la Repubblica, 21 marzo 2026
Ungheria, l’ex interprete di Putin a capo della missione Osce
Sussurrava nell’orecchio di Vladimir Putin durante i suoi vertici con Barack Obama o Donald Trump. Dopo aver lavorato per anni presso il ministero degli Esteri russo, Daria Bojarskaja aveva svolto il ruolo di interprete in numerosi incontri del leader del Cremlino. Oggi è una consulente dell’Assemblea parlamentare dell’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (Osce-Ap) con sede a Vienna e coordina la missione di monitoraggio delle elezioni parlamentari ungheresi del prossimo mese. Una scelta che ha destato le proteste di diverse organizzazioni ungheresi per i diritti umani in vista di un voto considerato cruciale perché, dopo 16 anni, potrebbe porre fine al potere di Viktor Orbán, il leader nazionalista più filo-russo della Ue che ha fatto delle sue critiche all’Ucraina e al presidente Volodymyr Zelensky uno dei pilastri della sua campagna elettorale.
Come ha ricostruito il giornale austriaco Falter, è stata Márta Pardavi, co-presidente del Comitato Helsinki ungherese, a sollevare i timori di interferenze, in particolare in vista di un incontro a porte chiuse che Bojarskaja terrà la prossima settimana a Budapest con i rappresentanti delle organizzazioni della società civile per gettare le basi della missione di monitoraggio. «Questi incontri spesso implicano lo scambio di informazioni estremamente sensibili riguardanti pressioni politiche, rischi di manipolazione elettorale e minacce affrontate da difensori dei diritti umani e giornalisti», ha scritto in una lettera datata 6 marzo indirizzata al ministro degli Esteri svizzero e all’attuale presidente dell’Osce Ignazio Cassis in cui ha chiesto «l’immediata rimozione della signora Bojarskaja da tutti i suoi incarichi relativi alla missione di osservazione elettorale in Ungheria e che si assicuri che la signora Bojarskaja non abbia più accesso a informazioni sensibili relative alle elezioni o a interlocutori della società civile».
La presenza di Bojarskaja come interprete di Putin fece scalpore all’incontro con Trump a margine del G20 del 2019 a Osaka. «C’era un’altra persona nella lista, un uomo, che avrebbe dovuto tradurre per quella sessione, e all’ultimo minuto i russi lo hanno sostituito con quell’interprete. Era chiaramente un modo per attirare l’attenzione, perché il presidente Putin ha tenuto a presentare il presidente Trump all’interprete, cosa che normalmente non faceva», aveva raccontato in seguito l’allora consigliera di Trump per la Russia in un’intervista a Good Morning America.
Non era il primo incarico di Bojarskaja: aveva già lavorato come interprete per Putin al vertice con Barack Obama a Hangzhou nel 2016 e all’incontro con il consigliere per la sicurezza nazionale statunitense John Bolton a Mosca nel 2018. Già allora lavorava come interprete freelance per l’Assemblea parlamentare dell’Osce. Poco dopo il vertice di Osaka, sul loro sito web era comparso un annuncio di lavoro che sembrava corrispondere perfettamente al profilo di Bojarskaja: conoscenza della lingua russa, esperienza nell’interpretariato e contatti nello spazio post-sovietico. Bojarskaja era stata nominata responsabile dell’ufficio di collegamento di Vienna ed era stata assunta a tempo pieno nel 2021. Tra i suoi compiti ufficiali: il supporto alle missioni di osservazione elettorale e il mantenimento dei contatti con le 57 missioni dell’Osce a Vienna.
I registri di viaggio disponibili nei database russi mostrano che Bojarskaja ha continuato a visitare regolarmente la Russia anche dopo l’inizio del conflitto in Ucraina. Tanto che, nell’autunno del 2022, la Polonia ha dichiarato Bojarskaja “persona non grata” in vista di una riunione dell’Osce-Pa Łódź, sostenendo che la sua presenza avrebbe «rappresentato una minaccia per la sicurezza dello Stato». Era «svantaggioso per una persona che aveva lavorato così a stretto contatto con il regime di Putin ricoprire una posizione di leadership all’interno delle strutture dell’Assemblea parlamentare dell’Osce», aveva osservato all’epoca la vice capa della delegazione polacca presso l’Assemblea parlamentare dell’Osce Barbara Bartuś. Un altro incidente si era verificato l’anno dopo durante la riunione invernale dell’Assemblea parlamentare dell’Osce a Vienna. Il capo della delegazione lettone, Rihards Kols, aveva paragonato Bojarskaja, alla spia russa Anna Chapman.
Ma l’italiano Roberto Montella, il segretario generale dell’Osce-Pa, l’ha sempre difesa. Rispondendo alla lettera di Pardavi ha ricordato che nel 2023 un revisore esterno avrebbe esaminato Bojarskaja giungendo alla conclusione «inequivocabile» che non ha legami con l’intelligence russa e non condivida informazioni con il governo russo.
Andrej Soldatov, autore di numerosi saggi sulle reti di intelligence russe, tuttavia invita alla cautela. Organizzazioni come l’Osce, ha osservato, «sono un obiettivo primario per le infiltrazioni dell’intelligence russa» e, in qualità di interprete di Putin, Bojarskaja è quasi certamente finita nel mirino dei servizi di sicurezza russi. «Con un tale livello di accesso alla “persona in prima linea”, avrebbe dovuto possedere un’autorizzazione di sicurezza di altissimo livello, che di solito include la conoscenza delle esigenze dei servizi di sicurezza, qualora questi avessero posto delle domande».