Corriere della Sera, 23 marzo 2026
Poste, offerta per comprare tutta Tim
L’obiettivo è «promuovere il consolidamento delle telecomunicazioni in Italia». Così, a marzo 2025, Poste Italiane spiegava la decisione di diventare primo azionista di Tim. Nessuno avrebbe però immaginato che, per perseguirlo, un anno più tardi la società guidata da Matteo Del Fante avrebbe promosso una scalata proprio al primo operatore telefonico nazionale. E, invece, a sorpresa ieri il consiglio di Poste ha annunciato il lancio di un’Offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) da 10,8 miliardi per comprare tutta Telecom Italia. Se andrà a buon fine, riporterà Poste e Telecomunicazioni sotto un unico gruppo a controllo pubblico. Un ritorno al passato, ma con l’intento di proiettare l’Italia nel futuro dell’intelligenza artificiale.
Come detto, considerando il 27,3% di Tim già in mano a Poste, il corrispettivo totale dell’offerta è di 10,8 miliardi. Poste assegnerà ai soci di Tim 0,0218 sue azioni per ogni titolo consegnato, aggiungendo una componente in denaro di 16,7 centesimi per azione per un esborso massimo di 2,8 miliardi. L’offerta valorizza le azioni di Tim 63,5 centesimi, con un premio rispetto all’ultima chiusura di Borsa di poco superiore al 9%, e sarà valida se Poste raggiungerà almeno il 66,67% del capitale della compagnia telefonica. Tim avvierà oggi la valutazione dell’offerta in consiglio. Se la scalata andrà in porto – entro la fine di quest’anno, prevede Poste – il gruppo delle spedizioni intende togliere Tim dalla Borsa. Lo Stato italiano, attualmente socio di Poste con il 65% tramite il Tesoro e Cassa depositi e prestiti, manterrebbe circa il 51% del capitale della nuova realtà.Ai soci Tim spetterebbe invece circa il 22% del capitale del gruppo.
Dall’unione di Poste e Tim nascerebbe un gruppo con ricavi aggregati per 26,9 miliardi, un margine di profitto di 4,8 miliardi e oltre 150 mila dipendenti. La capitalizzazione di Borsa sarebbe di 30 miliardi, di cui poco meno della metà flottante. La nuova «PosTim» sarebbe un’azienda capace di offrire servizi di logistica, finanziari, assicurativi, cloud e telefonici. Si appoggerebbe a una rete distributiva capillare su tutto il territorio nazionale, formata da 13 mila uffici postali, 4 mila punti Tim e 49 mila partner terzi. Potrebbe contare su una base di oltre 19 milioni di clienti digitali attivi che confluirebbero sulla super-app «P» di Poste, di cui Tim diverrebbe una fabbrica prodotto. D’altronde, si legge nel documento di offerta, «il confine tra mondo fisico e mondo digitale sta scomparendo» e i riferimenti della nuova economia «non saranno solo persone: saranno algoritmi, dispositivi, agenti intelligenti che interagiscono in tempo reale con la realtà fisica». Perciò, «chi possiede e gestisce l’infrastruttura di questa convergenza – reti, cloud, edge-computing, dati, identità digitale – deterrà una forte posizione competitiva». E, con l’acquisizione di Tim, Poste intende creare «la più grande piattaforma di infrastruttura connessa d’Italia».
Sotto il profilo economico, Poste calcola che l’aggregazione generà un valore aggiunto di 700 milioni. Prevede, da un lato, 500 milioni di risparmi grazie soprattutto alla riduzione del costo del debito di Tim. Dall’altro, ritiene di poter aumentare di 200 milioni i ricavi grazie alla vendita di servizi Tim ai clienti di Poste e viceversa. Il costo dell’integrazione è stimato in 700 milioni. La combinazione tra le due realtà consentirebbe però ai due gruppi di evitare la duplicazione degli investimenti in tecnologia e digitalizzazione.
Come da premesse, inoltre, «PosTim» diventerebbe l’attore di riferimento nel mercato delle telecomunicazioni italiano, con oltre 24 milioni di clienti nella telefonia mobile (19 di Tim e 5 di Poste Mobile). Un operatore che sarà in grado di «sostenere gli investimenti necessari alla gestione, al mantenimento, all’innovazione delle infrastrutture digitali nazionali». Il nuovo gruppo a controllo pubblico punta infine ad attestarsi come fornitore di riferimento per imprese e pubblica amministrazione nei servizi «cloud, della gestione dei dati, dell’Ai, dell’Internet delle Cose e della cyber-security».