il Fatto Quotidiano, 21 marzo 2026
Ucraina, arrestato il segretario del Movimento pacifista
Secondo quanto riportano War Resisters International e Peacelink, Yuri Sheliazhenko, il segretario del Movimento pacifista ucraino, sarebbe stato tratto in arresto in circostanze poco chiare e ancora avvolte in zone d’ombra. Il 19 marzo scorso, l’obiettore di coscienza sarebbe stato fermato da una persona che si “è qualificata come ufficiale del Tcc (Centro territoriale di reclutamento militare) che ha rifiutato di fornire però un’identificazione formale”.
Le informazioni sull’arresto di Sheliazhenko scarseggiano, sono frammentarie e incomplete, ma secondo quelle disponibili, il pacifista si troverebbe ora nella centrale di polizia del distretto di Pechersk, a Kiev, “senza una valida base giuridica e senza il rispetto delle garanzie procedurali previste dalla legge ucraina”. È Wri, in particolare, a denunciare una serie di gravi irregolarità commesse, che “non sia stato redatto alcun verbale di arresto, non siano state fornite chiare motivazioni legali per la privazione della libertà, gli sia stato impedito l’accesso a un avvocato, gli sia stato impedito di contattare l’Ufficio investigativo statale ucraino, sia stato trasferito, o si intendesse trasferirlo, a un Centro territoriale di reclutamento e sostegno sociale senza il dovuto rispetto delle procedure legali”.
Adesso sono le ong a lanciare un grido d’allarme: “Ribadiamo il nostro appello alla comunità internazionale affinché adotti tutte le misure opportune per garantire che i difensori dei diritti umani e gli attivisti per la pace non vengano criminalizzati per le loro azioni a favore della pace e della nonviolenza”. Secondo quanto riportato da Peacelink, questa “persecuzione arriva da lontano”: questo episodio non rappresenta che l’ultimo tassello di una sequenza prolungata e reiterata di iniziative giudiziarie e pressioni nei confronti dell’obiettore di coscienza dalla lunga biografia. Oltre a essere il segretario del movimento pacifista ucraino, organizzazione affiliata a Wri, è altresì membro dell’Ebco, European Bureau for Conscientious Objection; è accademico e ricercatore universitario.
Sheliazhenko è già stato accusato nel 2023 di aver violato alcuni articoli del codice penale ucraino che prevedono fino a cinque anni di reclusione e la confisca dei beni per aver inviato alle autorità di Kiev il suo manifesto pacifista (che conteneva, in ogni caso, al suo interno, una condanna della guerra mossa da Mosca, ma invitava a rispettare comunque la scelta degli obiettori di coscienza). Nel 2024 dichiarava: “È una totale assurdità che un pacifista venga accusato di giustificare la guerra”. Sono parole che ha pronunciato dopo le perquisizione disposte dalle forze dell’ordine nel suo appartamento, con l’accusa di giustificare la guerra in corso. Le accuse le ha sempre definite infondate: si è esposto, semplicemente, sin dall’inizio delle tensioni belliche, all’escalation, ribadendo la necessità di colloqui per accordi di pace e di trovare un modo per arrivare, nel più breve tempo possibile, a un cessate il fuoco.