il Fatto Quotidiano, 22 marzo 2026
Secondo Hegseth l’operazione Epic Fury è “voluta da Dio”.
Dopo tre settimane di combattimenti, a Washington nessuno davvero sa come, dove e quando finirà la guerra contro Teheran, ma sono sempre di più quelli che iniziano a chiederselo ad alta voce. Tra gli scranni al Congresso vogliono chiarezza: sulla missione finale, sugli obiettivi delle forze Usa dispiegate in Medio Oriente. Sul tempo e soprattutto sui costi – dopo che il Pentagono ha avanzato una richiesta di duecento miliardi di finanziamenti per un conflitto che ne è costato undici solo nelle prime ore e conta già tredici soldati uccisi. I numeri galoppano, i dubbi pesano. “Qual è l’obiettivo finale?” lo vuole sapere il senatore Thom Tillis, molti altri repubblicani scettici come lui, e ovviamente i dem che incalzano sul War Powers Act (quello che consente al presidente di condurre operazioni militari, ma solo per sessanta giorni; oltre quella soglia, è necessaria l’approvazione del Congresso). Due giorni fa su Truth Trump ha scritto che si avvicina il “raggiungimento dei nostri obiettivi” e che sta considerando la “possibilità di ridurre gradualmente” la campagna militare.
Ma come finirà davvero questa ultima impresa repubblicana forse lo sa solo il dio della guerra del segretario Pete Hegseth. Lui che dichiara che con “forza schiacciante” del suo esercito farà rain death and destruction, piovere morte e distruzione sugli “apocalittici” nemici iraniani. Poi ha chiesto al popolo americano di pregare in ginocchio, in tempo di guerra, “nel nome di Gesù Cristo”. “I mullah sono disperati e in preda al panico”. In una delle sue ultime conferenze al Pentagono, il capo della Difesa Usa ha alternato aggiornamenti militari e richiami alle scritture sacre, recitando il salmo 144: “Benedetto sia il Signore, mia roccia, che addestra le mie mani alla guerra e le mie dita alla battaglia”. Evoca la guerra in chiave simbolica, anche se è sempre più reale: sono morti oltre mille civili libanesi, diverse migliaia di iraniani dal 28 febbraio scorso. Che si tratti o meno di un conflitto religioso, è stato chiesto a un portavoce del dipartimento della Difesa che ha invitato a rivedere un’intervista concessa dal segretario all’emittente Cbs: “Stiamo combattendo contro fanatici religiosi che cercano di dotarsi di armi nucleari per una sorta di Armageddon religioso”. Poi, senza notare il paradosso implicito nelle sue parole, Hegseth ha aggiunto: “Ovviamente sono un uomo di fede che incoraggia le nostre truppe ad affidarsi alla propria fede e a confidare in Dio”.
“Le nostre capacità sono migliori. La nostra volontà è migliore. Le nostre truppe sono migliori. La provvidenza del nostro Dio onnipotente è lì a proteggere queste truppe e noi siamo impegnati in questa missione”: questo è il vangelo bellico secondo Hegseth. “Più di qualsiasi altro alto ufficiale militare americano nella storia recente, Hegseth ha inquadrato le operazioni militari statunitensi in Medio Oriente, Africa e America Latina come qualcosa di più grande della politica o della politica estera. Spesso ha intriso queste azioni di una base morale cristiana che suggerisce siano sancite da Dio” scrive il New York Times.
Hegseth la croce non la porta al collo, ma sul petto, dove ha tatuato quella di Gerusalemme, simbolo delle crociate. Accanto c’è la scritta “Deus Vult”, “Dio lo vuole”, il grido di battaglia dei cristiani europei che partirono alla riconquista della Terra Santa dai musulmani. A rivendicarlo è stato lui stesso, che sui crociati ci ha anche scritto un libro nel 2020: “American Crusade”. Ora, alleato di Netanyahu contro gli sciiti, vede quotidianamente missili cadere ed esplodere, uno dopo l’altro, su uno stato musulmano che ha dichiarato già sconfitto. Le croci però alla Casa Bianca ci sono arrivate da un pezzo, qualcuno ha scelto di dipingersele letteralmente in fronte: il segretario di stato Marco Rubio, che ha celebrato così, a marzo scorso, il mercoledì delle ceneri. Ancora prima, scampato all’attentato a Butler in Pennsylvania a luglio scorso, il commander in chief ha dichiarato: “Sono stato salvato da Dio per rendere di nuovo grande l’America”. Amen.