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 2026  marzo 21 Sabato calendario

La Nato via dall’Iraq

Rischi troppo elevati. Soprattutto quello di essere coinvolti direttamente nel conflitto con l’Iran. La Nato sceglie la via della prudenza e decide di ritirare la missione in Iraq. Gli attacchi subiti nell’area da parte delle truppe di Teheran hanno così indotto il comando dell’Alleanza a spostare il contingente, almeno «temporaneamente», in Europa. Se infatti la base o i soldati della Nato venissero colpiti sarebbe inevitabile una reazione. Una eventualità che il quartier generale di Bruxelles vuole allontanare con decisione. Anche perché la sede si trova nelle vicinanze dell’Ambasciata americana. E ormai tutti gli obiettivi americani nel Golgo Persico sono diventati più che sensibili. «La missione Nato in Iraq – si legge in una dichiarazione dell’Alleanza – ha riorganizzato la propria presenza, trasferendo in sicurezza tutto il personale dal Medio Oriente all’Europa».
La Nmi (Nato Mission Iraq) è una missione di addestramento e consulenza. E fornisce assistenza nella lotta contro i gruppi jihadisti. Era già stata fortemente ridotta nel numero rispetto ai quasi 1200 componenti originari: qualche centinaia.
I soldati italiani, una cinquantina, sono stati dislocati nella base di Napoli che continuerà a esercitare il comando della missione. Resterà soltanto un numero di addetti sufficiente a proteggere l’ambasciata. Tra l’altro il contingente italiano sarebbe stato destinato ad aumentare il prossimo anno – fino a 250 militari – perché il nostro Paese avrebbe dovuto assumere il comando della missione. E a questo punto è difficilmente immaginabile un ritorno in Iraq in tempi brevi.
I militari delle altre nazionalità sono in buona parte tornati nei paesi di appartenenza. I tedeschi, ad esempio, sono stati redistribuiti nella sede di Wunstorf. Il reparto italiano aveva subito un attacco anche ad Erbil. Nella capitale irachena, come aveva già spiegato il ministro della Difesa Guido Crosetto, resta il personale che protegge l’ambasciata italiana in Iraq.
«La Missione – ha spiegato ancora l’Organizzazione atlantica – ha adeguato la propria postura, trasferendo in sicurezza tutto il suo personale dal Medio Oriente all’Europa». Il generale Alexus Grynkewich, Comandante Supremo Alleato in Europa, ha ringraziato il governo iracheno e gli alleati «che hanno contribuito al trasferimento in sicurezza del personale Nato dall’Iraq. Vorrei anche ringraziare gli uomini e le donne della Nato Mission Iraq, che hanno portato avanti la loro missione durante tutto questo periodo. Sono veri professionisti». È stato proprio Grynkewich, generale statunitense, a scegliere questa soluzione, poi avallata dal Consiglio Atlantico. In sostanza i governi alleati sono stati solo avvertiti ma non coinvolti nel processo decisionale.
«Ho letto – ha commentato ieri il ministro della difesa, Guido Crosetto – che Trump ha dato dei codardi a tutti gli alleati della Nato, non ho capito per quale motivo». A suo giudizio, «non c’è stato nessun atto di codardia. Anzi, penso che l’atteggiamento tenuto da molti alleati della Nato sia un atteggiamento che aiuta gli americani anche in un momento di difficoltà a uscire da una situazione complessa». E l’opzione di un’alleanza internazionale – quella composta da sette Paesi compresa l’Italia – per intervenire sullo Stretto di Hormuz «aiuta Trump». E ieri proprio i caccia italiani hanno intercettato per conto dell’Organizzazione Atlantica un aereo russo sul mar Baltico.