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 2026  marzo 20 Venerdì calendario

Cina confidential

Tirare le tende, spegnere le luci, attivare la fotocamera del cellulare per ispezionare uno ad uno tutti gli angoli della stanza appena si arriva in albergo. È quello che fa la trentenne Lin ogni volta che viaggia assieme al suo fidanzato. Nessuno desidera ritrovarsi un giorno a vedere le proprie prestazioni sessuali su un sito web per adulti. Spesso non è sufficiente, però. Dell’esistenza del Grande Fratello cinese sapevamo. Di quella di piccoli guardoni, che installano telecamere nascoste nelle camere d’hotel, ma pure negli spogliatoi delle palestre, nei camerini dei negozi o nei bagni pubblici con i filmati che finiscono poi in chat a pagamento, sapevamo invece meno. Un’industria sotterranea molto vasta. E molto redditizia.
Ogni tanto arriva qualche arresto: come a febbraio, con la polizia della città di Chengdu, provincia del Sichuan, a mettere le manette a due uomini che avevano installato telecamere nascoste in una casa-vacanze su un tubo dell’aria condizionata. «Controllate i condizionatori, i rilevatori di smog e le prese a muro», il consiglio delle autorità ai viaggiatori. Sui social, sui giornali e pure alla tv di Stato compaiono di tanto in tanto “guide pratiche” («illuminare l’area con la funzione torcia del cellulare per rilevare eventuali riflessi», uno dei consigli, oppure portarsi delle tende da campeggio e dormirci dentro quando si è in camera d’hotel) per evitare questo incubo: cioè essere filmati nella propria intimità e finire poi sulla Rete, protagonisti di un porno a propria insaputa. Il fenomeno esiste in Cina da almeno un decennio, nonostante la produzione e la distribuzione di materiale pornografico siano illegali nel Paese. Ma negli ultimi tempi la questione è diventata un argomento ricorrente sui social. Diverse, infatti, le inchieste dei media cinesi nell’ultimo anno e mezzo. Lo scorso aprile nuove leggi hanno cercato di arginare questo fenomeno, obbligando i proprietari di hotel a controllare la presenza di telecamere nascoste. Ma la minaccia di essere ripresi non è scomparsa. «Le riprese segrete continuano a verificarsi nonostante i ripetuti interventi delle autorità», scrive il quotidiano Jingji Ribao.
I progressi tecnologici rendono queste mini telecamere sempre più difficili da individuare. «Anche la loro semplicità di funzionamento è notevole: una volta attivata la corrente nella stanza, la telecamera inizia a registrare e non emette alcuna luce. Le riprese segrete si sono evolute in una vera e propria catena industriale clandestina, che va dalla produzione, vendita e installazione di telecamere, alle registrazioni segrete e al traffico di filmati illeciti. Sebbene la Cina disponga di leggi che puniscono le riprese segrete, la definizione della responsabilità legale deve ancora essere migliorata e le sanzioni devono essere rafforzate».
Telecamere in miniatura che possono essere nascoste pure in accendini, chiavette Usb, power bank e persino flaconi di detergente per il viso. Comprarle oggi è più difficile rispetto ad una decina di anni fa. Per questo «i venditori di queste attrezzature si sono spostati su Telegram», denuncia il quotidiano di Shanghai The Paper. «Una volta installata la telecamera nelle camere d’albergo, i venditori la collegheranno a siti web porno stranieri, in modo che chiunque paghi per questo servizio avrà accesso a tutto ciò che accade in quella stanza…». Gli hotel con un alto tasso di occupazione e quelli situati vicino ai campus universitari sono gli obiettivi privilegiati, perché lì è «più facile ottenere scene intime».
Secondo le statistiche della Corte Suprema del Popolo relative al periodo gennaio-settembre 2024, il numero di casi accertati dai tribunali cinesi riguardanti la produzione e la vendita illegale di apparecchiature per lo spionaggio, dispositivi di intercettazione telefonica e per la registrazione segreta è aumentato del 436,36 per cento rispetto all’anno precedente. Su alcuni siti un abbonamento mensile per avere accesso alle riprese con telecamere nascoste nelle stanze d’albergo costa sui 450 yuan (55 euro). Sulla base delle quote di iscrizione a uno di questi canali, la Bbc ha stimato che uno di questi distributori, noto come Aka, abbia guadagnato almeno 163.200 yuan (20 mila euro) da aprile 2025. La scorsa estate era scoppiato lo scandalo MaskPark, dal nome del gruppo Telegram da oltre 100mila utenti nel quale finivano foto e video di fidanzate, mogli, ex compagne, ma anche clienti di negozi o semplici utenti di bagni pubblici riprese senza consenso. Telegram è bloccato in Cina, ma è possibile accedervi utilizzando una Vpn, che aggira i controlli di localizzazione. «Il caso ha inizialmente ricevuto molta attenzione. Ma mentre il dibattito online si intensificava, il governo è intervenuto rapidamente per riformulare e sopprimere la discussione. Alla fine dell’estate, il termine MaskPark era praticamente scomparso dalla sfera digitale cinese. Quella che era iniziata come una protesta collettiva contro la violenza di genere facilitata dalla tecnologia è stata gradualmente riformulata come una serie di incidenti isolati, lasciando le singole donne a districarsi in un sistema legale privo di protezioni specifiche», racconta il Made in China Journal, pubblicazione semestrale che si occupa di questioni relative al lavoro, alla società civile e ai diritti umani. «È un fenomeno difficile da reprimere e impossibile da prevenire completamente a causa della facile reperibilità delle attrezzature di registrazione, dell’affidamento a piattaforme anonime estere per la diffusione», afferma un avvocato alla rivista Caixin.In Cina chi viene ritenuto colpevole di distribuzione di contenuti pornografici può essere condannato fino a due anni di reclusione, mentre chi scatta foto senza il consenso del soggetto può essere detenuto fino a 10 giorni e multato.
Ma secondo gli attivisti, l’attuale quadro giuridico è insufficiente. Spesso spetta alle vittime raccogliere le prove, cosa che può essere difficile da fare per i reati che avvengono online. «In una società in cui la moralità sessuale è ancora controllata attraverso la vergogna, le vittime dello sfruttamento digitale sono spesso considerate complici del proprio abuso. La compassione dell’opinione pubblica lascia rapidamente il posto al giudizio morale; i commenti online mettono regolarmente in discussione la virtù delle donne piuttosto che condannare i responsabili», continua ancora il Made in China Journal.
«Come in altri Paesi, le forme di violenza facilitata dalla tecnologia che si possono trovare su Internet in Cina vanno ben oltre le registrazioni voyeuristiche o il revenge porn. Esse includono pornografia deepfake generata dall’intelligenza artificiale; la vendita online di filmati girati con telecamere nascoste in hotel, palestre e dormitori universitari; e tutorial su come riprendere sotto le gonne o tra i décolleté che insegnano agli utenti come catturare e monetizzare tale materiale», conclude la rivista. «Non sono manifestazioni di perversione individuale, ma elementi di un’economia illecita, che tratta i corpi delle donne come merci digitali infinitamente replicabili».