La Stampa, 21 marzo 2026
L’Aie: rischiamo il più grande choc petrolifero
La sicurezza energetica globale è finita. E l’Italia si ritrova in mezzo alla tempesta. «Siamo di fronte alla più grande minaccia alla sicurezza energetica globale della storia», ha avvertito Fatih Birol, direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, descrivendo al Financial Times uno scenario dove le arterie vitali dell’economia si sono improvvisamente fermate.
Per Roma, il monito di Birol non è un’astrazione, ma un’emergenza industriale immediata, vista una dipendenza intorno al 40% dal gas naturale. Come quello del Qatar. Con il Brent sopra i 110 dollari e lo Stretto di Hormuz sotto assedio, il sistema Paese si scopre fra gli anelli più fragili dell’eurozona, come sottolineato dall’agenzia di rating statunitense Moody’s. La strategia di diversificazione post invasione russa in Ucraina, imperniata sul gas naturale liquefatto di Riyad, rischia ora di trasformarsi in una trappola proprio mentre i flussi verso i terminali nazionali iniziano a interrompersi.
Il cuore del problema risiede nel complesso di Ras Laffan, dove gli attacchi iraniani hanno sventrato due dei quattordici “train”, le unità di processo fondamentali per la liquefazione del gas. Il governo di Doha ha già quantificato l’impatto. Vale a dire, un taglio del 17% delle esportazioni di Gnl nei prossimi 5 anni e una perdita di entrate annuali pari a 20 miliardi di dollari. Non si tratta di un danno congiunturale, ma di una distruzione strutturale che richiederà una ricostruzione completa. Secondo Ciaran Roe, direttore commerciale di HySights, cinque anni potrebbero non bastare per ripristinare la piena operatività dell’impianto. In questo scenario, l’Italia emerge come uno dei Paesi più esposti tra le grandi economie europee, come evidenziato da Moody’s in una nota. Sebbene i giganti asiatici siano clienti storici del Qatar, la posizione di Roma è aggravata da una dipendenza quasi totale dalle importazioni, che coprono il 95% del fabbisogno nazionale di gas, secondo i calcoli degli analisti di Rand. La paralisi di Ras Laffan colpisce dunque l’Italia in modo sproporzionato rispetto ai partner dell’eurozona, che dispongono di mix energetici più bilanciati o di una maggiore penetrazione del nucleare e del carbone. Le ripercussioni operative sono già realtà nei bilanci e nelle comunicazioni delle grandi aziende energetiche italiane. Nicola Monti, ad di Edison, ha confermato che da QatarEnergy non sono giunte ulteriori notizie dopo la notifica dello stato di forza maggiore. E lo stesso ha fatto l’Iraq, con Basra Oil. La società qatarina ha informato il gruppo italiano che non potrà onorare gli obblighi contrattuali per diversi carichi di Gnl previsti a partire da inizio aprile, interrompendo una relazione di affidabilità che durava dal 2009. Il silenzio di Doha alimenta l’incertezza su un mercato dove la paura è destinata a persistere per anni, modificando in modo radicale le strategie di approvvigionamento dei governi. In via parallela, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riunito gli ambasciatori del Medio Oriente per monitorare i transiti nello Stretto di Hormuz e garantire assistenza alle imprese italiane. Secondo Simone Tagliapietra, senior fellow di Bruegel, «la priorità per l’Italia è quella di trovare rapidamente alternative al Gnl del Qatar». Come per esempio dagli Stati Uniti. «Bisogna poi focalizzarsi sul riempimento degli stoccaggi in vista del prossimo inverno», rimarca Tagliapietra.
In prospettiva, la questione smette di essere legata al prezzo per diventare un problema di disponibilità fisica degli idrocarburi. Flavio Cattaneo, ad di Enel, ha delineato una traiettoria critica, in potenza: entro il 2035 la domanda energetica italiana crescerà del 20%, spinta da intelligenza artificiale e robotica. «In un Paese con un sistema energetico ancora fortemente dipendente dal gas è prioritario aumentare significativamente la generazione interna», ha spiegato Cattaneo, sottolineando però come la nostra conformazione geografica renda impossibile replicare i ritmi di crescita delle rinnovabili della Spagna. Eppure, una via d’uscita tecnologica esiste, secondo gli esperti del think tank climatico Ember. Nel 2025 il mondo ha installato 814 GW di nuova capacità eolica e solare, una potenza record che potrebbe generare elettricità sufficiente a sostituire quasi il doppio del volume annuale di export del Qatar.