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 2026  marzo 22 Domenica calendario

Teheran «buca» le difese israeliane

I Pasdaran concentrano il fuoco delle batterie missilistiche verso il Negev. Non lanciano nel vuoto del deserto, sanno che tra le rocce color ocra sta la cupola bianca del reattore nucleare che porta il nome di Shimon Peres. Ci sono anche villaggi e città. I colpi cadono lontani dal sito atomico, una testata esplode in mezzo ai palazzi della città di Dimona, almeno cinquanta i feriti. Un altro missile riesce a bucare il sistema di difesa Iron Dome ed esplode ad Arad, non lontano. Nella notte i soccorritori stavano ancora estraendo le vittime dalle macerie in fiamme, i feriti sono oltre sessanta, ci sarebbero anche morti. I video mostrano la devastazione dell’impatto.Poche ore dopo, l’ultimatum di Trump: «Se l’Iran non aprirà completamente, senza minacce, lo Stretto di Hormuz entro 48 ore da questo preciso istante, gli Stati Uniti colpiranno e annienteranno le loro varie centrali elettriche, iniziando dalla più grande!».
In mattinata gli iraniani avevano informato l’Agenzia per l’energia atomica delle Nazioni Unite che il sito nucleare a Natanz era stato bombardato, probabilmente solo dagli americani. Nel pomeriggio hanno replicato con quelli che proclamano essere attacchi contro la centrale, in realtà finiscono sui civili. «Teheran vuole mantenere un’equazione – spiega l’esperto Danny Citrinowicz – di botta e risposta: quel che fate a noi, lo faremo a voi. E pure peggio. Qualsiasi strategia che non ne tenga conto è destinata al fallimento». Un altro segnale mandato dal regime sciita è stato il tentativo di centrare la base anglo-americana sull’isola di Diego Garcia a 4.000 chilometri di distanza in mezzo all’Oceano Indiano. Il 25 febbraio Abbas Araghchi, il ministro degli Esteri di Teheran, aveva assicurato che l’Iran non stesse ottenendo missili a lunghissimo raggio: «Abbiamo limitato la gittata a 2.000 chilometri». Parlava a tre giorni dall’inizio del conflitto. Ieri la Repubblica islamica ha voluto svelare di possedere armamenti più potenti che potrebbero raggiungere le metropoli europee.
Per ora la strategia israeliana sembra la stessa, solo più intensa, almeno nelle parole di Israel Katz, il ministro della Difesa: «I raid contro l’Iran aumenteranno nei prossimi giorni, non ci fermeremo fino a quando non avremo raggiunto tutti gli obiettivi».
È chiaro che il premier Benjamin Netanyahu l’ha mandato avanti a metterci la faccia per rintuzzare i proclami rilasciati venerdì da Donald Trump via social media. Il presidente americano ha spiegato «di voler ridurre il volume delle operazioni militari» anche perché «siamo molto vicini a raggiungere quello che volevamo ottenere». È pronto a negoziare, ma «non al cessate il fuoco». Nei cinque punti che elenca non nomina più il cambio di regime e l’aiuto promesso ai rivoltosi iraniani, lascia la questione dello stretto di Hormuz da sbloccare ad altre nazioni: sono diventate venti quelle disposte a scortare le petroliere.
L’ammiraglio Brad Cooper, alla guida del Centcom, sembra voler dare sostanza alle parole spesso transitorie del suo comandante in capo e proprio ieri ha reso pubblici i dettagli di un raid avvenuto martedì contro le basi dei pasdaran sullo Stretto: «Abbiamo ridotto la capacità iraniana di colpire distruggendo un’installazione che nascondeva missili da crociera e radar usati per seguire i movimenti dei cargo». I tempi per chiudere le operazioni fissati dai generali israeliani – e da Bibi rispetto a Donald – differiscono: «Siamo a metà della campagna militare» ha commentato Eyal Zamir, il capo di stato maggiore. Una «fonte di alto livello» israeliana calcola almeno ancora due settimane.
L’aviazione ha continuato a bombardare i sistemi missilistici: i jet israeliani e americani – rivela un’analisi delle immagini satellitari effettuata dalla Cnn – hanno sganciato le testate sulle gallerie da cui i soldati iraniani fanno uscire le batterie al momento del lancio. Su 32 basi visualizzate, scavate in profondità tra le montagne, almeno il 77 per cento dei tunnel è stato danneggiato.
Il numero di missili per ogni lancio verso le città israeliane si è intanto ridotto: i pasdaran cercano di mantenere alta la frequenza per fracassare la vita quotidiana degli abitanti. Mentre i Paesi del Golfo continuano a essere bersagliati con i droni. I ministri degli Esteri dei Paesi del G7 hanno condannato ieri gli «attacchi inaccettabili dell’Iran» contro i Paesi arabi specificando che «minacciano la sicurezza globale».
Sul fronte nord, l’Hezbollah libanese ha tirato colpi sui villaggi tra le colline della Galilea, mentre l’esercito israeliano ha preparato una nuova divisione da mandare dall’altra parte del confine per catturare altro territorio.