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 2026  marzo 22 Domenica calendario

Laura Pirovano parla della vittoria della Coppa di discesa

Laura Pirovano non ha tremato. Anzi, ha respinto l’indemoniata Breezy Johnson, iridata e olimpionica della discesa, quindi ha sistemato Emma Aicher, che puntava a rimontare 28 punti per soffiarle il trofeo della libera. Per par condicio, sul fronte tedesco, si è infine liberata di Kira Weidle-Winkelmann, il terzo incomodo tra le due. Così «Lolli» a Kvitfjell ha vinto la terza gara di fila e si è presa il globo di cristallo della libera, un traguardo che appena tre settimane fa apparteneva ai sogni remoti. È diventata la quarta italiana a conquistare il trofeo dopo Isolde Kostner (2 volte), Sofia Goggia (4 volte) e Federica Brignone, la regina del 2025 che le passa lo scettro.
Lei sostiene che la testa conta quasi più della tecnica. Questa è la conferma?
«Sì. Sul piano mentale è stato difficile gestire gli ultimi due giorni. Sono stupita di come sia riuscita a trovare la calma prima della partenza: mi ha fatto concentrare solo sulla gara».
Dormito bene alla vigilia? La Aicher s’è manifestata come un incubo?
(sorriso) «Nessun incubo, ma non riuscivo a prendere sonno. Ero agitata, sapevo che la giornata mi avrebbe riservato un tornado di emozioni».
Prima di queste settimane pazzesche aveva sfiorato il podio 29 volte: non ha mai dubitato che valesse la pena insistere?
«A volte non è stato facile, ma sono stata aiutata dal ricordo di momenti peggiori: so che cosa si prova a essere infortunati e a vedere le gare dal divano. Quindi quando arrivavo a tanto così dal podio mi aggrappavo alle mie sensazioni e al fatto che avrei avuto un’altra possibilità».
C’è un momento nel quale ha percepito che qualcosa era cambiato?
«No, non c’è: il feeling sugli sci è sempre rimasto lo stesso, forse le cose si sono solo incastrate meglio».
Ha ricevuto consigli?
«Da tante persone, tra cui un’ex azzurra come Nadia Fanchini. La mia famiglia mi ha detto di godermela sempre e comunque: ho provato a pensare che queste sono emozioni uniche e che sono fortunata a provarle. Ho cercato il lato positivo pure nei momenti complicati».
Ha realizzato di essere la discesista numero uno, oppure si sente inferiore a qualche avversaria?
«Non mi sento inferiore. Però Laura rimane e rimarrà Laura, ovvero la persona che in ogni gara ha dato tutta sé stessa».
L’acqua, a lei cara quanto la neve. E l’apnea, che le dà serenità…
«Un tempo mi colpiva un’ansia terrificante. In questi giorni è stata tosta l’attesa, così ho sfruttato il percorso iniziato anni fa con Mike Maric. Mi ha introdotto all’apnea, che amo perché mi ricorda il ruolo della respirazione. In partenza amministro le emozioni con la respirazione».
Le compagne si sono date a una festa pazza per lei.
«Sono stati degli esempi in tutto. Brignone e Goggia mi hanno anche insegnato a essere resiliente: se porto a casa questa coppa lo devo pure a loro».
Un traguardo raggiunto o un punto di partenza?
«Nessuna delle due cose: è una tappa del mio percorso, cominciato tanto tempo fa».
Papà Manlio, mamma Maddalena e Giorgio, suo fratello: c’erano anche i familiari a seguirla.
«È già il terzo anno che vengono in Norvegia. Stavolta hanno pure sbagliato il mio hotel. È il compleanno di papà, sono felice di avergli fatto un regalo: l’ultima volta che avevo vinto una gara nel giorno di questa ricorrenza era ai tempi del Trofeo Pinocchio».
Lei ama leggere. Quale libro l’ha ispirata?
«Sto leggendo “L’amore ai tempi del colera”, non direi che mi abbia aiutato. Però ultimamente ho letto pure