Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  marzo 22 Domenica calendario

Hegseth vuole soldati sbarbati: problema per indù e musulmani

«Basta con i barbuti», Pete Hegseth lo disse in settembre quando radunò a Quantico i generali e gli alti ufficiali del Pentagono. Vennero da ogni angolo del globo, mollando i loro incarichi, per sentire la chiamata alle “armi” del segretario al ribattezzato Dipartimento della Guerra. Fra i momenti che colsero l’attenzione – e lo stupore – dei presenti, fu un passaggio. Questo. «Basta con i barbuti, l’era delle esenzioni, dilaganti e ridicole, dalla rasatura è finita. In parole povere: se non soddisfate gli standard fisici maschili richiesti per le posizioni di combattimento, se non riuscite a superare un test di addestramento fisico o se non volete radervi e mantenere un aspetto professionale, è giunto il momento di cercare una nuova mansione o una nuova professione».
Nel bel mezzo della guerra in Iran è spuntato un memo firmato da Hegseth e datato 11 marzo, nel quale il capo del Pentagono dà attuazione ai suoi propositi “di barbiere in chief”. I soldati potranno tenere la barba – ben curata s’intende – se saranno in grado di dimostrare «un sincero credo religioso». I criteri sono piuttosto stringenti, e non basta dichiararsi musulmani, sikh o aderenti alla fede pagana norrena (chiamata anche Asatru), ma bisognerà dimostrare di esserlo veramente e di seguire i precetti. I membri delle Forze armate che chiedono l’esenzione alla “barba zero” dovranno – si legge nel memorandum rilanciato da Navy Times – procurarsi una «lettera giurata nella quale si afferma che il credo del richiedente è sinceramente professato e di natura religiosa».
I soldati dovranno quindi spiegare come un volto perfettamente rasato confligga con la pratica e i precetti della propria religione. Serviranno pure testimonianze o dichiarazioni di leader religiosi che attestino che il soggetto è un profondo e convinto seguace di questa o quella fede. Dichiarazioni fallaci verranno esaminate e punite non con una visita forzata dal barbiere bensì giudicate dal Codice di Giustizia Militare.
È una stretta decisa quella portata avanti da Hegseth, ha commentato il sergente Clay Stephens, medico in forza alla 101esima Divisione Aviotrasportata che si definisce un “Nordic Pagan”.
Durante la prima Amministrazione Trump erano stati fatti al contrario vari sforzi per consentire ai fedeli di alcune religioni di avere la barba. Nel 2019 un Asatru del Nevada era stato il primo a poter evitare la rasatura; nel 2017 le pressioni dei Sikh avevano portato ad esenzioni e nel novembre del 2018 il sergente Abdul Rahman Gaitan era diventato il primo aviere musulmano al quale fu consentito di portare la barba per motivi religiosi.