per mano mio figlio piccolo, Luca, arrivando all’incontro prima di tutta la delegazione».
Ma dopo il ritorno sulla Terra, lo spazio lentamente svanì dai suoi orizzonti guardando altrove...
«Solo in parte, direi che si è trasformato. E non poteva essere diversamente. Ero diventato astrofisico, affascinato, da bambino, dalla lettura dell’enciclopedia Conoscere, venduta allora porta a porta. Dopo il volo rimasi nel centro dell’Esa in Olanda, seguendo alcuni esperimenti. Ma al momento delle elezioni europee del 2001 ricevetti la proposta di candidarmi come indipendente nella lista dei Comunisti italiani. Accettai, perché pensavo di poter dare un contributo partendo dalla mia esperienza di scienziato e astronauta. Ero stato attratto da questa prospettiva dopo aver condiviso al Parlamento Europeo dei colloqui per la preparazione di un libro bianco sullo spazio dedicato alla politica del settore per l’Unione. Da quelle discussioni nacquero il Gps europeo Galileo e i satelliti per l’osservazione della Terra».
Negli anni trascorsi a Bruxelles riuscì a raggiungere i risultati desiderati?
«Sì, in una certa misura. Intanto rimasi deluso dalle assenze dei parlamentari per cui l’interazione non era facile. Però, come membro della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, diedi un contributo alla direttiva sulle norme restrittive per combattere la pirateria informatica. Ma non solo, in seguito condivisi i lavori di altre commissioni dedicate dal cambiamento climatico alla sanità e alla sicurezza alimentare. E furono discussioni utili».
La politica diventò quindi la sua nuova vita. Sognava grandi prospettive?
«Ci credevo. Ma intanto uscii dai Comunisti Italiani e con Nichi Vendola e Claudio Fava partecipai alla fondazione dell’associazione Per la Sinistra. Mi ripresentai alle elezioni europee del 2009, ma non venni rieletto. Continuai a livello nazionale, ma più il tempo passava più aumentava la delusione non riuscendo a concretizzare alcunché: inutilmente avevo sperato in una sinistra più aperta. Quindi decisi di abbandonare la politica».
Perché nel frattempo erano emersi altri interessi, nuovi obiettivi?
«È vero. In quegli anni mi era capitato di partecipare ad alcune trasmissioni radiofoniche e da una di queste era nato il mio libro Dalla Terra alla Luna. Erano state esperienze casuali, tuttavia sempre più appassionanti. Da allora mi sono dedicato solo alla divulgazione scrivendo sui giornali e soprattutto libri, anche per ragazzi».
Lei ha raccontato la delusione nell’incontro organizzato da Le Iene, mettendola a confronto con i sostenitori della teoria del terrapiattismo.
«Ne uscii scoraggiato. Non è stato piacevole. L’impresa si è rivelata subito impossibile, pur cercando di trovare un filo comune. Erano in due, uno di loro più convinto dell’altro, ma non c’è stato verso di trovare parole d’intesa. Spiegai di aver compiuto il giro del nostro pianeta ogni novanta minuti e di aver visto direttamente che la Terra era rotonda viaggiando alla velocità di 27 mila chilometri orari. Quando pronunciai questo numero il più determinato dei due mi bloccò dicendomi che non era possibile viaggiare a quella velocità. Gli chiesi perché, e la risposta è stata che se avessi superato i cinquemila chilometri orari mi sarei trasformato in una scimmia. Rimasi senza parole e da quel momento non aprii più la bocca. Con i terrapiattisti non si può parlare».
Nello stesso anno ci fu un’altra delusione, mi sembra?
«Sì, ma non importante. M’invitarono a partecipare su Sky come concorrente della seconda edizione di Celebrity MasterChef Italia. Mi piace la cucina, anche se non ho una grande arte: venni eliminato alla prima puntata».
Ora la stazione spaziale dove ha messo piede come primo europeo 25 anni fa verrà fatta disintegrare nell’atmosfera intorno al 2030. Come ha accolto la notizia ?
«Come una pessima notizia. È vero che la grande base ha i suoi anni ormai, essendo abitata dal 2000, però poteva continuare ad ospitare astronauti. Ci sono i privati che stanno programmando delle piccole stazioni con cui effettuare attività commerciali. Ma con ISS si chiude anche quella magnifica e unica collaborazione internazionale che ne aveva favorito la nascita. Ognuno va per conto proprio».
Tornando alla passione dello scrivere, di recente ha pubblicato anche un libro di fantascienza. Lo spazio vero di cui è stato due volte protagonista non le basta più ?
«Rimane la mia prima passione. Ma sono attratto dal futuro tutto da inventare e mi piace una fantascienza capace di offrirci una visione positiva della nostra evoluzione e non le immagini negative che abbiamo visto nel film Blade Runner. Però scrivere della buona fantascienza è arduo».
Nostalgia dello spazio, delle astronavi e della Terra azzurra che le ruota davanti agli occhi?
«Sì, soprattutto ora che si sta per tornare sulla Luna e preparando il futuro sbarco su Marte. Vorrei poter di nuovo indossare la tuta spaziale, ma devo limitarmi alla tastiera del mio computer».