la Repubblica, 21 marzo 2026
Meloni, viaggio in Algeria per assicurarsi più gas
L’urgenza della missione si ricava anche dalla data fissata per volare ad Algeri: il 24 marzo, due giorni dopo il referendum costituzionale. Un bilaterale delicato, in piena crisi internazionale. Giorgia Meloni raggiungerà dunque il Nord Africa con due obiettivi. Il primo, immediato, è aumentare la quota di importazione di gas secondo quanto già previsto – segnala l’Eni – dai contratti siglati negli anni scorsi. Ma il vero bersaglio è rappresentato dalla possibilità di una futura rinegoziazione degli accordi che permetta acquisti più ingenti. Una strada percorribile soltanto attraverso un rafforzamento della cooperazione con la leadership algerina.
Scavando, si scopre che l’idea della missione è nata lo scorso 3 marzo, durante un vertice con le aziende energetiche convocato da Meloni a Palazzo Chigi. Il piano ha però preso forza a seguito di un evento imprevisto: i missili iraniani contro l’impianto energetico di Ras Laffan, in Qatar. Un blitz che ridurrà l’approvvigionamento dell’Italia, che riceve dalle infrastrutture qatarine il 10% del fabbisogno di gas naturale (il 35%, se si considera solo il Gnl).
I danni provocati da Teheran agli impianti sono ingenti, perché non permettono neanche di trasportare il gas liquido a bordo delle navi. E ci vorranno tre anni, è una prima stima, per riparare la macchina produttiva. Ecco perché Meloni sceglie Algeri, a cui si era già rivolto Mario Draghi per rimpiazzare il gas russo.
Non si tratta di un produttore qualsiasi: vale il 36% del gas naturale che arriva in Italia, il 10% del gas liquido. A bordo del volo di Stato non dovrebbe esserci però l’ad dell’Eni Claudio Descalzi. Il super manager – fanno sapere dal colosso energetico – è atteso il 24 e 25 marzo a Houston, in Texas, per un evento già programmato. Un dettaglio che non cambia il quadro. Intanto perché il rapporto tra Descalzi e gli algerini è solido e non è difficile ipotizzare successive missioni tecniche. E poi perché il senso del viaggio è soprattutto politico e serve come segnale di attenzione verso Algeri, la pre-condizione per siglare eventuali nuovi accordi per aumentare il flusso di gas.
Sono scenari ventilati ieri anche da Bloomberg, che ha riportato l’intenzione dell’Eni di rinegoziare i contratti con la società Sonatrach per cercare di assicurarsi maggiori forniture di gas. L’azienda algerina, sempre secondo le fonti citate dall’agenzia, avrebbe però chiesto all’Italia di acquistare l’eventuale gas aggiuntivo sul mercato spot, che presenta in questa fase di incertezza prezzi più alti. Secondo Eni, invece, l’azienda sta «ricevendo i volumi previsti dai contratti in essere, in linea con la disponibilità del Paese».
In effetti, gli accordi prevedono una forbice entro la quale l’Italia può attingere ogni anno per rifornirsi da Algeri. L’anno scorso, ad esempio, sarebbe stata sfruttata soltanto l’80% del flusso potenzialmente a disposizione. E però, secondo fonti di governo, Meloni si starebbe muovendo anche per garantirsi maggiori importazioni in futuro, anticipando la concorrenza. Gli algerini rappresentano infatti uno snodo fondamentale in un mercato instabile: se la crisi iraniana dovesse peggiorare, altri Paesi – tra cui la Spagna – potrebbero rivolgersi al Paese nordafricano. E l’Italia non vuole rincorrere.
Nel chiuso del Consiglio europeo, d’altra parte, la premier ha ricordato a tutti il rischio che i paesi del Golfo precipitino nel «caos». E che danni alle loro infrastrutture possano danneggiare gli importatori. Pubblicamente, comunque, il governo rassicura. Le forniture del Qatar, è la linea, potranno essere rimpiazzate aumentando gli arrivi a Piombino e Ravenna, accrescendo l’importazione dall’Algeria, dal Tap azero e da Passo Gries, lo snodo svizzero che raccoglie il gas proveniente dalla Norvegia e dal Nord Europa.
Il problema più immediato resta comunque quello dei prezzi impazziti. Entro inizio aprile l’esecutivo deve autorizzare gli acquisti per gli stoccaggi per l’autunno. La crisi iraniana rende l’investimento assai più caro. Da qui il bivio: attendere, sperando che i prezzi calino, ma rischiando che salgano ancora, oppure rifornirsi già nei prossimi giorni? Nessuno sa prevedere la durata della guerra. Un assillo, per Meloni.