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 2026  marzo 22 Domenica calendario

Crisi dell’acqua: rubinetti aperti e occhi chiusi

Certi diritti somigliano agli amori giovanili. Sono assoluti e indispensabili quando li viviamo, possiamo dimenticarli in un attimo se li diamo per scontati. Non pensiamo all’acqua quando facciamo la doccia nelle nostre case riscaldate. Eppure secondo l’ultimo rapporto dell’Onu (Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute guidato dallo scienziato iraniano Kaveh Madani) il mondo è entrato nell’era della bancarotta idrica globale. Sono 1,8 miliardi le persone che hanno vissuto condizioni di siccità nel periodo 2022–2023. 2,2 miliardi le persone che non hanno accesso ad acqua potabile; mentre 3,5 miliardi mancano di servizi igienico-sanitari sicuri.
Il rimpallo delle responsabilità comincia dalla crisi climatica: aumento delle temperature, riduzione dei ghiacciai alpini e precipitazioni irregolari intensificano la siccità. L’agricoltura consuma circa il 57% delle risorse, spesso con tecniche di irrigazione poco efficienti, l’industria contribuisce a consumo e inquinamento. Ci mancava solo l’intelligenza artificiale: Massimo Sideri ha scritto sul Corriere della Sera: «La stima è che le ricerche con l’AI bruceranno da qui al 2027 metà dell’acqua di una nazione come la Gran Bretagna. Ogni 10-50 ricerche, ChatGPT fa fuori una bottiglia da mezzo litro». In Italia, ha scritto la nostra Barbara Millucci, «la crisi idrica che stiamo vivendo, vale oltre 13 miliardi di euro l’anno», e «il 96% dei cittadini non è in grado di quantificare i propri consumi idrici e tende a sottostimarli». Intanto le perdite dagli acquedotti superano il 50%.
Il 12-13 giugno 2011 in Italia si è tenuto un referendum abrogativo in cui oltre il 95% dei votanti (con un’affluenza del 60,3%) ha votato «Sì» per fermare la privatizzazione della gestione idrica, sancendo l’acqua come bene comune non profit. In questi 15 anni non è successo niente.
Oggi si celebra la Giornata mondiale dell’acqua, istituita dall’Onu nel 1992. Che facciamo, festeggiamo?