repubblica.it, 21 marzo 2026
La Normale di Pisa acquista 38 libri messi all’indice da Trump
Circa un anno fa l’amministrazione guidata da Donald Trump tentava di imporre – non il primo caso, né certo l’ultimo – un orientamento chirurgico al mondo accademico statunitense. Lo faceva rimuovendo 381 testi dalla Nimitz Library – ovvero la biblioteca dell’Accademia Navale degli Usa, con sede ad Annapolis, nel Maryland – gli unici a trattare tematiche come diversità, equità e inclusione. Un disegno di una limpidezza atroce, rispondente ad un programma di indirizzo volto a contrastare l’informazione e il dibattito attorno a questi argomenti. In risposta, adesso, la Scuola Normale Superiore di Pisa compie un gesto simbolico contro la censura: ha acquistato 38 dei libri messi al bando – quelli più attinenti alla scienza politica e alla sociologia, focus della Classe accademica di Scienze politico-sociali – da posizionare sugli scaffali della sua sede fiorentina, a Palazzo Vegni.
L’iniziativa verrà presentata ufficialmente lunedì (alle 11, nell’Aula Magna di Palazzo Vegni, in via San Niccolò 91). Parteciperanno Guglielmo Meardi (Preside della Classe di Scienze politico – sociali), Donatella Dalla Porta (Direttrice del Centro studi sui movimenti sociali), Francesco Caglioti (Presidente del comitato scientifico della biblioteca), i membri del comitato scientifico Marco Deseriis e Giuseppe Lipari, le ricercatrici Giada Bonu Rosenkranz e Angela Adami, e il responsabile della Biblioteca della Normale, Enrico Martellini.
Era, appunto, l’aprile del 2025 quando il Dipartimento della Difesa statunitense metteva in atto il programma dedicato a prosciugare la diffusione di volumi in grado di affrontare questi temi, facendoli scomparire dalle scuole e dalle accademie militari. Una missione ideologica inquadrabile nella più ampia guerra alla “Woke culture”, volta a smantellare le politiche che da quelle parti vengono raccolte sotto l’acronimo DEI (Diversity, Equity, Inclusion): un indottrinamento ferocemente intensificatosi nel corso del 2025, e tutt’ora in corso. La campagna ha già travolto enti come lo Smithsonian Institute, accusato di criticare eccessivamente la storia americana; i programmi universitari contrari alle teorie della razza e persino i parchi nazionali, dai quali sono stati divelti i cartelli, il materiale informativo e tutti i souvenir che potessero, in qualche modo, richiamare alla cultura Woke. “I musei di Washington – aveva tuonato un anno fa Trump sul suo social, Truth – ma anche di tutto il Paese, sono l’ultimo baluardo del Woke”. A questo deve aggiungersi la feroce battaglia contro le atlete transgender, ufficialmente escluse dalle Olimpiadi estive 2028 con il recentissimo provvedimento firmato alla Casa Bianca, condito da trionfale conferenza stampa e punteggiato da dichiarazioni come “Amo le donne belle, ma se lo dici oggi la tua carriera politica è finita”.
Così è evidente – se davvero persistessero opacità in merito – che la mossa della Normale diventa ispirazione urgente e necessaria per l’intero mondo accademico. I testi acquistati per entrare a far parte del “Fondo Nimitz” della Scuola non sono quelli che sono stati fisicamente rimossi, per evidenti ragioni logistiche, ma l’operazione conserva intatto tutto il suo spessore. Tra di essi figurano titoli recenti come “A black man in Trumpland: why didn’t we riot? (Issac J. Bailey, 2020) e “What’s your pronoun? Beyond he & she” (Dennis Baron, 2021), ma anche i più datati “American skin: pop culture, big business and the end of white America (Leon E. Wynter, 2002) e “Home-grown hate: gender and organized racism (Abby L. Ferber, 2004).
Da lunedì le opere saranno collocate in un’apposita sezione della biblioteca e potranno essere identificate grazie ad un apposito timbro apposto sul frontespizio di ciascun volume: “Testo rimosso dalla Biblioteca Nimitz dell’Accademia Navale Usa. Biblioteca SNS per la libertà accademica e di espressione”. La sede di Palazzo Vegni viene frequentata ogni giorno dagli allievi e dalle allieve, dai ricercatori e professori della Classe di Scienze politico-sociali, oltre che dalla comunità accademica in generale, ed è operativa secondo il modello dello scaffale aperto. Consta di un patrimonio librario di circa 1 milione di volumi, con oltre 50mila frequenze annuali nel 2025.