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 2026  marzo 22 Domenica calendario

Crisi energetica, l’Europa in campo: no alla corsa per il gas

La corsa ad accaparrarsi grandi quantità di gas sui mercati non deve partire, perché i prezzi salirebbero ancora di più. Per scongiurare rincari ulteriori delle quotazioni, aumentate del 21,5% in questa settimana in Europa dopo gli attacchi alle infrastrutture energetiche del Medio Oriente, la Commissione europea ha esortato i Paesi a non raggiungere il livello di riempimento abituale del 90% e di abbassare l’obiettivo all’80%, secondo una lettera inviata ai governi dal Commissario europeo per l’Energia Dan Jorgensen. La raccomandazione è quella di iniziare a riempire le riserve gradualmente per evitare una «corsa» che metterebbe pressione sui mercati e di aspettare fine novembre-inizio dicembre per raggiungere gli obiettivi di stoccaggio. La nuova tempistica concede quindi un mese in più rispetto agli obiettivi della legislazione europea fissati dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022. L’approvvigionamento energetico dell’Ue «rimane relativamente protetto» – ha scritto il commissario – che ha chiesto una «risposta collettiva» al conflitto, avvertendo che «gli sviluppi recenti indicano che potrebbe richiedere più tempo perché la produzione di gas naturale liquefatto del Qatar torni ai livelli noti prima della crisi».
Ma la corsa a cercare metano per sostituire gli approvvigionamenti interrotti dal Qatar – secondo fornitore di Gnl della Ue e del nostro Paese, dopo che attacchi iraniani hanno danneggiato l’impianto di liquefazione a Ras Laffan (tra i più grandi al mondo) – è già cominciata. Per l’Italia, Edison che ha il contratto di fornitura più grande con QatarEnergy (6,4 miliardi di metri cubi all’anno che vale quindi oltre il 10% dei consumi nazionali di circa 62 miliardi di metri cubi) è al lavoro per sostituire il Gnl del Qatar. In campo ci sarebbe anche l’Eni. «Eni in generale non commenta i negoziati commerciali sui propri contratti; nella fattispecie, per quanto riguarda le forniture di gas dall’Algeria, stiamo ricevendo quantità nel perimetro dei contratti esistenti secondo le disponibilità del Paese» è la posizione di un portavoce del gruppo del Cane a sei zampe in merito a indiscrezioni secondo cui la società starebbe rinegoziando i contratti con la compagnia algerina Sonatrach per ottenere maggiori quantità. L’Algeria è il primo fornitore di metano via tubo del nostro Paese. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sarà in visita ufficiale ad Algeri il 25 marzo.
Nello scacchiere del gas si inserisce anche la Russia: mentre è partita la fase di addio a tappe (cosiddetto «phase out») che porterà allo stop completo al metano siberiano dall’autunno dell’anno prossimo come stabilito da Bruxelles e mentre alcuni chiedono una deroga per la crisi in Medio Oriente, si tenta di risolvere il problema della nave metaniera russa alla deriva nel Canale di Sicilia. La Arctic Metagaz il 3 marzo è stata attaccata con droni, secondo Mosca da Kiev, e vaga senza equipaggio con uno squarcio nella fiancata sinistra. La compagnia statale libica National Oil Corporation (Noc) ha annunciato che, tramite Mellitah Oil & Gas e in collaborazione con Eni, è stato stipulato un contratto di emergenza con una società internazionale specializzata per la gestione della metaniera. L’obiettivo è quello di mitigare il rischio di inquinamento del mare. La nave è carica di Gnl e carburante.
Sul fronte del petrolio, l’Iraq ha dichiarato lo stato di forza maggiore su tutti i giacimenti sviluppati da compagnie straniere e ha ordinato la chiusura totale della produzione senza alcun risarcimento previsto dai termini contrattuali. «La navigazione attraverso lo Stretto è stata gravemente compromessa da un’attività militare senza precedenti», riporta una lettera del ministero del Petrolio visionata da Reuters. L’Iraq ha ridotto la produzione di greggio di circa il 70% da quando è iniziata la guerra.