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 2026  marzo 21 Sabato calendario

La Danimarca era pronta a combattere per la Groenlandia

La Danimarca era pronta a fare saltare in aria tutte le piste d’atterraggio della Groenlandia e a combattere, nel caso di un’invasione militare americana per impossessarsi dell’isola, come più volte minacciato da Donald Trump. Lo rivelano fonti danesi ed europee a Dr, la rete televisiva pubblica di Copenhagen, e al Financial Times. L’obiettivo era resistere a un attacco, rendendolo abbastanza costoso alle forze Usa da indurre la Casa Bianca a desistere o a cercare una soluzione diplomatica.
Un contingente di truppe inviato dal governo di Copenaghen a gennaio in Groenlandia, ufficialmente per esercitazioni militari, aveva in realtà il compito di trasportare sull’isola una quantità di esplosivo sufficiente a distruggere la pista dell’aeroporto di Nuuk, capitale del territorio autonomo danese, e quella di Kangerlussuaq, una ex base di cacciabombardieri. Le truppe hanno portato in Groenlandia anche ingenti riserve di sangue, la prova che si preparavano ad avere delle perdite.
Dalla Seconda guerra mondiale, quando sbarcarono in Groenlandia nel timore che venisse invasa dalla Germania nazista, dopo che Hitler aveva conquistato la Danimarca, gli Stati Uniti hanno avuto numerose basi militari sull’immensa isola dei ghiacci, mantenendone a tutt’oggi soltanto una, in virtù di un accordo con Copenaghen, per la sorveglianza radar di possibili attacchi missilistici nucleari attraverso il Polo Nord. Senza poter utilizzare gli aeroporti groenlandesi, un’invasione americana sarebbe più complicata.
Vari Paesi europei, tra cui Francia e Germania, hanno inviato truppe in Groenlandia nei mesi scorsi, ufficialmente per manovre militari congiunte con il contingente danese: ma il vero scopo, indicano le fonti del quotidiano della City, era rafforzare la difesa dell’isola come deterrente alle minacce di Trump di prenderla “in un modo o nell’altro”, anche con la forza. “I francesi in particolare sono stati di grande aiuto”, dice una fonte europea. “È stata la nostra crisi più grave dal 1945”, afferma la premier danese Mette Frederiksen, senza entrare nei dettagli del piano contro una possibile invasione. “L’unica ragione per cui oggi siamo in una situazione migliore è grazie alla cooperazione europea”.
All’ultimo summit di Davos il segretario generale della Nato Mark Rutte, ex-premier olandese, sembra avere convinto Trump ad accettare l’idea di un futuro accordo che rispetti la sovranità di Danimarca e Groenlandia pur tenendo conto delle necessità della sicurezza americana. “I negoziati continuano”, commenta la premier Frederiksen. “Spero in un’intesa, ma il desiderio di Trump di prendere la Groenlandia rimane intatto”.