Corriere della Sera, 23 marzo 2026
Referendum, affluenza record
Parte forte, fin dal mattino, e accelera durante la giornata: l’affluenza dei votanti per il referendum sulla giustizia, nel primo giorno su due di urne aperte, è nettamente più alta rispetto all’ultimo precedente comparabile. E anche rispetto ai referendum degli ultimi vent’anni per i quali si è votato di domenica e di lunedì.
Alle 23, infatti, ha votato il 46,1% degli elettori: quasi 7 punti in più del 39,4% registrato in occasione dell’ultimo referendum costituzionale, quello del settembre 2020 sul taglio dei parlamentari (tema peraltro ben più popolare) che raggiunse quota 51,1 alla chiusura dei seggi. Oggi alle 15, secondo gli analisti, la partecipazione al voto potrebbe essere «vicina a quella delle ultime Politiche»: cioè sopra il 60%. Lo ipotizza Lorenzo Pregliasco di Youtrend. Secondo le stime di Youdata la partecipazione alla fine dovrebbe attestarsi tra il 60 e il 65%. Più prudente lo studio Garrone: tra il 52 e il 57%.
I seggi sono stati aperti alle 7 di ieri. Chiusi alle 23, riapriranno dalle 7 alle 15 di oggi. I 51 milioni e mezzo di aventi diritto al voto decidono se dire sì o no alla riforma costituzionale che separa le carriere dei magistrati – requirente e giudicante – istituisce due Csm, uno per funzione, e l’Alta corte disciplinare. Proposta dal governo, è stata approvata definitivamente in Senato il 30 ottobre 2025. Il referendum costituzionale è confermativo, quindi non richiede quorum. In ogni caso, questa volta, nonostante il tema piuttosto tecnico, la soglia del 50 per cento sembra destinata a essere agilmente superata.
Ma la partecipazione chi favorisce, il Sì o il No? Difficile prevederlo concordano i sondaggisti. Le province in cui si è votato di più sono grandi e governate in maggioranza dal centrosinistra ma l’incremento più significativo di votanti, rispetto al referendum del 2025, si registra nel Nord Est a trazione centrodestra: Brescia, Verona, Treviso, Cremona. Di certo l’alta partecipazione comporterà una lettura inevitabilmente anche politica del risultato.
Territorialmente, come sempre, si vota di più al Centro Nord, con in testa Emilia-Romagna (53,7%), Toscana (52,5%) e Lombardia (51,8%) e di meno al Sud, con Sicilia (35%), Calabria (35,7%), e Campania (37,8%) maglie nere. Situazione simile nel 2020, quando la distanza tra la prima regione per affluenza, il Veneto, e l’ultima, la Calabria, era di oltre 20 punti. Ma allora un’eccezione fu la Campania: probabilmente arruolata da una battaglia – quella sul taglio dei parlamentari – bandiera del M5S, partecipò il 61%, poco meno del Veneto. A influenzare il dato del 2020, però, erano anche due macrofattori irripetibili. Si era in piena pandemia, che aveva provocato infatti il rinvio delle consultazioni da marzo a settembre, e si votava per il referendum e in contemporanea per presidente e giunta di sette Regioni, tra le quali proprio Campania e Veneto.
Tornando a oggi, nelle città maggiori picco di votanti a Bologna (58,7%), seguita da Firenze (57,6%), Milano (53,8%), Roma (51,5%%) Venezia (50,9%), e Torino (49,4%). Decisamente sotto media, Napoli (38,4%), Palermo (38,6%), Reggio Calabria (40,8%) e Bari (41,5%).
Il referendum costituzionale più partecipato dal 2000 è stato quello del 2016 sulla riforma Renzi che aboliva il bicameralismo. L’affluenza – in un solo giorno di voto – raggiunse il 65,5%. E il no si impose 59 a 41.