Specchio, 22 marzo 2026
Nadia Battocletti: "Che fatica allenarsi in pieno ramadan"
Nel mezzo di una fatica quasi insostenibile Nadia Battocletti trova il modo di danzare nel caos, è la sua definizione della gara che vale l’oro Mondiale indoor nei 3.000 metri in 8’57"64, su una distanza in cui l’Italia al femminile non ha mai vinto prima, dove non si vedeva un titolo a un’europea da 15 anni. L’azzurra regge tutti gli urti: la preparazione estenuante in pieno ramadan, per lei che è musulmana, come la mamma nata in Marocco, la gamba infiammata e la caduta in pista che tira giù l’etiope più pericolosa, Hailu. Il caos, la danza e l’oro che prima di scatenare la festa chiede una preghiera e un lunghissimo bacio alla pista, sempre per ringraziare: la fede e la passione.
Come è riuscita a prepararsi in mezzo al digiuno finito solo tre giorni fa?
«È stata tosta. Mi regolavo facendo le corse lente appena prima del tramonto, verso le cinque e i lavori pesanti al mattino. Stavo al Palaindoor di Padova, la sera mangiavo qualcosa appena potevo e dopo un’ora tornavo in pista, per poi cenare alla fine. Non è stato semplice vedere il corpo che non reggeva e non ce la faceva».
Il momento più difficile?
«Mettersi lì a fare ripetute e pensare di dover stare intorno ai 2’50” per poi arrancare facendole in 3’20” demoralizza, anzi stendeva. Non è stato certo il miglior avvicinamento. Una settimana fa volevo cedere, pensavo “non ci posso andare"».
Ha deciso di venire ai Mondiali comunque, perché?
«Nel momento in cui mangi senti le energie e ci vuoi riprovare, però la fiducia latitava. Pure fare le scale a casa, sotto digiuno, era insostenibile. Continuavo a chiedermi “come faccio?”.
Dove ha trovato la risposta?
«È stato molto bravo il mio staff, mi hanno mantenuto tranquilla e in forma, c’erano spesso tutti agli allenamenti, anche per incoraggiarmi. La psicologa che mi segue ha dovuto ricostruire la mia consapevolezza. Dopo un giro volevo accasciarmi, ero sempre al limite delle lacrime, mi tornano su anche adesso».
Quando si è convinta di potercela fare?
«Merito dei miei genitori. Papà, che mi allena, ripeteva “provaci, non sposta nulla, persino se finissi la tua carriera qui potresti sentirti soddisfatta”. Era una provocazione ovviamente e ha funzionato. Mia madre è venuta a trovarmi in albergo qui, nonostante le distanze, si è presentata con il mio fidanzato Gianluca, ogni parola in più è servita».
Al solito l’abbiamo vista avvolta nei tape per gli acciacchi.
«Mi chiamano tape woman ormai, stavolta foderata di nero. Sono arrivata con un inghippo e non saprei neanche spiegare quale perché non l’ho voluto sapere. Mi si è infiammata la gamba, non riesco ad alzarla, corro storta, però in fisioterapia non controllavo il punto preciso in cui mi trattavano. Ci mancava solo di fissarmi sul malessere: avrei speso le ultime energie residue».
È il suo primo oro Mondiale, che effetto fa?
«Meno male che è arrivato perché allo strenuo la domanda ricorrente era “che cosa me ne vale?”. Oggi lo so: un oro preso in salita sposta il limite e noi atleti costruiamo le carriere su questa percezione».
La preghiera durante il ramadan l’ha aiutata?
«Per me è sempre di supporto».
Stavolta nessun centesimo a tenerla dietro come era successo a Mondiali e Olimpiadi. Iniziava a sembrare una dannazione
«Mi sono spaventata perché avevo a fianco Hailu quando è caduta, l’hanno toccata da dietro, io subito mi sono stretta come a dire: non c’entro. Sapevo che per stare davanti dovevo mettere giù tutti i cavalli e danzare nel caos. Alla fine è uscita Nadia che sa quando partire».
Sa anche che obiettivi si pone in una stagione in cui ci sono gli Europei senza troppa concorrenza?
«Gli Europei restano fondamentali. Prima c’è il Golden Gala, a Roma, dove intendo cercare un tempo davvero importante, non è facile trovare le lepri per i 5.000 metri: non nascondo che il primato europeo è l’obiettivo».