Corriere della Sera, 22 marzo 2026
Finché referendum non vi separi
Sarà per sempre sì. O per sempre no. Però se non altro di qui a poche ore il quesito referendario avrà la sua risposta definitiva. E in molte famiglie divise dall’intenzione di voto tornerà la pace (oppure si comincerà con i «te l’avevo detto io»).
Mai come stavolta il tema della consultazione popolare – ovvero la riforma della Giustizia – ha diviso mariti e mogli, sorelle e fratelli, sfiancati da mesi di dibattiti familiari più o meno composti.
All’ultimo cavillo, codici alla mano, sarà stato il confronto in casa di Silvia Albano e Fabrizio Merluzzi. Lei, presidente di Magistratura democratica, la corrente più a sinistra dell’Anm, è una paladina del no. Lui, ex presidente della Camera penale di Roma, un sostenitore del sì. «Mia moglie mi rimprovera di non vedere oltre il mio naso, io di avere una posizione piuttosto ideologica e slegata dal merito. Ma tutto avviene con rispetto ed estrema pacatezza», ha raccontato Merluzzi al Foglio.
Il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto almeno in famiglia ha vinto ai punti: «C’è poco da dire, siamo 2 a 1». Lui, ovviamente, sostiene la riforma del suo stesso governo. Il fratello Onofrio, noto civilista, invece si è battuto per causarne la bocciatura. «Mio fratello lo sa, mica è un segreto». A tavolino sarebbe pari e patta. Ma c’è un terzo fratello Sisto che sposta gli equilibri. Si tratta di Alessandro, affermato penalista, deciso a votare sì per ragioni «squisitamente tecniche». Due contro uno, sarà successo anche quando giocavano da ragazzini.
Stesso risultato, ma al contrario, per i fratelli Dalla Chiesa. Rita, ex conduttrice tv, oggi deputata forzista, è convintissima che la riforma Nordio sia quel che ci vuole. Il fratello Nando e la sorella Maria Simona sono di tutt’altro avviso. Si vogliono molto bene, ma in questi mesi sul referendum si sono affettuosamente scornati. «Nando con gli anni si è molto ammorbidito», ha raccontato Rita. «Con mia sorella invece, che è proprio di sinistra-sinistra, non ci si può discutere».
C’è chi invece a sorpresa proprio sul referendum trova la sintonia coniugale. «Io e mia moglie non siamo mai stati d’accordo su tante cose, la politica, la cultura, i viaggi, la cucina», racconta Nicolò Zanon, giurista e presidente del comitato «Sì Riforma». Sul referendum invece «inaspettatamente» lo sono. Anche se sua moglie, Marilisa D’Amico, costituzionalista all’università Statale di Milano, è un’ esponente storica del Pd.
La coppia Francesco Boccia-Nunzia De Girolamo ad avere idee opposte ci è abituata. Capita, se lui è capogruppo Pd al Senato e lei un ex onorevole di Forza Italia, oggi conduttrice tv. Erano rivali in politica anche quando si sono conosciuti e innamorati, 17 anni fa. «Voterò sì perché credo in una giustizia giusta», ribadisce lei. «Voto no, perché questa è una scelta politica del governo Meloni», tiene duro lui. E a quanto pare l’armonia domestica non ne risente.
Separati in tinello – ma solo per il tempo del referendum – Claudio Martelli (ex delfino di Craxi ed ex ministro della Giustizia) e Lia Quartapelle (deputata dem). Uno pro riforma, l’altra rigorosamente contro. Come da tradizione a sinistra, pure dopo il filmetto al cineforum, a casa loro è stato un dibattito continuo. «Mamma mia, la discussione va avanti da mesi, da colazione a cena, visto che noi parliamo sempre di politica», confidava lei a Tommaso Labate, ridendo, giorni fa. «Mai ci era capitato di avere idee così divergenti». Martelli ricuciva: «In disaccordo sulla conclusione, siamo sempre stati aperti a valutare le ragioni dell’altro. Comunque ci vogliamo bene». Ma sua moglie ammetteva: «Anche se qualche volta lo avrei strozzato».
Divorzio solo virtuale a Treviglio (Bergamo) tra Alessandro Sorte, deputato di Forza Italia e coordinatore lombardo del partito (per il sì) e Matilde Tura, medico e capogruppo del Pd in paese (per il no), sposati da 5 anni. Al seggio nonostante tutto ci andranno insieme. Dice lui: «Abbiamo cercato di non litigare, ma un paio di discussioni ci sono state, una sul divano e una al ristorante». Tuttavia il matrimonio è saldo, basta non prendersela troppo. «Nel nostro caso l’amore è cieco, ma anche un po’ sordo».
Diaspora familiare per i fratelli Salvi. Cesare, ex senatore, ministro e totem della sinistra, ha scelto di stare con il sì. Giovanni, ex procuratore generale presso la Corte di Cassazione, si è aggregato al fronte del no. La consultazione del popolo ha invece miracolosamente riunito sotto la stessa bandiera (quella del sì) Stefania e Bobo Craxi, da sempre in disaccordo su tutto, forse pure sulle regole della briscola.