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 2026  marzo 23 Lunedì calendario

Scontro nell’Antimafia, Delmastro rimane in bilico

Il caso Delmastro diventa terreno di scontro all’interno della Commissione Antimafia e si traduce in parallelo in una interrogazione parlamentare urgente di M5S ai ministri Nordio e Piantedosi, accompagnata dalla richiesta a Giorgia Meloni perché venga a riferire in aula. Quella che si apre è una settimana importante sia per l’evoluzione dell’inchiesta della magistratura, sia per il futuro del sottosegretario alla Giustizia.
Dopo l’annunciata «massima disponibilità» ad approfondire i legami in una società di ristorazione tra lo stesso Delmastro e la figlia di Mauro Caroccia, Miriam, condannato per intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa, la presidente Chiara Colosimo precisa che, ferma restando «l’assoluta volontà di continuare il lavoro di indagine sul fenomeno della criminalità organizzata e nello specifico sul riciclaggio», non c’è una data già stabilita per ascoltarlo e che non è ancora neanche in programma l’ufficio di presidenza per metterla in calendario. Una mossa che ridà voce alle opposizioni: «Ci aspettiamo che al più presto venga convocato l’ufficio di presidenza per decidere il calendario, che per noi dovrà prevedere necessariamente anche l’audizione del sottosegretario Delmastro», dice il capogruppo Pd in Commissione, Walter Verini.
Gli uffici di palazzo San Macuto sono già in possesso di tutti gli atti dell’inchiesta «Affari di Famiglia» che ha cristallizzato con condanne definitive le strategie di riciclaggio del boss camorrista Michele Senese in alcuni ristoranti a Roma sud, tra cui la catena che fa riferimento a Mauro Caroccia (in carcere per scontare quattro anni). La figlia Miriam, 18 anni, è diventata amministratrice unica della srl «Le 5 forchette», fondata con Delmastro e nella quale fino a tre mesi fa, alla vigilia della sentenza in Cassazione, il sottosegretario deteneva il 25% delle quote – cedute per 5 mila euro in contanti – e altri uomini di punta di FdI in Piemonte avevano quote minori. Un investimento che però non ha comunicato nè al Parlamento nè al ministero, e anche su questa «omissione» saranno svolti accertamenti. Il ristorante «Bisteccheria d’Italia» (logo che nella grafica e nei colori sembra rimandare a quello di un partito politico di destra) sarebbe secondo la Dda, che ha aperto un nuovo fascicolo iscrivendo padre e figlia tra gli indagati, una riproposizione di quanto fatto in precedenza con altri ristoranti di Caroccia padre. L’Antimafia dovrà decidere se chiedere l’acquisizione di tutti gli atti ulteriori alla Dda, tanto che la visita della stessa Colosimo al procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi all’indomani dell’emergere della notizia su Delmastro è stata letta da moltissimi in questa chiave. «La gravità dei fatti compiuti e la difesa da parte della premier non sono conciliabili con un sistema democratico», attacca il senatore Luigi Nave, capogruppo M5S in Commissione, che invita Colosimo a mantenere la parola data sull’approfondimento di indagine.
E sempre dal M5S, a firma dei deputati Appendino, Colucci e D’Orso arriva un’interrogazione urgente ai ministri Piantedosi e Nordio, aprendo un altro fronte: «Pretendiamo assoluta chiarezza su chi ha pagato il conto – dicono in riferimento alla foto di una cena alle Bisteccherie in cui erano presenti assieme a Delmastro i vertici del Dap e la capo di Gabinetto di via Arenula, Giusi Bartolozzi —. Il governo deve escludere formalmente, tracciamenti alla mano, che sia stato speso anche un solo euro di fondi di rappresentanza o tramite carte di credito ministeriali per rimpinguare le casse di un’attività legata alla criminalità organizzata».