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 2026  marzo 21 Sabato calendario

AI sex models, la nuova direzione del desiderio

Da tempo su Instagram sono bombardato dalle sponsorizzazioni di content creator particolari. Lavorano su Instagram, TikTok e Fanvue, e non esistono. Sono state tutte create con l’Intelligenza Artificiale.
Siamo nell’epoca in cui il confine tra organico e sintetico si assottiglia sempre di più, e nel futuro che va delineandosi emerge una nuova direzione del desiderio. Un desiderio dominato dalle AI Sex Workers – le Sex Workers create con l’IA.
Non respirano e non mangiano, non ingrassano e non dimagriscono (a meno che non venga richiesto), non invecchiano e non conoscono stanchezza, malattia o emozioni. Sono nate da righe di codice e sono capaci di far fatturare cifre folli, scardinando intanto le nostre idee d’intimità, sesso e desiderio. Non sono semplici avatar, come quelli che siamo abituati a vedere nei videogiochi. Il loro aspetto è curatissimo: hanno minime imperfezioni cutanee, le occhiaie se “hanno fatto tardi la notte prima” e i capelli spettinati al mattino. L’avvento dell’algoritmo del desiderio fa sparire la carne per lasciar spazio a un’estetica della perfezione programmata. E il mercato c’è.
Aitana Lopez, creata dalla The Clueless, incassa oltre diecimila dollari al mese: capelli rosa, fisico asciutto, sorriso dolce. Milla Sofia, diciannovenne che vediamo bere drink a Santorini, sfoggiare bikini su spiagge bianchissime. Miquela Sosa, diciannovenne brasiliana che vive negli Stati Uniti e che è stata creata dalla Creative Artists Agency. Shudu Gram, Emily Pellegrini, Lila, Iga Naderi, Alicia Idris, Bella Vegas: la lista è davvero lunga.
Vivono su Instagram e TikTok, principalmente, dove hanno centinaia di migliaia o addirittura milioni di follower, dove lavorano con brand di moda o della cosmesi, sponsorizzando di fatto prodotti che non usano. Ma è su altre piattaforme che guadagnano seriamente; cioè, non loro: i loro creatori.
Soprattutto su Fanvue. Sorella di OnlyFans, è la principale frontiera dell’IA nel mercato del sex work. Fanvue ha difatti abbracciato la rivoluzione sintetica in modo totale; ad esempio, ospitando il primo concorso di bellezza mondiale per modelle virtuali: Miss AI. Insomma, è come OnlyFans. L’unica differenza è che foto e video non sono di persone vere, ma di dei bot.
Per rendere queste figure quanto più reali possibile, le agenzie non si limitano a modellarne i tratti fisici ma danno loro pure delle storie, un passato, dei tratti caratteriali, paure e desideri. La creazione di una backstory, secondo architetti dell’IA, è fondamentale. Trasforma un’immagine in un personaggio per cui si può empatizzare. E così queste creator hanno hobby, idee politiche, traumi e sogni.
Cosa significa l’ascesa dei creator e sex worker sintetici?
Per l’industria è un problema. Il fenomeno segna uno spostamento nel mondo del porno, sì, ma non nel suo significato profondo. Per decenni è stato dominato da studi gestiti da uomini, con le donne relegate a ruoli passivi. Poi OnlyFans ha rotto il paradigma, restituendo autonomia alle creator. Ma oggi, tramite le IA sex workers, gli uomini che le creano stanno di fatto riprendendo il controllo del settore, senza curarsi di consenso e autodeterminazione.

Su Fanvue difatti l’utente non è semplice spettatore, ma un regista del proprio piacere. Mentre un umano ha una morale, limiti fisici, la necessità di tutelarsi rifiutando richieste sessuali degradanti, l’IA non dice di no: i prompt creator possono generare in pochi secondi contenuti qualsiasi tipo. L’IA diventa il servitore perfetto di un desiderio che non conosce limiti.
A spingere un individuo a versare soldi, pure molti soldi, per qualcosa del genere dunque anzitutto potrebbe essere questo. Ma non solo.
L’IA offre disponibilità emotiva e fisica illimitata: una creator reale si può anche stancare, può capitarle d’ignorare commenti, messaggi, loro invece no. E poi interagire con un’entità non umana elimina l’ansia da prestazione e, subito, ci mette su un piano superiore; io sono umano, tu no: tu sei stata creata per me. Non c’è giudizio negli occhi di un algoritmo, questo crea una sorta di erotismo asettico, dove il desiderio è puro consumo, privo delle complicazioni morali dell’incontro con l’altro.
Tutto strano; personalmente, direi tutto triste, ma chi sono io per?
Ogni tanto, con queste enormi facilitazioni (vogliamo chiamarle così?), mi domando cosa resterà della capacità di tollerare le spigolosità del reale. Il rischio non è che le macchine diventino umane, ma che ci trasformeremo noi, col tempo, in qualcosa di simile a loro.
Ripetitivi, addestrati, rinchiusi. Sempre meno umani.